Giovedi 15 Novembre 2018
Marketing#thedress è… marketing virale!

#thedress è... marketing virale!

Il trend topic che ha scatenato gli internauti, #thedress, non è sfuggito a moltissimi brand, che stanno sfruttando l'hashtag per farne marketing virale.


Pina Meriano
A cura di: Pina Meriano Autore Inside Marketing
#thedress è... marketing virale!

Non è difficile che qualcosa oggi possa diventare virale sul web, dato che il passaparola è più che mai amplificato soprattutto sui social network. E non è detto che a diventare virali siano solo strategie appositamente costruite dai brand con l’obiettivo di fare viral marketing e perciò basate sull’originalità di un’idea. Spesso infatti le cose sul web si rivelano virali per fortuna o semplicemente per sbaglio: è questo il caso del fenomeno, a dir poco surreale, scatenatosi da giovedì 26 febbraio intorno ad una notizia alquanto insignificante, diffusasi con l’hashtag #thedress.

Tutto è iniziato con un post della ventunenne scozzese Caitlin McNeill (Swiked), che ha postato sul suo Tumblr la foto di un abito chiedendo un parere alla rete:

#thedress tumblr Swiked

il post #thedress di Swiked sulla sua pagina tumblr che ha scatenato il fenomeno virale

Ragazzi per favore aiutatemi – questo vestito è bianco e oro, o blu e nero? Io e i miei amici non riusciamo a trovarci d’accordo e stiamo dannatamente impazzendo.
Il post è stato ripreso giovedì stesso da Buzzfeed, e da qui, citando l’inizio di un articolo pubblicato su Mashable: “The world has suddenly been divided into two groups: the Blue and Blacks and the Gold and Whites“. Il “mondo” (dagli Stati Uniti all’Italia, con un’espansione a macchia d’olio avvenuta per mezzo di condivisioni su tutti i social) si è diviso in due: da una parte chi vede il vestito blu e nero e dall’altra chi lo vede oro e bianco.

La prima domanda “di che colore è il vestito?” è stata subito seguita da “perché c’è chi lo vede blu e nero e chi invece oro e bianco?”.  E a questo punto sono intervenuti, nel tentativo di fornire una risposta quanto più possibile esaustiva, diversi esperti:
– esperti di fotografia hanno affermato che la differenza di percezione dipende dall’esposizione e dalla saturazione, che sembrano cambiare i colori;
– per esperti di tecnologia la foto cambierebbe colore a seconda dello schermo su cui se ne prende visione;
esperti di medicina hanno offerto risposte più dettagliate, con spiegazioni che hanno a che fare con la natura degli occhi, la percezione della luce, la rifrazione e il daltonismo e perfino esperienze pregresse (ad esempio l’aver già visto o toccato un materiale che il vestito nella foto ci ricorda).

Ma perché una notizia talmente insignificante è diventata virale? Perché se due persone che si pongono la stessa domanda tirano fuori, con convinzione, una risposta diversa, scatta l’incredulità, e, si sa, il fattore emotivo, di qualunque natura sia, contribuisce al dilagare dei fenomeni virali. In fondo si tratta di un qualcosa che si vede, di qualcosa che sembra palese, di colori, e, a meno che non si sappia di essere daltonici, si difende la propria risposta non comprendendo come sia possibile che ci sia qualcuno che veda in alcuni determinati colori (quali il blu e il nero) altri colori completamente opposti (quali appunto l’oro e il bianco).

La notizia è arrivata così ad attirare l’attenzione di personaggi famosi (per nominarme una: Kim Kardashian, che, prima di affermare che il colore del vestito a suo parere non può che essere blu e nero, ha ammesso di essere “spaventata” dal fenomeno che si è sviluppato intorno ad esso) e a far diffondere meme e fotomontaggi di ogni genere sull’argomento. Insomma: se ne è parlato ovunque sul web, con un numero impressionante di condivisioni, post, tweet e quant’altro, usando rigorosamente l’hashtag #thedress.

A poco è servita la risposta ufficiale del marchio d’abbigliamento Roman Originals, produttore del capo #thedress:

#thedress Roman Originals

la risposta al dilemma “di che colore è #thedress?” svelata da Roman Originlas

Possiamo confermare che il vestito è blu e nero! Dovremmo saperlo!“.

I dubbi e l’incredulità per la differenza di percezione di milioni di utenti sono continuati, ma nel frattempo Roman Originals ha esaurito le scorte dell’abito, che, complice ovviamente questo fenomeno di viral marketing, è andato a ruba in pochissimo tempo; ma #TheDress è già di nuovo in vendita (inutile dire: nei colori blu e nero!).

E se moltissimi sul web, alla domanda posta sul colore del vestito e a seguito delle eccessive condivisioni, si sono espressi -aggiungerei da un punto di vista del tutto personale: giustamente!- con espressioni quali “ma chi se ne frega!”, tanti brand -che forse avranno pur pensato la stessa cosa- si saranno detti “ma perché non sfruttare l’occasione?!”.

Così se Nutella ha postato un video del barattolo che varia dalle gradazioni del blu e nero a quelle dell’oro e del bianco, con la scritta “Qualunque sia #thedress, dentro è sempre #Nutella“, Durex (nell’immagine in evidenza), Dash e Lego (di seguito), non sono stati da meno, creando delle istant simpatiche ed ironiche, sapendo stare decisamente sul trend del momento!

dash #thedress

La versione di Dash di #thedress

 

LEGO #thedress

la versioneLEGO di #thedress: “perché non entrambi?”

Per concludere, Roman Originals, anche se più o meno indirettamente, ha dato quindi vita ad un esempio perfetto di strategia di marketing virale, dal momento che l’istant da cui ha preso il via il fenomeno ha presentato molti dei prerequisiti necessari a poterla rendere virale. Tra questi prerequisiti, evidenti in #thedress, ci sono:
– una componente di divertimento, provocazione, stranezza, capace di catturare l’attenzione;
– il contenuto fresco, qualcosa di nuovo all’occhio dell’utente;
– l’associazione sottile con la marca;
– il format con cui si presenta, facilmente condivisibile in rete;
– il riferimento a qualcosa di attuale, ad un prodotto (e nel caso specifico: un capo di abbigliamento) del presente;
– un messaggio scritto, associato ad un’immagine, che stimola una risposta degli utenti.
E il fatto che ci siano istant realizzate sull’argomento da parte di altri brand ovviamente non fa che aumentarne la diffusione.

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