Giovedì 12 Dicembre 2019
MacroambienteUna adolescente usa un “finto” tutorial di trucco su TikTok per denunciare i campi di detenzione per musulmani in Cina

Una adolescente usa un "finto" tutorial di trucco su TikTok per denunciare i campi di detenzione per musulmani in Cina

Sembra un tutorial di make-up ma non lo è: il video della 17enne, su TikTok, parla dei "campi di concentramento" in Cina per musulmani.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
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«Ciao ragazzi. Ora vi insegno come allungare le vostre ciglia. La prima cosa è mettere le ciglia nel piegaciglia.» spiega la 17enne nordamericana Feroza Aziz in un video pubblicato su TikTok. Anche se l’introduzione è quella di un tutorial di trucco come tanti altri, mentre continua ad usare questo strumento cosmetico la giovane prosegue facendo capire agli utenti che il messaggio che vuole trasmettere è tutt’altro: «poi lo mettete giù e usate il vostro telefono […] e cercate di capire cosa sta succedendo in Cina nei campi di concentramento dei musulmani».

La denuncia (nascosta in un tutorial di trucco) che è diventata virale su TikTok

Feroza Aziz ha creato un “finto” video di trucco per diffondere, sul social network cinese, una denuncia agli abusi subiti dai musulmani nei campi di detenzione e aumentare in questo modo la consapevolezza sul tema.

Per capire meglio la situazione è utile fare un po’ di chiarezza a riguardo: nonostante Pechino parli di “scuole vocazionali”, documenti ufficiali del governo cinese, trapelati e pubblicati dal New York Times il 16 novembre, rivelavano l’esistenza di campi volti alla repressione di minoranze musulmane come gli uiguri. È ormai risaputo che circa un milione di persone, se non di più, sono state forzate ad andare in questi campi per subire un processo di “sinicizzazione” e per fargli così abbandonare le loro tradizioni islamiche.

La giovane americana aveva già usato i social network per parlare di questa problematica sociale ma, come ha dichiarato ad un’intervista alla testata Rolling Stone, «nessuno vuole ascoltare. Le persone non se ne fregano».

Andando invece a riprendere il format dei tutorial di make-up che sono tanto ricercati e condivisi in Rete e inserendone all’interno un “messaggio nascosto“, Feroza Aziz è riuscita a raggiungere subito la viralità su TikTok.

Guardandolo senza audio non è possibile capire che il video creato contenga un messaggio di protesta e sembrerebbe in effetti una semplice dimostrazione di come allungare le ciglia.

tutorial di trucco o di pallacanestro: i video perfetti per parlare di… «un olocausto»?

Nel video pubblicato su Tik Tok, Aziz ha deciso dunque di condividere la propria preoccupazione e solidarietà nei confronti degli uiguri detenuti e costretti dal governo cinese ad andare in campi di detenzione dove, secondo l’adolescente, «li separano delle loro famiglie, li rapinano, li uccidono, li violentano, li costringono a mangiare la carne di maiale, a bere, a convertirsi a religioni diverse».

La 17enne parla di un «altro olocausto» di cui «nessuno sta parlando». Sembra però che la sua iniziativa abbia avuto un forte impatto in Rete. Infatti, Aziz ha dichiarato alla testata Rolling Stone, dopo essere stata bandita dalla piattaforma, di aver usato un altro dispositivo per guardare i TikTok pubblicati da altri utenti che riprendevano il suo “metodo” per toccare argomenti rilevanti: ha menzionato, per esempio, un video dove l’utente prometteva un tutorial di pallacanestro per parlare invece degli uiguri e un altro ancora dove l’utente parlava di come indossare un hijab mentre invece apriva la discussione sulle violazioni dei diritti umani in Palestina.

Gli utenti che volevano sapere come usare il piegaciglia e che hanno cliccato sul video di Aziz si sono quindi imbattuti in un messaggio alternativo, di cui anche i più giovani, secondo la 17enne, si dovrebbero occupare: come spiega in uno dei suoi video, sempre in stile tutorial, non importa se si ha o meno l’età per votare. «Aumentare la consapevolezza [su un tema] può fare meraviglie» ed è attualmente qualcosa di accessibile a tutti: «siamo riusciti a far sì che l’ONU intervenisse in aiuto del Sudan perché abbiamo creato consapevolezza».

E rivolgendosi anche ai più piccoli, la 17enne aggiunge, mettendo in risalto la potenza della tecnologia: «le generazioni prima di noi non avevano lo stesso potere che abbiamo. Possiamo raggiungere milioni di persone in tutto il mondo, possiamo raggiungere quelli che hanno il potere di fare qualcosa a riguardo. Le nostre voci possono fare tanto».

PERCHÉ il profilo di aziz è stato bloccato dal social cinese?

Ore dopo la pubblicazione dei video, TikTok ha sospeso temporaneamente il suo account, impedendole di condividere altri post sul profilo. Il 26 novembre, poi, Aziz ha informato il Washington Post di non poter accedere più al suo account.

L’aggiornamento ha subito riacceso la recente polemica sul presunto legame del social network col governo cinese (una questione sensibile, specialmente se teniamo conto della rapida crescita di questa piattaforma a livello globale). A fine ottobre, TikTok, social network di proprietà dell’azienda cinese ByteDance, ha negato ogni accusa, dicendo di non censurare contenuti che criticano il governo di Pechino (anche se diverse fonti hanno recentemente affermato il contrario).

Dopo il recente tumulto attorno ai video di Aziz Feroza e dopo avere bloccato il profilo di questa utente, l’azienda ha negato alla testata Rolling Stone di aver sospeso l’account a causa dei video sugli uiguri. Ha invece spiegato che un altro account dell’adolescente era stato bandito 10 giorni prima a causa della condivisione di un post di Osama Bin Laden.

Secondo la piattaforma il contenuto era stato identificato dal sistema come contenuto di tipo terrorista, facendo sì che il dispositivo associato all’account venisse bandito. Secondo il portavoce di TikTok la notifica di sospensione ricevuta subito dopo la condivisione del video sui campi di detenzione cinesi era dovuta al fatto che il nuovo account fosse comunque collegato al suddetto dispositivo.

Il post sopracitato consisteva in una raffigurazione del terrorista di Al Qaeda, facendo dell’ironia sul fatto che gli adolescenti musulmani hanno per lui come una “cotta”, criticando in maniera ironica l’infondato stereotipo per il quale “tutti i musulmani americani supportano i terroristi”.
Il commento di Aziz per spiegare meglio la condivisione di questo contenuto è stato il seguente: «da musulmana-americana, cresciuta in un paese che mi deride… Mi è stato detto: “Perché non ti sposi un terrorista? Tu stessa lo sei”. Così ho pensato, “Bene, farò un TikTok dicendo che un terrorista è carino”. Ovviamente stavo scherzando… [Il post] è stato decontestualizzato».

Convinta però dell’importanza di continuare a parlare di problematiche sociali così rilevanti, Aziz ha dichiarato che non si fermerà: «credo che se continuerò a provare a farlo su TikTok, loro cercheranno solo di silenziarmi, dunque perché non passare a Instagram e aumentare la consapevolezza lì? […] Non mi faranno tacere».

le dichiarazioni di TikTok sulla questione

In un blog post rilasciato da TikTok, l’azienda ci ha tenuto tuttavia a precisare che il 27 novembre il video di Aziz, allora diventato virale, era stato effettivamente rimosso dalla piattaforma ma a causa di un «errore umano» nella moderazione dei contenuti, essendo stato successivamente rimesso online.

Inoltre, l’azienda ha presentato anche una richiesta di scuse all’adolescente, consentendole di accedere di nuovo al suo profilo (@getmefamouspartthree), avendo deciso, in questo caso, di togliere il divieto associato al dispositivo in questione. A questo proposito l’azienda aggiunge che le politiche di moderazione della piattaforma mirano a evitare la «diffusione di comportamenti maliziosi» e che creare un ambiente sicuro e positivo per gli utenti, proteggendo contemporaneamente la loro libertà di espressione creativa, è un compito arduo: «a volte questo processo può non essere perfetto. Gli esseri umani commettono degli errori, come quello che abbiamo commesso nel caso del video di @getmefamouspartthree».

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