Martedi 18 Giugno 2019
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Sussurrare agli assistenti vocali: una funzione necessaria

Sussurrare agli assistenti vocali e ottenere risposte a bassa voce: ecco come evitare situazioni imbarazzanti con gli smart speaker.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Sussurrare agli assistenti vocali: una funzione necessaria

Per chi utilizza gli assistenti vocali per lo più a casa il problema può essere minore, ma se per esempio si intende parlare con Google Assistant usando lo smartphone mentre si è a lavoro o in un altro spazio pubblico è più probabile che si provi un po’ di imbarazzo, specialmente quando tale tecnologia, non essendo programmata per rispondere alla voce dell’utente mentre parla a bassa voce, non comprende il comando, che quindi va ripetuto svariate volte. In questo senso, sia Amazon che Microsoft stanno cercando di superare alcuni dei limiti legati all’uso degli smart speaker, attraverso l’introduzione di una tecnologia che consentirebbe agli utenti di evitare momenti di disagio come quelli cui si è fatto riferimento in precedenza, permettendo per esempio di sussurrare agli assistenti vocali.

Sussurrare agli assistenti vocali: una soluzione necessaria

Quello degli assistenti vocali è un mercato fiorente e i principali player del settore gareggiano per perfezionare i propri prodotti che vengono ricercati dal pubblico in misura sempre maggiore. Tuttavia, l’idea di sussurrare agli assistenti vocali può essere lo step necessario che consenta di far crescere maggiormente l’utilizzo di questa tecnologia, dato che questioni come la privacy e l’imbarazzo sono ancora problematiche da risolvere.

Dover parlare in maniera poco fluida, scandendo le parole e quasi in maniera robotica” all’assistente vocale fa sentire molti utenti a disagio, che preferiscono così utilizzare i comandi vocali solo a casa. Un sondaggio condotto da IDC ha rivelato che soltanto il 52.2% delle persone che hanno utilizzato uno smart speaker ha dichiarato che il dispositivo «non le fa sentire in difficoltà»: questo indica che circa un’altra metà degli intervistati avvertirebbe problemi o limiti da parte dell’assistente. C’è dunque ancora molto da fare in ottica di ottimizzazione di questi sistemi di intelligenza artificiale e di riconoscimento vocale.

Il brevetto di Microsoft

Anche Microsoft ha un ruolo importante nella gara degli smart speaker. L’azienda ha infatti depositato il brevetto “Silent voice input“: la tecnologia consentirebbe di dare comandi vocali agli smart speaker in maniera silenziosa, evitando di far sentire ciò che è stato detto alle persone intorno, muovendosi quindi verso la possibilità di sussurrare agli assistenti vocali. In base a quanto si legge nel documento, basterebbe bisbigliare a un dispositivo posizionato vicino alla bocca (come un anello oppure un orologio) che invierebbe il comando in questione all’assistente vocale.

Per quanto riguarda la reale applicazione del brevetto di Microsoft all’assistente Cortana, è necessario ancora attendere ulteriori sviluppi: come ogni brevetto, infatti, non è detto che l’idea si trasformi in un prodotto. Un competitor, però, ha già fatto un passo avanti.

“Alexa, non svegliare i bambini!”

Nell’ottobre 2018 è stata attivata la modalità sussurro (whisper mode) di Alexa per i dispositivi Amazon Echo Dot, che permette all’assistente di Amazon di parlare a bassa voce quando necessario, per evitare per esempio di svegliare i bambini o comunque di disturbare i presenti. Si tratta di una tecnologia pensata per essere utilizzata in spazi in cui non si vuole far rumore. In questo senso, la funzione consente all’utente di dare un comando vocale a bassa voce, con l’assistente vocale di Amazon che risponde anch’esso sussurrando, evitando così di fare troppo rumore.

Questa modalità al momento è disponibile solo negli Stati Uniti ed è già stata testata da molti utenti e riviste come The Verge, come si evince dal tweet del senior editor del giornale, Dan Seifert.

Rendere concreta la possibilità di sussurrare agli assistenti vocali rappresenta un passo necessario per far sì che questi dispositivi riconoscano e si adeguino al contesto in cui vengono inseriti e utilizzati. In questo modo l’esperienza di interazione con gli smart speaker diverrebbe sempre più naturale, fluida e adatta alle esigenze umane: l’obiettivo è rendere questa tecnologia meno robotica e più a misura d’uomo.

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