Martedì 20 Ottobre 2020
MacroambienteTelecamere per monitorare il distanziamento sociale e l’uso di mascherine: le tecnologie per evitare i contagi da coronavirus

Telecamere per monitorare il distanziamento sociale e l'uso di mascherine: le tecnologie per evitare i contagi da coronavirus

L'uso di telecamere per monitorare il distanziamento sociale ed evitare assembramenti potrebbe rivelarsi utile nella lotta al COVID-19.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Telecamere per monitorare il distanziamento sociale e l'uso di mascherine: le tecnologie per evitare i contagi da coronavirus

Tra le tecnologie che subito si sono diffuse per cercare di combattere la diffusione del nuovo coronavirus i termoscanner sono forse quelle di cui si è sentito parlare di più, sin dalle prime settimane dell’emergenza sanitaria: negli uffici della Asl di Latina, per esempio, come in diversi spazi pubblici in Italia (quali stazioni e aeroporti), sono stati installati questi sistemi che, collegati a delle telecamere, consentono di controllare in tempo reale, a distanza, la temperatura corporea dei passanti. Uno step successivo, per la tutela della salute pubblica, potrebbe passare dall’uso di telecamere per monitorare il distanziamento sociale e l’uso di mascherine da parte dei cittadini negli spazi pubblici e diverse aziende e istituti starebbero già lavorando allo sviluppo di soluzioni simili.

Contenimento dei contagi di coronavirus: la misurazione della temperatura è sufficiente?

Come fatto notare, finora buona parte degli sforzi di monitoraggio per il contenimento del COVID-19 negli spazi pubblici si è concentrata sull’uso di termoscanner che sfruttano dei sensori a infrarossi per misurare la temperatura dei passanti. Tuttavia, diversi esperti sostengono che la tecnologia in questione potrebbe non essere del tutto accurata e negli ultimi giorni si è accesso il dibattito relativo all’efficienza di alcuni degli strumenti che promettono la misurazione della temperatura corporea delle persone a distanza: a questo proposito, un rapporto pubblicato dall’American Civil Liberties Union il 19 maggio, data la notevole diffusione di questi dispositivi sul mercato, ha specificato che alcuni non sono in grado di offrire dei risultati attendibili.

Al di là però della maggiore o minore efficacia di questi sistemi, sorgono altre problematiche: innanzitutto, la trasmissione del coronavirus è possibile anche nel caso di soggetti asintomatici, che dunque non verrebbero rilevati dal sistema come potenziali portatori del virus perché non presentano febbre.

Inoltre, è importante ricordare che tra le misure fondamentali per evitare la trasmissione del virus l’OMS sottolinea l’importanza di mantenere la distanza di un metro dalle altre persone, di usare la mascherina qualora si esca di casa e di evitare posti affollati. In questo senso, anche se la misurazione della temperatura può essere comunque un dato utile nell’identificazione di potenziali infetti, resta il fatto che se le persone non mantengono la distanza sociale e non usano i dispositivi di protezione adeguati, sistemi simili resteranno comunque insufficienti per prevenire i contagi, come ha fatto notare Mahesh Saptharishi, CTO di Motorola Solutions, in un’intervista a Fast Company.

Telecamere per monitorare il distanziamento sociale e il rispetto delle misure di contenimento

Per diversi mesi un po’ in tutto il mondo molte aziende e organizzazioni si sono viste costrette a chiudere temporaneamente, a ridurre drasticamente o ad adeguare le proprie attività alle misure restrittive imposte dai governi per evitare i contagi: in un momento in cui buona parte dei paesi inizia a pensare a un ritorno progressivo alla “normalità”, occorre trovare delle soluzioni che consentano di riprendere le proprie abitudini, in maniera più sicura, cercando di evitare o almeno di ridurre l’impatto di una potenziale seconda ondata di contagi.

Come riportato dalla testata menzionata in precedenza, Motorola Solutions sarebbe tra le imprese attualmente impegnate nello sviluppo di un sistema in grado di fornire informazioni in tempo reale sul numero di persone presenti in differenti spazi chiusi e luoghi pubblici: l’idea sarebbe quella di evitare così la creazioni di assembramenti in un momento in cui il distanziamento sociale è fondamentale per il contenimento del virus.

Avendo accesso a simili informazioni, gli utenti sarebbero in grado di fare delle scelte più consapevoli e sicure, potendo decidere se attendere prima di recarsi in un determinato posto o se scegliere un’alternativa in cui ci meno persone. L’integrazione dell’intelligenza artificiale alle telecamere di sorveglianza consentirebbe non solo di monitorare la distanza tra le persone, ma anche di identificare la presenza di individui senza mascherina all’interno di uno spazio, dati, questi, sicuramente molto utili per i datori di lavoro che cercano di promuovere ambienti di lavoro sicuri per tutti i dipendenti.

Nello specifico, un’azienda di proprietà di Motorola, Avigilon, starebbe lavorando allo sviluppo di un software da integrare alle proprie telecamere per monitorare il distanziamento sociale tra le persone e individuare situazioni in cui non sia rispettata la distanza di sicurezza o l’utilizzo della mascherina. L’uso di questo tipo di tecnologie potrebbe consentire di identificare delle zone specifiche, all’interno per esempio dei negozi o degli ambienti di lavoro, dove con frequenza si verificano simili violazioni delle regole: questi dati risulterebbero poi utili nella progettazione e nella gestione degli spazi pubblici e commerciali, nel creare delle strategie che promuovano il rispetto delle linee guida previste dai governi.

È facile dedurre come questa tecnologia possa rivelarsi particolarmente utile per esempio nei supermercati e in altri punti vendita dove spesso è difficile gestire il flusso di persone all’interno dei differenti reparti. L’azienda in questione prevede il lancio di questa soluzione verso la fine di giugno, prima per uffici e fabbriche, per aiutare le aziende a promuovere il distanziamento sociale tra i dipendenti così come l’uso di mascherine.

Oltre a Motorola, anche Camio si sta occupando, insieme all’azienda di IT Sabio Solutions, dello sviluppo di soluzioni che sfruttano l’intelligenza artificiale per promuovere il distanziamento sociale: nello specifico, ci sarebbe in vista anche un sistema pensato per i punti vendita, per informare i visitatori sul grado di assembramento all’interno dello store.

Verso una “nuova normalità” con l’intelligenza artificiale: alcuni esempi in italia e nel mondo

Sistemi come quelli menzionati sono attualmente in fase di sviluppo da parte di diverse aziende in un momento in cui i vari governi si impegnano nella ricerca di soluzioni per contenere i contagi del nuovo coronavirus.

In Italia è stato recentemente avviato all’Aeroporto di Genova lo studio pilota per la sperimentazione di un software, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, volto a monitorare in maniera automatica il rispetto del distanziamento sociale tra le persone. Il progetto si chiama “Social distancing” e sfrutta i comuni impianti di sorveglianza (come quello presente in aeroporto) per creare una mappa dell’ambiente: grazie all’intelligenza artificiale il sistema riesce a rilevare e a segnalare automaticamente quando le persone sono troppo vicine.

Simulazione del software “social distancing”. Fonte: Aeroporto di Genova

Lo scopo di questa tecnologia sarebbe non solo quello di riuscire a identificare le aree con un maggior rischio di assembramento, ma anche di generare degli avvisi in situazioni di violazione delle norme di sicurezza. Come si legge sul sito dell’aeroporto, la tutela della privacy dei passeggeri e dello staff sarà assicurata, poiché tutti i video verranno automaticamente modificati da un programma che trasforma le persone riprese in sagome bidimensionali, impossibili da identificare.

In Francia sono state invece già testati dei software di monitoraggio simili all’interno di mercati all’aria aperta e autobus (nella città di Cannes): si tratta di un sistema di sorveglianza digitale che consentirà di monitorare il rispetto delle norme. Datakalab, l’azienda francese che ha creato il software, afferma che quest’ultimo è in linea con le norme per il trattamento dei dati personali, vigenti nell’Unione Europea: infatti, «non vengono salvate o trasmesse delle immagini, garantendo la tutela dei dati personali».

Sistema di sorveglianza all’interno di un autobus in Francia. Fonte: Reuters

Un sistema ancora più sofisticato, ma che sicuramente genera delle problematiche relative al rispetto della privacy dei soggetti ripresi, è quello attualmente utilizzato in Russia. Si tratta in questo caso di sistemi di videosorveglianza dotati di tecnologia di riconoscimento facciale volti a monitorare (almeno per ora) un gruppo specifico di cittadini, ossia tutti quelli che hanno avuto un esito positivo al test del coronavirus o che hanno alta probabilità di essere contagiati (come le persone provenienti dall’estero). Infatti, come si legge in un articolo di ABC News, i passeggeri atterrati all’aeroporto di Mosca sono stati fermati dai medici e fotografati tre volte mentre effettuavano il test per rilevare l’eventuale positività al COVID-19, venendo poi inseriti in una lista per la quarantena, che consente al governo di monitorare i loro spostamenti e controllare eventuali focolai.

Oltre all’uso di telecamere per monitorare il distanziamento sociale, sono emerse anche altre tecnologie, già in fase di test in Italia, come per esempio Immuni, un’applicazione di contact tracing volta a monitorare eventuali situazioni di contagio, che dovrebbe essere lanciata alla fine di maggio. Un’altra proposta, sempre dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e presentato dalla Regione Liguria, è quella di un braccialetto smart (chiamato iFeel-you), pensato per monitorare la distanza tra gli utenti che lo indossano, segnalando tramite vibrazione situazioni di troppa vicinanza.

Si spera, dunque, che l’uso di questi strumenti possa facilitare il ritorno progressivo e sicuro a una normalità in cui il rispetto delle misure di contenimento sia perfettamente integrato nella quotidianità delle persone, permettendo la convivenza con il virus durante la ripresa di tutte le attività economiche e sociali.

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