Domenica 24 Giugno 2018
MacroambienteTecnologia e innovazione: quando una serie TV racconta il futuro spiegando il presente

Tecnologia e innovazione: quando una serie TV racconta il futuro spiegando il presente

Cosa accade quando tecnologia e realtà si intrecciano con Black Mirror? Il caso dell'app "Peeple" richiama un episodio della serie.


Giuseppe Petrellese

A cura di: Giuseppe Petrellese Autore Inside Marketing

Tecnologia e innovazione: quando una serie TV racconta il futuro spiegando il presente

L’industria culturale e il genere fantascientifico nello specifico hanno più volte narrato, attraverso la letteratura sci-fi, il cinema e le serie televisive, di tecnologie che sarebbero state, un giorno, a disposizione di tutti. Probabilmente il primo scrittore ad anticipare, in un certo senso, il futuro attraverso le proprie opere è stato Hugo Gernsback che è considerato il padre della letteratura sci-fi. Nel suo romanzo più famoso “Ralph 124C 41+, del 1911, sono contenute le sue previsioni più importanti e cioè il radar e la televisione.

Negli anni successivi la fantascienza ha trovato spazio nei media audiovisivi con serie televisive e film. Strumenti tecnologici come gli assistenti digitali che sfruttano l’intelligenza artificiale sono stati in qualche modo anticipati e previsti da HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio“, capolavoro del 1968 di Stanley Kubrick, basato su un soggetto di Arthur C. Clarke.

In televisione, invece, previsioni esatte sulla tecnologia del futuro sono state proposte da “Star Trek” (dal 1966), serie in cui è possibile vedere gli attori utilizzare telefoni cellulari, tablet e addirittura auricolari wireless.

IL CASO BLACK MIRROR

Ai giorni nostri, invece, ha fatto molto parlare di sé per le tematiche trattate “Black Mirror“, serie britannica trasmessa in prima visione su Channel 4 nel 2011. Le narrazioni fanno spesso riferimento ad un possibile futuro, mostrando alcuni lati negativi della tecnologia ed estremizzando alcuni concetti, creando così una versione quasi satirica del mondo in cui viviamo. Non è raro che la scrittura degli episodi prenda spunto dalla realtà; infatti, il primo episodio dell’ultima stagione è incentrato su qualcosa a noi familiare, cioè un’applicazione che ha fatto molto discutere tempo fa, “Peeple“. L’episodio tratto dalla terza stagione, dal titolo Nosedive, è ambientato in un mondo distopico in cui tutti sono iscritti a questa app che permette di assegnare una valutazione ad una persona, attraverso un sistema di rating a stelline, dopo averci interagito; ogni utente iscritto al social è noto e classificato in base alla propria valutazione. Il sistema, molto simile ad una casta indiana, favorisce chi ha una valutazione molto alta: un punteggio di 4.2 permette di acquistare una casa più bella o noleggiare auto più prestanti a differenza di chi ha collezionato valutazioni inferiori. La protagonista, con lo scopo di ottenere valutazioni migliori e così accedere ad altri benefici, si rivolge a quello che potremmo definire un social media manager che le consiglia in che modo acquisire quei decimi di punto che le occorrono per raggiungere il risultato cui aspira. I risultati iniziano ad arrivare, la sua valutazione aumenta e di conseguenza anche la popolarità; poiché le classifiche sono accessibili a chiunque, Lacie (è questo il nome della protagonista) viene contattata dalla sua amica d’infanzia – valutata 4.5 stelle – che la invita a partecipare al suo matrimonio, affidandole il ruolo di damigella d’onore. Nei giorni che precedono il matrimonio accadono eventi che influiranno sensibilmente sul punteggio della protagonista, ma per evitare ulteriori spoiler lasciamo il tutto alla visione dell’episodio di Black Mirror.

PEEPLE: L’APP PER DARE I VOTI ALLE PERSONE

Come detto, Black Mirror sembra rifarsi a Peeple, un’applicazione ideata per dare voti alle persone. Qualcosa di simile a TripAdvisor, con tanto di possibilità di lasciare una recensione oltre alle temute stelline. L’unica differenza? Al posto di ristoranti, hotel e luoghi di svago al centro del meccanismo ci sono colleghi, collaboratori, capi, vicini di casa, amici o (ex) partner. Non stupisce, perciò, che ancora prima del suo lancio lo “Yelp della gente” abbia destato preoccupazioni legate principalmente alla privacy e al pericolo di condotte moleste o irrispettose.

Nel corso di un anno sono state rilasciate due versioni dell’applicazione e  la prima era molto simile a quella presentata nella serie televisiva: annunciata nell’ottobre del 2015, ha ricevuto moltissime critiche da parte di utenti della Rete, media e celebrità, non solo perché contrari all’idea di recensire le persone come se fossero degli articoli comprati su Amazon, ma anche a causa delle regole del social, definito come uno Yelp per le persone.

 

 

A seguito delle numerose critiche e delle minacce di morte, le due ideatrici hanno fatto un passo indietro, eliminando i canali social e mandando offline il sito Internet. Il silenzio è però durato solo qualche mese: l’applicazione ha debuttato nell’App Store nel marzo del 2016 ed è al momento accessibile a utenti residenti in Canada con un’età minima di 21 anni che dispongono di un account Facebook attivo da almeno 6 mesi. Per rilasciare una valutazione bisogna dichiarare di conoscere realmente una persona nei tre ambiti in cui l’app consente di valutare l’utente: ambito professionale, personale ed affettivo.

 

Fonte: The Verge

 

La versione definitiva dell’app ha subito delle sostanziali modifiche rispetto alla versione presentata nel 2015: non si può più essere recensiti se non si è iscritti, è possibile eliminare le recensioni non gradite e il sistema di valutazione della persona a stelline è stato sostituito da uno che consente di poter raccomandare un utente rilasciando il proprio parere positivo, neutro o negativo. Di certo c’è che dietro Peeple, già valutata oltre 7 milioni e mezzo di dollari in investimenti, c’è una mole prodigiosa di crowd sourced data, dati spontaneamente condivisi da una massa indefinita di utenti che hanno fatto, appunto, il successo delle app per le recensioni.

LE IMPLICAZIONI ETICHE E SOCIALI

Nonostante sia sul mercato dall’ottobre del 2016, l’app non ha raggiunto il successo sperato dalle due ideatrici: infatti, su 244 recensioni rilasciate dagli utenti sul market di Apple, la media è di una stella e mezzo su cinque. Se l’idea iniziale era quella di insidiare Facebook, i risultati ottenuti in questi primi mesi hanno mostrato che il progetto ha in qualche modo fallito nel suo intento.

L’idea, poi, non è totalmente inedita: si tratta, infatti, dello stesso identico principio secondo il quale ci facciamo guidare nelle scelte di consumo, ma anche in quelle relazionali; Amazon, Uber, TripAdvisor e Yelp – e volendo anche LinkedIn – funzionano allo stesso modo. Ciò che ha scatenato l’indignazione di molti utenti della Rete è sostanzialmente il sistema che permette di classificare le persone come se si trattasse di film o di un ristorante.

Non è un po’ quello che già avviene con social network come Facebook e Twitter? Su queste piattaforme social a primeggiare sono gli utenti con il maggior numero di consensi. Vivere o, meglio, essere immersi in una società che necessita di costanti valutazioni online, che ci chiede continuamente di giudicare, recensire e comunicare spesso ce lo fa dimenticare. Probabilmente Peeple è destinata a fare la fine di quelle app che dopo un boom iniziale – nel caso specifico non di download ma di critiche – finiscono nel dimenticatoio.

Anche per questo Cordray e McCullough sembrano aver pensato a un’alternativa: non è escluso che, se non avrà successo con le relazioni affettive e personali, in futuro il servizio potrà riciclarsi nel solo campo lavorativo, qualcosa di molto più simile, in questo caso, a LinkedIn di cui è difficile comunque pensare potrà diventare competitor.

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