Martedi 13 Novembre 2018
MacroambienteUffici open-space: tra luci, ombre ed insidie.

Uffici open-space: tra luci, ombre ed insidie.

Da un'infografica di GetVoip, fattori di criticità e soluzioni al problema della scarsa produttività negli uffici open-space


A firma di: Michele Decio Strizzi Contributor
Uffici open-space: tra luci, ombre ed insidie.

Gli uffici open-space, ovvero i locali commerciali privi di muri divisori, sono da tempo al centro dell’attenzione di numerosi osservatori. Dal momento in cui gli open-space sono arrivati sulla scena, in molti hanno puntato su questa nuova modalità di organizzazione del lavoro. Secondo alcuni si tratta di una metodologia innovativa che stimola produttività, collaborazione, trasparenza e persino lo stato di salute dei lavoratori. Ma è davvero così? Secondo l’infografica realizzata da GetVoip, sembrerebbe che negli anni nessuno dei benefici citati sembra essersi realmente concretizzato. Analizziamo nello specifico quelli che sembrano mostrarsi come fattori di criticità nello scarso successo degli uffici Open-Space.

Open-space, privacy e produttività

Open-space, privacy e produttività

PRIVACY E PRODUTTIVITA’ – Secondo alcuni dati, privacy e produttività sembrerebbero unite da un legame indissolubile: il 95% dei dipendenti dichiara di ritenersi maggiormente produttivo quando lavora da solo, l’85% dei dipendenti si dichiara insoddisfatto del proprio ambiente di lavoro e non riesce a concentrarsi, il 63% cita i colleghi rumorosi come la principale causa di distrazione sul posto di lavoro.

LA RIDUZIONE DELLO SPAZIO – Nel corso degli anni,  in Nord America è progressivamente diminuita la quantità di spazio assegnato a ciascun lavoratore. Si è passati dai 50 MQ dei primi anni 70 ai 17 MQ del 2012, e nel 2017 lo spazio si ridurrà ulteriormente toccando i 10 MQ. Un altro elemento su cui riflettere.

Open-space, produttività e salute

Open-space, produttività e salute

IL FATTORE SALUTE – Gli ambienti degli uffici open-space si rivelano un territorio fertile per la rapida diffusione di germi e virus che aumenterebbero la vulnerabilità alle malattie. E sembra essere proprio lo stress generato da questa situazione ad aggravare la situazione. Secondo un sondaggio, i dipendenti open-space giudicano con sufficienza il grado di produttività e lo stato di salute raggiunti nel proprio ambiente di lavoro, mentre i dipendenti a casa assegnano un punteggio di 7.7 e 8.1 rispettivamente a produttività e salute nell’ambiente di lavoro. Solo il 5% dei tele-lavoratori risulta stressato, contro il 28% dei dipendenti open-space.

LE INTERRUZIONI – Un dipendente in un ufficio open-space viene interrotto mediamente ogni 3 minuti, perdendo il 28% del proprio tempo tra stop continui e “tempo di recupero” necessario alla ripresa del ritmo di lavoro. L’aggravante è che il 75% delle interruzioni che un dipendente subisce quotidianamente sono spesso immotivate e senza alcun legame con il lavoro da svolgere.

I costi delle interruzioni

I costi delle interruzioni

E le interruzioni, come è facile intuire, hanno un costo: almeno 588 Bilioni di dollari vengono persi ogni anno a causa di dimenticanze e difficoltà di concentrazione dopo i continui stop.

Numerosi problemi, a cui sarebbe opportuno trovare una soluzione. La ricerca in oggetto offre degli spunti interessanti, ma non coglie un aspetto importante ovvero l’impossibilità di alcune aziende nel fornire un ufficio per ciascun singolo dipendente. I vincoli finanziari e spaziali non sono un’invenzione e spesso obbligano gli organizzatori a scelte come quella degli uffici open-space. In ogni caso, ogni problema trova la sua soluzione e a tal proposito alcune opzioni potrebbero mitigare (e in alcuni casi eliminare) gli aspetti più critici dell’open space:

  1. Il telelavoro – Secondo alcuni dati, spendere fino al 20% del proprio tempo di lavoro a distanza aumenterebbe il coinvolgimento e la produttività. La privacy e l’indipendenza aiuterebbero i lavoratori a trovare un maggiore e più efficiente equilibrio tra il lavoro in team e la concentrazione.
  2. L’ecosistema – Alcune semplici misure potrebbero rivelarsi fondamentali per raggiungere risultati soddisfacenti: basterebbe separare le sale conferenza per chi necessita di silenzio, verificare quanti tipi diversi di spazio sarebbe possibile organizzare e aumentare di poco il livello di intimità per generare una incredibile (ed insperata) spinta alla produttività.
  3. La libertà di scelta – Aumentare la soddisfazione, l’impegno e la produttività della forza lavoro potrebbe dipendere semplicemente dalla possibilità per i dipendenti di scegliere come e dove sistemarsi in ufficio. In molti casi, infatti, assegnare una maggiore autonomia e una maggiore varietà di opzioni si tradurrà in una nuova linfa vitale.

Poche piccole mosse, per risolvere i problemi generati dal caos degli open-space e permettere alla propria organizzazione di ripartire con una nuova marcia.

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