Giovedi 15 Novembre 2018
MarketingTrash marketing: quando la pubblicità è in realtà un fake

Trash marketing: quando la pubblicità è in realtà un fake

A volte dietro ad una operazione di trash marketing può nascondersi una pubblicità fake che però riesce nel proprio obiettivo.


A firma di: Stefania Zona Contributor
Trash marketing: quando la pubblicità è in realtà un fake

“Entra nel tunnel. In sicurezza”. Questo era il copy dell’operazione ‘trash‘ condotta da Durex, la cui pubblicità è apparsa su un manifesto di una campagna di guerrilla marketing urbano in cui si vedeva una donna di schiena il cui lato B terminava in corrispondenza dell’entrata di una galleria, rivelandosi così un esempio di trash marketing. In pochi giorni ha fatto il giro del web, vedendo subito la creazione di due schieramenti: quelli pro che a suon di tweet elogiavano i creativi per la loro genialità, estrosità e anche il coraggio; quelli contro che li tacciavano di essere volgari, ripetitivi, insomma il solito abuso del corpo femminile sfociato nel trash.

fake_durex_adv_tunnelDopo poco è apparso il lato A della ragazza, un’altra versione della stessa campagna: stesso stile, stesso copy, stessa galleria… proprio uguale, forse troppo. Se si osservano bene le due immagini è possibile notare come la galleria sia proprio la stessa. È stato effettuato soltanto un flip verticale dell’immagine. La pubblicità, difatti, non era trash, era un fake. Le due immagini sono frutto di un fotomontaggio di un simpaticone che per un giorno si è divertito a fare il creativo per la Durex.

Perché lo scherzo è riuscito così bene? Perché il copywriter d’eccezione ha utilizzato una comunicazione perfettamente in linea con il marchio Durex: originale, divertente e irriverente. Il noto brand di preservativi e prodotti per il piacere ci ha abituati all’uso intelligente dei doppi sensi, riuscendo a pubblicizzare anche in tv un argomento spesso ritenuto taboo e che quindi si tende a nascondere. Non solo: ha piazzato pacchi di preservati dove nessuno avrebbe mai pensato, dal remoto distributore agli stand nei supermercati accanto alle casse, tra un ovetto Kinder e un pacchetto di Tic-Tac.

fake_adv_all_you_can_eatUna volta sollevato dall’incarico con la Durex, il copywriter ha tenuto duro e ci ha provato ancora, cambiando categoria merceologica: si è dedicato, infatti, ad un ristorante ‘all you can eat’, utilizzando ancora la stessa galleria stavolta in corrispondenza di una bocca, portando a termine, anche in questo caso, una vera e propria operazione di trash marketing. Insomma, non è mai riuscito a uscire dal tunnel, per rimanere in tema.

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