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Tecnologia al servizio della sicurezza e del benessere: quali novità?

La tecnologia aiuta a migliorare le nostre condizioni, fisiche e mentali, oggi anche in campi come la salute e la sicurezza.

Tecnologia al servizio della sicurezza e del benessere: quali novità?

L’hi-tech è ovunque e la tecnologia oggi abbraccia settori sempre più diversi e complessi, tra cui, ad esempio, il mondo della salute, della sicurezza e del benessere a cui negli ultimi tempi ha fornito un significativo contributo.

Le persone avvertono la necessità di sentirsi sempre più protette e tranquille e, proprio per questo motivo, Daniele Treccani, CEO di Dares Technologies, ha affermato: «Abbiamo pensato di sfruttare il panico che si vive in alcuni momenti a nostro favore: da punto debole lo abbiamo trasformato in punto di vantaggio». Ecco perché da questa idea è nato SheCall, il braccialetto meccanico che dà l’allarme in caso di pericolo, presentato per la prima volta durante il Maker Faire 2016 , la più grande manifestazione europea sull’innovazione. È chiaro che in circostanze pericolose anche il nostro corpo ne risente e, quindi, il cardio-frequenzimetro del braccialetto viene utilizzato per comprendere quando c’è la necessità di soccorso; Daniele Treccani ha spiegato che il fulcro del loro progetto è proprio il cuore: si rilevano, infatti, le pulsazioni che esso trasmette in un momento particolare per dare il via all’allarme.

In caso di emergenza, il battito cardiaco accelera – oppure diminuisce –  e SheCall, collegandosi allo smartphone fa partire un allarme ai numeri preferiti (preimpostati), per richiedere soccorso. Il messaggio inviato agli altri numeri contiene una mappa che indica la posizione della persona che chiede aiuto. In caso di falso allarme si hanno trenta secondi a disposizione per spegnere l’avviso inserendo un codice sullo smartphone.

Il progetto, tutto al femminile, nasce dall’idea di un gruppo di un team di dieci persone composto da esperti del settore elettronico e meccanico che ha ben pensato di unire la tecnologia al sociale. Pensare di dover aiutare le donne, spesso soggette a violenza ed abusi, in un modo pratico ed innovativo fa capire come il progresso tecnologico sia sempre più rapido e anche come osservare i fatti quotidiani aiuti menti brillanti a trovare soluzioni per un’assistenza sempre più efficace.

Grazie ad alcuni investitori che hanno creduto nel progetto son stati prodotti i primi cento pezzi anche se il bracciale non è ancora sul mercato.

Se SheCall nasce dall’idea di aiutare le donne a sconfiggere la paura e sentirsi più protette, un altro progetto mira invece ad migliorare la condizione di paralisi che affligge molte persone. Nathan Copeland, ad esempio, grazie ad un braccio meccanico è riuscito ad acquisire il senso del tatto che aveva completamente perso.
Il 28enne è diventato paraplegico dopo un’incidente che lo ha visto coinvolto nel 2012: è stato costretto ad accettare la sedia a rotelle e la sua nuova e triste condizione, ma grazie alla tecnologia oggi sta vivendo un’esperienza unica.
A Nathan sono stati impiantati, infatti, dei microchip nel cervello che sono in grado di mandare impulsi elettrici che gestiscono i movimenti del braccio: il giovane, quindi, può toccare e prendere vari oggetti, cosa che prima non poteva più fare.

L’Università di Pittsburgh ha monitorato la ricerca per sei mesi e i risultati sono sorprendenti: le cellule di Nathan hanno risposto agli impulsi elettrici in modo efficiente nonostante la sua paralisi e il lungo tempo trascorso dall’incidente.

La tecnologia anche in un settore come la scienza biomedica sta dando dei risultati davvero eccitanti e si lavora affinché possano raggiungere sempre nuovi traguardi, ma al momento il braccio meccanico non può essere portato a casa e quindi Nathan non può fruirne per tutto il giorno.

«Tecnicamente quando tutto finisce, quello che mi porto a casa non è altro che il ricordo di una bella giornata con delle persone fighissime. I ricercatori stanno lavorando proprio su questo aspetto, sarebbe qualcosa che cambierebbe radicalmente non solo la mia vita, ma quella di migliaia di persone», come ha rivelato Nathan Copeland.


A firma di: Martina Eboli Contributor
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