Domenica 18 Agosto 2019
Comunicazione«UE’»: per una narrativa nuova dell’Unione Europea c’è davvero bisogno di un inno neomelodico?

«UE'»: per una narrativa nuova dell'Unione Europea c'è davvero bisogno di un inno neomelodico?

Arriva UE', canzone neomelodica di Lorenzo Baglioni che racconta l'Unione Europea e invita i più giovani a votare per le europee 2019.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore
«UE'»: per una narrativa nuova dell'Unione Europea c'è davvero bisogno di un inno neomelodico?

Forse quello di cui l’Europa ha bisogno è soprattutto una narrativa nuova. È per questo che #StavoltaVoto, la campagna di sensibilizzazione al voto in vista delle elezioni del 26 maggio 2019, ha puntato fin dall’inizio su protagonisti, linguaggi, stilemi inediti per una comunicazione istituzionale. Come quelli di «UE’», la canzone neomelodica di Lorenzo Baglioni che racconta cos’è, come funziona e perché è importante l’Unione Europea e che, facendolo, dovrebbe convincere i più giovani a non perdere l’appuntamento alle urne.

UE’, la canzone neomelodica di Lorenzo Baglioni che è un atto d’amore per l’Unione Europea

Fin qui, quello in cui è riuscita sembra essere soprattutto guadagnare visibilità e – per usare un termine che ben si adatta allo spirito di una campagna tutta giocata a suon di hashtag e influencer  – viralità. In poche ore infatti «UE’», la canzone neomelodica sull’Unione Europea, è stata vista su YouTube oltre cento milioni di volte e ha generato buzz e passaparola consistenti.

Non ci si poteva aspettare diversamente, del resto, scegliendo uno youtuber tra i più seguiti in Italia e già noto per canzoni didattiche come “Il congiuntivo”, in cui toni ironici e a tratti sopra le righe servono a riflettere sull’abbondante fetta di italiani che ha perso l’abitudine a usare correttamente tempi e modi verbali.

L’operazione «UE’»? Nasce da premesse ben specifiche, come ha spiegato lo stesso Baglioni in un’intervista ad AGI. Da anni, soprattutto in Italia, sembra esserci una chiara volontà di raccontare l’Europa in modo freddo e distaccato: ciò rischia di farne prevalere l’immagine di entità con il solo compito di imporre limiti, frenare l’autonomia e controllare l’operato dei singoli Stati. A complicare il tutto si aggiunge un linguaggio, quello con cui si esprimono atti e raccomandazioni comunitarie e ancor prima quello che definisce strutture e ruoli all’interno dell’Unione Europea, burocratico e che è tutto tranne che di immediata comprensione. Basta risalire, però, alle origini e ai valori fondanti dell’Europa per accorgersi che la sua è, al contrario, una grande storia d’amore: come raccontarla meglio, allora, che attingendo al repertorio classico della canzone neomelodica?

Complice anche uno gioco di parole – un po’ scontato – tra la sigla dell’Unione e uno degli intercalari tipici della parlata napoletana, quello in cui riesce Lorenzo Baglioni è, così, trasformarsi in un perfetto neomelodico campano – o, almeno a tratti, in una sua caricatura – e dare melodia e raccontare come mai è stato fatto prima, con esempi viventi e derivati dall’esperienza di tutti i giorni, espressioni come «politica economica», «carattere sovranazionale», «area Schengen».  Dalla canzone neomelodica «UE’» sembra imparare però anche un po’ di autoironia. Tra gli argomenti che dovrebbero convincere l’elettore medio dell’importanza dell’Europa, e di conseguenza a votare per le elezioni europee, non possono mancare l’Erasmus, la possibilità di viaggiare senza passaporto, quella di approfittare di fondi perduti: che non siano, però, proprio argomenti come questi a mantenere in vita una narrazione riduttiva dell’Europa stessa?

Di cliché, del resto, la canzone neomelodica di Lorenzo Baglioni per la propaganda UE abbonda: dalla passeggiata sotto la pioggia sul lungomare di Napoli all’amore tormentato con una rossa focosa e il bacio con vista Vesuvio, passando per la pizza da mangiare sugli scogli. L’impressione potrebbe essere insomma che, mentre prova a raccontare con un occhio diverso la politica europea, a tratti ne banalizzi l’essenza e il dubbio, a questo punto, è lecito: è davvero questo il tipo di narrazione che i più giovani si aspettano e che considerano di appeal, quando soprattutto in gioco ci sono argomenti rilevanti per la cosa pubblica?

Fare marketing elettorale sui generis è la soluzione per convincere elettori distratti?

Non è solo una campagna istituzionale come #StavoltaVoto però a far affidamento per la prima volta a micro influencer, come i singoli elettori, e a influencer più noti a chi frequenta gli ambienti digitali, da MYSS KETA o Barbie Xanax.

PURTROPPO A QUESTE ELEZIONI NON SONO ANCORA CANDIDATA, MA IL 26 MAGGIO ANDATE COMUNQUE A VOTARE. #STAVOLTAVOTO #EUROPEE2019 #UVIC #UNVOTOINCAPSLOCKUfficio d'informazione in Italia del Parlamento europeo

Pubblicato da MYSS KETA su Mercoledì 15 maggio 2019

Usare forme sui generis di comunicazione come via per coinvolgere – e convincere –elettori sempre più distratti da una grande quantità di messaggi e, forse, persino poco interessati alla politica sembra essere l’ultima tendenza del marketing elettorale, a qualsiasi latitudine e qualsiasi sia l’obiettivo da raggiungere.

Proprio mentre la divisione italiana del Parlamento Europeo affidava la sua campagna di sensibilizzazione a Lorenzo Baglioni e alla canzone neomelodica «UE’» e Salvini pensava a un gioco a premi per gli elettori della Lega, per esempio, faceva discutere la decisione di un politico danese che ha investito in pubblicità elettorale su P0rnHub: candidato alle politiche locali, come riporta CNN, ha giustificato la scelta con l’esigenza per esponenti e partiti politici di essere esattamente dove si trovano i propri elettori (e il noto sito per adulti conterebbe oltre 100 milioni di visite giornaliere proprio dalla Danimarca) e scelto un copy e dei toni giocosi con allusioni al tempo che resta per andare a votare dopo aver usufruito dei servizi della piattaforma.

Dall’Australia viene invece la proposta di Alex Dyson: chi lo ha detto che messaggi e contenuti politici seri, come quelli che hanno a che vedere con l’emergenza climatica e ambientale, non possano essere veicolati con toni leggeri e scherzosi come quelli di un balletto divertente? La risposta sembrerebbe essere: “nessuno, se si considera il numero alto di interazioni ricevute proprio dalla clip condivisa sui social che lo vede ballare in prima persona e come, nella sua atipicità, questa sia riuscita a guadagnarsi attenzione e visibilità sui media.

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