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Teoria dei sei gradi di separazione: il “mondo piccolo” che diventa sempre più piccolo

La prima formulazione della teoria dei sei gradi di separazione è degli anni Venti e tanto è cambiato da allora.

Teoria dei sei gradi di separazione: il “mondo piccolo” che diventa sempre più piccolo

I social network stanno rendendo il mondo sempre più piccolo. Quando ha da poco raggiunto la soglia dei due miliardi di iscritti (a giugno 2017, ndr) e con un manifesto di Facebook che ha al centro le persone e le reti di interconnessioni che si creano fra di loro, la piattaforma di casa Zuckerberg, in particolare, sembra aver trovato il suo modello di profittabilità nello sfruttare il capitale sociale degli utenti. Non a caso il payoff di Facebook ricorda che “essere” nel suo “piccolo mondo” aiuta a connettersi e rimanere in contatto con le persone della propria vita. E non solo, verrebbe da aggiungere: secondo uno studio condotto da un team di Menlo Park, infatti, Facebook avrebbe contribuito anche ad accorciare le distanze tra sconosciuti, di fatto rendendo necessaria una revisione dell’ormai famosa teoria dei sei gradi di separazione.

Reti sociali e gradi di separazione: due capisaldi della sociologia

Si tratta di una delle teorie più largamente accettate in sociologia e che ha contribuito al successo dell’ipotesi della società delle reti. Secondo quest’ultima la società non è, appunto, che una rete formata da nodi (gli individui) uniti da archi (i legami che si instaurano tra di loro). Ciascuna rete sociale può variare, così, per densità che è, semplificando, la vicinanza tra i nodi. In tutte, però, tra due nodi non congiunti da alcun arco – cioè tra due individui che non hanno alcuna relazione – il numero di nodi “intermedi” è più basso di quanto si sia disposti a immaginare: sei, appunto, secondo la più tradizionale teoria dei sei gradi di separazione, oggi ridotti addirittura a quattro grazie ai social network.

Alla genesi della teoria dei sei gradi di separazione

La primissima formulazione della teoria dei six degrees è degli anni Venti, quando lo scrittore ungherese Frigyes Karinthy pubblicò un racconto omonimo in un volume dal titolo – significativo – di “Catene 1”. Negli anni Cinquanta, invece, due ricercatori del MIT e dell’IBM provarono a dare una soluzione matematica, usando il calcolo della probabilità, al “problema” dei gradi di separazione tra gli sconosciuti. Il vero successo della teoria dei sei gradi di separazione, però, è arrivato negli anni Sessanta con gli esperimenti sociali di Stanley Milgram. Lo psicologo chiese a degli abitanti del Midwest selezionati in maniera del tutto casuale di spedire un pacchetto a uno sconosciuto del Massachusetts. I mittenti conoscevano solo il nome e l’indirizzo del destinatario ma non potevano usarlo, dovevano piuttosto spedire il pacco a una persona di loro conoscenza che reputavano avesse più probabilità di conoscere, a sua volta, il destinatario finale: si creava così una catena che, alla fine, doveva dimostrare appunto quanti gradi di separazione esistessero tra due perfetti sconosciuti. I risultati furono, già allora, più positivi di quanto si potesse immaginare: nella maggior parte dei casi, infatti, ci fu bisogno in media di cinque-sette intermediari, contro l’ipotesi originaria che ne servissero un centinaio. Fu così che nacque la teoria del mondo piccolo di Milgram, meglio conosciuta appunto come teoria dei sei gradi di separazione.

Il successo mediatico dei six degrees

L’eco mediatica fu spontanea e più grande di quella toccata a qualsiasi altro postulato sociologico, linguistico, antropologico. Una commedia teatrale di John Guare che fece più volte il tutto esaurito a Broadway e, poi, un film di Fred Schepisi e con Will Smith sancirono, infatti, il suo successo nella cultura di massa. Tanto da far dimenticare presto anche alcune “falle” che, a rigore, rendevano non “universalizzabile” l’esperimento di Milgram e tutti quelli seguenti, come ad esempio il fatto che si trattasse di un campione di riferimento troppo limitato per poter essere statisticamente rappresentativo. Piuttosto che metterla in dubbio, comunque, si cercarono applicazioni delle più pratiche alla teoria dei sei gradi di separazione: in campo cinematografico, così, fu “inventato” il numero di Bacon per esprime la “distanza”, in termini di partecipazioni agli stessi film, dall’attore Kevin Bacon e nel mondo accademico e delle pubblicazioni scientifiche si cominciò a usare il numero di Erdös per indicare quanti livelli separavano i singoli ricercatori dal matematico in questione.

Mail, social, ambienti digitali: e se i sei gradi di separazione non fossero più sei?

Il tutto avveniva mentre un altro esperimento provava a dimostrare non solo la validità della teoria di Milgram, ma che il mondo stesse diventando sempre più piccolo grazie anche alle tecnologie digitali. Nel 2001, infatti, Ducan Watts della Columbia University provò a ripetere l’esperimento già fatto negli anni Sessanta, utilizzando le email al posto delle spedizioni via posta: oltre 48mila mittenti di quasi 160 stati diversi dovevano inviare un messaggio di posta elettronica ad uno sconosciuto, anche in questo caso senza utilizzare direttamente l’indirizzo che avevano a disposizione ma affidandosi a degli intermediari. Anche in questo caso ne bastarono un massimo di sei.

Nel 2001, invece, un gruppo di informatici dell’Università Statale di Milano, collaborando con degli informatici di casa Zuckerberg, ha ripetuto l’esperimento dei sei gradi di separazione sugli iscritti a Fecebook, scoprendo che su un campione di oltre 65 miliardi di relazioni analizzate le coppie di utenti erano tenute lontane sempre da meno di quattro gradi di separazione, nello specifico 3.74.

Qualche tempo più tardi (era l’inverno del 2016, ndr) anche un report ufficiale di Facebook sui gradi di separazione confermava infine che «ogni persona al mondo è separata da chiunque altro da, in media, tre persone e mezzo». Nell’esperimento condotto dal team di Zuckerberg, in altre parole, quelli postulati dalla teoria dei sei gradi di separazione si riducevano a poco più di quattro, per l’esattezza 4.57.

Certo, il calcolo dei gradi di separazione è valido solo per gli utenti iscritti a Facebook e non può essere generalizzato a livello universale, specie per le sacche di resistenza che continuano a restare fuori dagli ambienti digitali. Come si è visto, però, né la postulazione di Milgram né gli esperimenti successivi erano perfettamente generalizzabili e, d’altra parte, il campione considerato per questa versione “social” della teoria dei six degrees è certamente più ampio e differenziato dei precedenti: la validità generale della teoria, insomma, non può certo essere messa in dubbio. Qualche curiosità, invece? La media per gli utenti americani è di 4.46 gradi di separazione, Mark Zuckerberg raggiunge i 4.17, ma il primo posto con soli 3.92 gradi di separazione va a Sheryl Sandberg che di Facebook è direttore operativo.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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