Domenica 26 Gennaio 2020
ComunicazioneIl “Times” nomina Giorgia Meloni “stella nascente” del 2020 e, sì, è grazie alla viralità di “Io sono Giorgia”

Il "Times" nomina Giorgia Meloni "stella nascente" del 2020 e, sì, è grazie alla viralità di "Io sono Giorgia"

Il Times nomina Giorgia Meloni "stella nascente" del 2020, tra quei personaggi che plasmeranno i mesi a venire, in ragione della sua viralità.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
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La notizia è che il “Times” ha nominato Giorgia Meloni «stella nascente» del 2020. Con lei attivisti politici come il leader delle proteste giovanili di Hong Kong, giovani imprenditori, teste coronate tra cui la principessa Leonor di Spagna e ancora artisti, sportivi, piccole e grandi star del web: in tutto venti persone che «plasmeranno» il 2020, stando al quotidiano inglese, o per lo meno il cui nome sarà familiare a tutti nei mesi che verranno. Chi ha stilato la classifica, nel caso della leader di Fratelli d’Italia, avrebbe tenuto conto in particolare di quanto «la video-parodia di un discorso a novembre […] è diventata virale», di fatto facendo di Giorgia Meloni «stella nascente» del 2020.

La hit che ha reso un fenomeno virale ed è valsa a Giorgia Meloni la nomina di «stella nascente» del 2020

Il riferimento è ovviamente a “Io sono Giorgia”, il tormentone social che per settimane ha fatto ridere, ballare e discutere la Rete. È il 19 novembre 2019 quando la leader del centro destra dal palco di Orgoglio Italiano, manifestazione collettiva della destra italiana, a piazza San Giovanni a Roma, pronuncia un discorso in cui richiama valori come la famiglia, la fede, il primato dell’Italia come nazione che da sempre fanno parte della proposta politica del proprio partito. Non passa molto tempo che il collettivo MEM & J riprende alcuni passaggi chiave del comizio e li trasforma in un pezzo disco-rap suonato dal vivo e postato su YouTube, come ha già fatto innumerevoli altre volte del resto – in perfetto omaggio alla remix culture di questi tempi – con citazioni famose di personaggi come Wanna Marchi o Pamela Prati.

L’intento è chiaramente ironico e, se si presta attenzione alla parole più che al ritmo coinvolgente, non è difficile trovare messaggi che alludono poco velatamente alle rivendicazioni della comunità LGTBQ+, come il diritto all’adozione per le coppie omosessuali soprattutto, contro cui il partito della Meloni ha condotto spesso vere e proprie crociate. Le premesse perché “Io sono Giorgia” si trasformi in un fenomeno virale ci sono tutte e, infatti, in poco tempo cominciano a circolare remake della video parodia da parte di drag queen ed esponenti piuttosto noti della community omo-transessuale italiana, di personaggi famosi almeno nel piccolo mondo della Rete nostrana e, persino, di improbabili interpreti in abiti talari. Il tutto condito, ovviamente, da una serie di meme divertenti e il solito real time marketing .

❤️❤️❤️

Pubblicato da Alphavoloso su Mercoledì 30 ottobre 2019

giorgia meloni stella nascente 2020 meme io sono giorgia

Ad amplificare il successo di “Io sono Giorgia”, la hit parodia che è valsa a Giorgia Meloni la nomina da parte del “Times” di stella nascente del 2020, anche molti meme che attingevano all’universo cinematografico, letterario, dei cartoni.

Iooooooo sono Double Pork, sono un burger, sono buono, sono italiano e sono gustoso!

Pubblicato da Roadhouse Restaurant su Lunedì 4 novembre 2019

#iosonogiorgiachallenge

Pubblicato da Taffo Funeral Services su Mercoledì 6 novembre 2019

Tutto ciò prima che una vera e propria sfida social, la #iosonogiorgiachallenge, spingesse centinaia e centinaia di utenti a sfidarsi a ritmo di genitore 1, genitore 2 e a dar vita, alla fine, a una sorta di coreografia ufficiale per “Io sono Giorgia”. I numeri di tutto questo sono da vero fenomeno virale: il video originale di MEM & J è stato visto oltre otto milioni di volte (a gennaio 2020, ndr); su Facebook, Instagram e Twitter si trovano migliaia di risultati ogni volta che si cercano hashtag collegati e, cosa forse ancora più interessante, i contenuti taggati #iosonogiorgia sono stati visti oltre venti milioni di volte su TikTok, segno che la piattaforma è sempre più frequentata anche in Italia e, a dispetto del suo pubblico giovane, non è totalmente impermeabile a questioni sociali e politiche.

giorgia meloni stella nascente 2020 challenge tiktok

La #iosonogiorgiachallenge è diventata presto virale anche su TikTok.

Numeri insomma che sembrano dare ragione al “Times” quando sceglie di nominare Giorgia Meloni «stella nascente» del 2020 e che, del resto, anche la politica e il suo staff hanno piegato a proprio favore, leggendoli come predittivi di gradimento e successo elettorale per Fratelli d’Italia. Anche tralasciando le letture di parte, del resto, ci sono almeno due evidenze che vengono fuori da sondaggi e analisi: FdI è in crescita rispetto alle elezioni del 2018 e, nelle classifiche dei politici più social, la leader di Forza Italia è sempre tra le prime posizioni.

Da “Io sono Giorgia” a “Ollolanda”: come ti rigiro il messaggio politico

Al pari di molti altri leader politici, non solo nostrani, Giorgia Meloni ha saputo trasformarsi strategicamente – e con l’aiuto, non è difficile pensare, di uno staff ad hoc – in un personaggio pop, sempre sotto i riflettori e in grado spontaneamente di attirare le notizie, a tratti provocatorio, ma in fondo portatore di messaggi semplici e di facile memorizzazione, anche e soprattutto nell’affollamento di voci e proposte politiche contrastanti. Spesso lo ha fatto tra l’altro torcendo a proprio favore passi falsi, errori, epic fail commessi sui social e non solo. Da sfottò ironico qual era, infatti, anche “Io sono Giorgia” sembra essere diventata una sorta di jingle ufficiale del partito, ballata direttamente dalla politica in apertura di una convention ufficiale e usata da sostenitori e simpatizzanti di FdI come breve memorandum del programma politico.

Non è la prima volta che succede tra l’altro. Non molti mesi fa un’altra hit-parodia di Fabio Celenza, “Ollolanda” aveva ironizzato sulle dichiarazioni della leader sulla questione Sea Watch e sul ruolo che aveva avuto l’Olanda nella gestione della crisi; anche in quel caso il video era presto diventato virale e non passò molto tempo perché la Meloni condividesse dai suoi profili social uno scatto con una maglietta con stampato proprio lo slogan Ollolanda.

OLLOLANDA! 🎶

Pubblicato da Giorgia Meloni su Sabato 13 aprile 2019

Anche alle critiche per l’uso abbondante di Photoshop nei manifesti elettorali o per alcuni errori di Italiano la politica ha spesso risposto con una certa dose di auto-ironia e richiamando, ma cercando di piegarne a proprio favore i messaggi, i contenuti controversi.

Che la nuova via per fare comunicazione politica online sia, insomma, rigirare la frittata? Il dubbio è lecito e, se così fosse, sarebbe il trionfo di quella cultura dell’appropriazione tipica del web 2.0. Semplificando molto, se appropriarsi del messaggio di un politico e rileggerlo in chiave ironica e satirica è lecito ed è, anzi, un modo (in gergo si usa l’espressione polbusting , ndr) per mostrarsi politicamente attivi anche in Rete, è altrettanto lecito che il politico possa riappropriarsi a sua volta del messaggio memizzato e farne parte integrante dei propri contenuti. Il loop è potenzialmente infinito, ma è la dimostrazione in atto di come sia difficile prevedere e controllare la sorte di quello che succede in Rete e, insieme, del grado di maturità ormai raggiunto dalla comunicazione politica online e da chi la fa.

Giorgia Meloni «stella nascente» del 2020 è chiaro segno di com’è cambiato il modo di fare (comunicazione) politica

Più difficile è dire se veramente operazioni come “Io sono Giorgia” o “Ollolanda” possano rendere Giorgia Meloni «stella nascente» del 2020 e, più pragmaticamente, contribuire al suo successo elettorale. Se è sempre stato difficile misurare come e se la televisione sposta voti , ancora più difficile – se non quasi impossibile – è valutare gli effetti dei social network su propensioni e comportamenti di voto. Se c’è chi si è chiesto nel caso di specie se davvero “Rendere Giorgia Meloni una hit virale è una buona idea?”, è insomma perché l’effetto basta che se ne parli, quando di mezzo ci sono la politica o le grandi questioni sociali, è sempre dietro l’angolo. Di “Io sono Giorgia” è stato detto che con i suoi sono una donna, sono una madre, sono cristiana in loop, seppure usati in chiave ironica nelle intenzioni dei creatori, semplificasse e rendesse oltremodo vivida ed esplicita la proposta politica di Fratelli d’Italia: il rischio è di veicolare un messaggio diametralmente opposto a quello desiderato, come quando più si prova a non pensare all’elefante più non si riesce a pensare ad altro (la metafora è di Lakoff, uno dei più noti teorici della società di massa, ndr). Questa eterogenesi dei fini appare persino più insidiosa se si pensa a quanto difficile sia togliersi dalla testa il motivetto di “Io sono Giorgia”: dopo averla cantata, ballata, condivisa sui social per settimane e settimane chi ne ricorderà davvero l’intento polemico? e chi invece ne troverà confortante, nel buio della cabina elettorale, il richiamo a idee semplici come la famiglia, l’appartenenza a un Paese, eccetera? L’applicazione della teoria dell’ago ipodermico – dell’ipotesi, cioè, che un messaggio, anche implicito, possa penetrare, come un ago appunto, nella mente di una persona ed essere richiamato anche a distanza di tempo, orientandone l’azione – funziona in questo caso per via della forte tradizione cristiana di un Paese come l’Italia e soprattutto su quell’area grigia di elettori indecisi con cui spesso si vincono le elezioni. Più realistico è però pensare che il successo di “Io sono Giorgia”, che è valso la nomina di Giorgia Meloni «stella nascente» del 2020 da parte del “Times”, sia legato alla sua capacità di essere un contenuto verticale. La hit-parodia, infatti, va bene per tutti: per il sostenitore attivo della community LGTBQ+ che ne conosce – e si riconosce in – origini e stilemi; per il vago elettore di sinistra italiano che, se ha una certezza, è quella di non poter avallare nazionalismo e tradizionalismo delle proposte di destra e persino per chi è completamente disinteressato di politica ma vuole restare al passo coi tempi e con i trend del momento. Come è natura dei meme, le versioni di “Io sono Giorgia” che hanno affollato per settimane i feed si sono trasformate, infatti, in ripetizioni schematiche e sempre uguali di uno stesso modulo in cui il messaggio politico, di qualsiasi natura esso fosse, di fatto scompariva. Pur con ogni beneficio del dubbio, è difficile pensare insomma che chi ha partecipato alla #iosonogiorgiachallenge su TikTok lo abbia fatto per chiara posizione politica e non volesse soprattutto essere parte di un flusso di tendenza. È il destino che condividono molti fenomeni politici di questi tempi e alla domanda “Basta un meme per fare propaganda politica?” la risposta forse è , se è per prima la politica a privilegiare i mezzi ai contenuti.

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