Lunedì 06 Aprile 2020
MacroambienteCome si classificano le innovazioni?

Come si classificano le innovazioni?

Dall'innovazione di prodotto e processo alle disruptive innovation: quali sono le principali forme e tipologie di innovazioni?


Simona Rossi
A cura di: Simona Rossi Autore
Come si classificano le innovazioni?

Nell’attuale contesto economico innovare è ormai un imperativo strategico per tutte le imprese – piccole, medie o grandi che siano – che intendono acquisire un vantaggio competitivo sul mercato che sia duraturo e sostenibile nel tempo. Se in passato il processo innovativo era riconducibile al semplice lancio sul mercato di nuovi prodotti, oggi l’ innovazione può assumere le forme più disparate e riguardare tutte le fasi del processo produttivo: dalla fase di progettazione al marketing post vendita. Le tipologie di innovazioni rappresentano, dunque, delle categorie create dagli studiosi per inquadrare, nelle sue varie e molteplici sfaccettature, il fenomeno dell’innovazione in ambito aziendale.

Innovazione di prodotto e innovazione di processo: definizioni ed esempi

Tra le classificazioni delle tipologie di innovazioni più famose e utilizzate c’è quella che Joseph Schumpeter introduce nel suo famoso “The theory of economic development (1934)” ovvero la dicotomia tra innovazione di processo e innovazione di prodotto.

Secondo l’autore, l’innovazione di processo riguarda tutti quei cambiamenti nelle modalità in cui un’impresa svolge le proprie attività: dalle tecniche di produzione alla logistica, passando per i sistemi informativi, il marketing e la comunicazione. A titolo di esempio pensiamo alle ricadute che l’introduzione delle prime catene di montaggio o dei primi macchinari computerizzati hanno avuto sull’intero sistema produttivo mondiale o, ancora, a come i social network abbiano cambiato il modo di comunicare, vendere e promuovere delle aziende. Contrariamente, l’innovazione di prodotto riguarda il lancio sul mercato di prodotti e servizi completamente nuovi o interventi finalizzati a incrementare la gamma di prodotti esistenti (ad esempio il lancio dello smartphone, dei primi computer portatili o di tanti degli elettrodomestici che abbiamo in casa).

Nonostante l’innovazione di prodotto sia quella più visibile, entrambe le tipologie rivestono un’importanza fondamentale nel sostegno della competitività di un’impresa. In molti casi, infatti, le innovazioni di prodotto e di processo sono simultanee e collegate tra loro, tanto che molti autori evidenziano il loro rapporto di complementarietà.

Tipologie di innovazioni: le altre classificazioni

Sulla scia degli studi schumpeteriani, anche altri autori hanno tentato di fornire una propria classificazione delle diverse tipologie di innovazioni, focalizzandosi su alcuni aspetti più che su altri.

Volendo ad esempio parlare dell’effetto sulle competenze aziendali, possiamo suddividere le innovazioni in innovazioni competence enhancing e innovazioni competence destroying, dove le prime determinano un mutamento delle competenze proprie di ciascuna azienda, mentre le seconde sono frutto di nuove competenze che rendono obsolete quelle preesistenti.

In base all’ambito di destinazione dell’innovazione, invece, è possibile dividere le innovazioni in architetturali e modulari. Le innovazioni architetturali determinano un cambiamento della struttura generale del sistema o del modo in cui le parti interagiscono tra loro, mentre quelle modulari determinano la modifica di una singola componente e pertanto richiedono una conoscenza limitata all’oggetto della modifica. Un esempio classico: il passaggio dal classico orologio allo smartwatch e l’evoluzione dell’hard disk dal tipo HDD a quello SSD. 

Un’altra classificazione di grande importanza è quella di Freeman (“The Economics of Industrial Innovation“, 1982) che distingue le innovazioni in radicali e incrementali, posizionandole all’interno di un continuum basato sulla distanza tra l’innovazione stessa e un prodotto/servizio esistente. Se tale distanza è bassa si parla di innovazioni incrementali; contrariamente se è alta si parla di innovazioni incrementali.

Nel dettaglio, le innovazioni incrementali rappresentano miglioramenti a prodotti e processi produttivi esistenti, si manifestano con una successione costante nel tempo e sono stimolate dalla domanda. Richiedono l’acquisizione di conoscenze e competenze non significativamente diverse da quelle già possedute e presentano livelli minimi di incertezza e investimento. Le innovazioni radicali, invece, si distribuiscono in modo discontinuo nel tempo, tendono a diffondersi in tutte le imprese appartenenti a un settore e aprono opportunità per lo sviluppo di nuovi mercati. La forza del cambiamento apportato è tale da creare nuovi business e distruggere quelli esistenti. Costituiscono insomma una novità assoluta, completamente differenti da prodotti e servizi preesistenti. Tutto ciò, però, non deve far pensare che le seconde siano migliori delle prime: anche in questo caso, infatti, la dicotomia va letta sotto un’ottica di complementarietà.

La matrice di Pisano per la classificazione delle innovazioni

Quando si innova l’impresa potrebbe trovarsi a fronteggiare dei rischi inattesi in quanto potrebbe entrare in contatto con attività per cui non possiede le giuste competenze e le conoscenze adeguate. Proprio partendo da questo assunto Pisano (“You need an innovation strategy“, 2015), riprendendo e sintetizzando le classificazioni precedenti, suddivide le innovazioni in funzione dell’adattamento della nuova tecnologia rispetto alle tecnologie e le competenze già possedute dall’impresa, suddividendo le innovazioni in:

  • routine innovation: si basano su competenze, tecnologie e modelli di business esistenti. Rientrano in questa categoria quelle che Freeman chiamava innovazioni incrementali perché costituiscono un miglioramento dell’esistente. Un esempio è rappresentato dal lancio dell’ultimo modello di iPhone o dell’ultima versione del sistema operativo Android;
  • disruptive innovation: si basano su competenze tecnologiche esistenti e su nuovi modelli di business in quanto si rivolgono a nuovi gruppi di consumatori o soddisfano nuovi bisogni latenti. Si pensi al business model di Netflix che ha praticamente sostituito i servizi di noleggio di Blockbuster;
  • radical innovation: prevedono l’implementazione di nuove tecnologie non possedute dall’impresa per creare prodotti che si rivolgono alla stessa base di consumatori o che soddisfino gli stessi bisogni. Un esempio è rappresentato dall’introduzione delle auto elettriche;
  • architectural innovation: prevedono lo sviluppo di nuove competenze tecnologiche e si rivolgono a nuovi mercati. Sono la forma più complessa di innovazione.
Matrice di Pisano per la classificazione delle innovazioni

Matrice di Pisano per la classificazione delle innovazioni.
Fonte: Pisano (2015)

Tipologie di innovazioni: una critica

Tutte le classificazioni delle innovazioni viste finora hanno come elemento comune e unificante la presenza della tecnologia. Tuttavia, considerare il fenomeno esclusivamente in questa accezione è frutto di una visione miopica e ancora troppo ancorata a paradigmi di stampo manifatturiero. L’innovazione, infatti, non è sempre di natura tecnologica o, meglio, non sempre è guidata dalla sola tecnologia. Soprattutto in alcuni settori, come ad esempio quello dei servizi, la tecnologia rappresenta uno dei molteplici driver che abilitano i fenomeni innovativi, ma non l’unico. 

Basti pensare allo stesso concetto di innovazione sociale, che non trova una corretta collocazione all’interno delle classificazioni tradizionali. L’innovazione sociale, infatti, non sempre è guidata dalla tecnologia, ma può rappresentare una risposta a bisogni sociali insoddisfatti, situazioni di disagio, assenza delle istituzioni, una sorta di vuoto che può essere colmato da nuove idee, prodotti, servizi, modelli di governance che partono dal basso.

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