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MacroambienteUsare Wikipedia per l’apprendimento? Migliora il proprio rapporto con le fonti e insegna a fare ricerca scientifica

Usare Wikipedia per l’apprendimento? Migliora il proprio rapporto con le fonti e insegna a fare ricerca scientifica

Per molti l'idea di studiare su Wikipedia è ancora un tabù. Eppure sempre più voci e sempre più esperimenti in ambito accademico dimostrano che l'enciclopedia libera non solo è affidabile, ma aiuta a capire come gestire le fonti anche nell'ambito della ricerca scientifica. Ne abbiamo parlato con Manolo Farci dell'Università di Urbino.

utilizzare wikipedia per l'apprendimento

Quando nel 2001 Jimmy Wales fondò l’enciclopedia libera non poteva immaginare certo che solo quattro anni dopo, nel 2005, uno studio di Nature riconoscesse a Wikipedia la stessa affidabilità dell’Enciclopedia Britannica. Centosessantadue «problemi», tra gravi mistificazioni di concetti di base e meno importanti omissioni o imperfezioni, contro centoventitré: uno scarto irrilevante se si considera che da un lato c’erano una creatura e un modello completamente nuovi basati sulla collaborazione degli utenti in Rete e dall’altro uno dei più accreditati giganti del sapere. Tutte le volte che ci si interroga sull’opportunità di usare Wikipedia per l’apprendimento, così, sarebbe utile partire da qui, dall’idea che essa «va considerata affidabile esattamente al pari di qualsiasi altra fonte offline e online» ha sostenuto in un’intervista ai nostri microfoni nel 2017 Manolo Farci, research fellow presso il Dipartimento di Comunicazione dell’Università di Urbino.

Perché il modello Wikipedia spaventa il mondo accademico

Se c’è una ragione per cui la frase “l’ho letto su Wikipedia” è diventata nel tempo il mantra più amato dagli studenti e quello più guardato di sottecchi da docenti e professori universitari è, del resto, una ragione che va ben oltre i dubbi sulla affidabilità come fonte dell’enciclopedia online. Il modello di Wikipedia mette in crisi il tradizionale modello accademico: «il suo meccanismo collaborativo e apparentemente anonimo fa scomparire, infatti, tutte quelle tradizionali figure diintermediari” (scrittori, esperti, giornalisti, eccetera) che storicamente hanno avuto la funzione di certificare l’autorevolezza e validità di un contenuto. La logica di disintermediazione amatoriale promossa dalla piattaforma finisce per spaventare, così, tutti coloro che difendono il ruolo e l’importanza riconosciuta degli operatori professionisti» ha continuato il ricercatore.

Davvero, però, su Wikipedia chiunque può creare una voce ex novo o modificarne una già esistente a prescindere dalla sua familiarità con i temi in questione? «Le cose sono più complesse di così. È da ingenui immaginare che Wikipedia si possa reggere esclusivamente su una presunta saggezza della folla (in letteratura sono definiti “smart mob” gruppi in grado di organizzarsi in vista di un obiettivo finale collettivo e di pubblica utilità, come la condivisione di conoscenze appunto, ndr) e non solo perché la piattaforma è gestita da un gruppo di amministratori che lavorano come veri e propri revisori e si occupano di monitorare i contenuti creati dagli altri utenti, ma anche perché a contribuire alla realizzazione degli articoli sono quasi sempre specialisti nei loro specifici settori di competenza». Wikipedia funziona in altre parole grazie a quello che Clay Shirky ha definito “ surplus cognitivo ” e cioè grazie alla straordinaria facilità con cui in Rete si trovano esperti di qualsiasi campo del sapere umano desiderosi di impiegare il proprio tempo libero proprio alla condivisione di quello stesso sapere. Il resto lo fa la capacità di organizzazione delle cosiddette “masse intelligenti” che intervengono a correggere sviste, modificare errori e perfezionare il risultato finale in pochissimo tempo: si stima che, in caso di informazioni scorrette all’interno delle voci, i “wikipediani” riescano a risolvere entro cinque minuti.

Gli scandali su Wikipedia? SONO INCIDENTI DI PERCORSO, FISIOLOGICI PER UN SISTEMA complessO

Perché alto grado di expertise e peer review non sono riusciti però a tenere l’enciclopedia libera al riparo da alcuni noti “scandali”, forse proprio tra i responsabili di tanto scetticismo quando si tratta di usare Wikipedia per l’apprendimento? Nella storia di Wikipedia ci sono state voci inventate di sana pianta: quella su Jar’Edo Wens, per esempio, una presunta divinità venerata dagli aborigeni australiani, creata per scherzo da un anonimo utente australiano e rimasta online per nove anni. Daniele Virgillito, uno scrittore freelance, ha raccontato su Wired di aver ingannato a più riprese Wikipedia: la prima volta quando, nel maggio del 2009, in occasione della morte di un noto ex sacerdote e politico, inserì una sua finta citazione sulla voce di Wikipedia, citazione che venne immediatamente ripresa da testate online, giornalisti, personaggi famosi e persino dall’allora sindaco di Milano durante un discorso ufficiale. Ancora, molti appassionati di biologia e mammiferi si stupirono di non aver mai sentito nominare una specie detta “Brazilian aardvark“, prima di scoprire che si trattava di una modifica fatta per scherzo da un diciassettenne alla voce Wikipedia sui coati. Sono tutti «episodi pittoreschi, ottimi per condire notizie di giornali – ha sottolineato ancora Manolo Farci – che non inficiano in alcun modo l’importanza del modello della produzione collaborativa di conoscenza su cui si regge Wikipedia». A volte Wikipedia potrebbe dare, insomma, l’impressione di essere una sorta di “far west” dell’informazione, ma a sistemare le cose ci pensano le applicazioni pratiche della teoria della complessità (che, piuttosto brevemente, studia cosa avviene e come all’interno dei sistemi dinamici).

«Nonostante su Wikipedia non esistano, o quasi, strutture formali riconosciute, le persone tenderanno naturalmente a ricavarsi un proprio ruolo preciso all’interno della piattaforma, dalla leadership all’organizzazione, sino al compito di controllo e verifica della correttezza dei contenuti postati. È quello che altrove viene spiegato con il concetto di “emergenza” e, cioè, la caratteristica propria dei sistemi di auto-organizzarsi per evolvere secondo traiettorie totalmente indipendenti rispetto alla semplice somma dei singoli comportamenti umani. Wikipedia è qualcosa di più degli individui che ne fanno parte: per questo il gesto del singolo che diffonde volutamente bufale o del politico che usa il sistema per farsi pubblicità sui media ricopre un peso molto relativo». 

Peso che comunque dall’enciclopedia libera non è mai stato sottovalutato. Negli anni Wikipedia ha chiuso infatti partnership con soggetti istituzionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità o le Nazioni Unite e ha assoldato task force di esperti che intervenissero quando modifiche controverse alle voci o informazioni manipolate al loro interno riguardassero temi rilevanti per vita di interi Paesi o mettessero a rischio l’ordine pubblico. Proprio sul principio di un’informazione trusted” il fondatore di Wikipedia ha basato, addirittura, progetti collaterali – e, diversamente da Wikipedia, profit, ma non molto di successo, tanto che la loro è stata un’esistenza travagliata e breve – come Wikitribune prima e WT:Social poi.

Una rigorosa selezione delle fonti è ormai, però, soprattutto parte della prassi di scrittura di un wiki: come ha continuato a spiegarci Manolo Farci, un wikipediano «può citare, per esempio, una rivista scientifica online i cui lavori siano stati sottoposti a una preventiva peer-review, ma non può assolutamente inserire tra le fonti articoli presi da blog personali o siti qualsiasi. In epoca di fake news, questo è un principio fondamentale: basti pensare che recentemente la stessa Wikipedia ha deciso di non citare più il Daily Mail come fonte per i propri articoli. Quello che scrivono gli utenti su Wikipedia, dunque, non è mai frutto delle loro opinioni personali e, se lo fosse, verrebbe prontamente segnalato. In altre parole su Wikipedia difficilmente si accetterà che a scrivere la voce sul “negazionismo” sia un negazionista, ma si cercherà di riportare il pensiero dei negazionisti, citando fonti e dati».

Usare Wikipedia per l’apprendimento: che sfide (e che vantaggi)

Studiare su Wikipedia, o meglio usare Wikipedia per l’apprendimento, richiede insomma di cimentarsi subito e in prima persona con la verifica delle fonti e a pensarci bene, come ha sottolineato su Edutopia Benjamin Barbour, è una task non sempre richiesta da altri, più tradizionali, metodi di apprendimento scolastici e universitari o che gli stessi riescono sufficientemente ad allenare. Più di un libro di testo, più di delle slide o della registrazione di un corso universitario una voce Wikipedia è «un punto di partenza […]. Le informazioni che si trovano al suo interno sono capaci di indirizzare chi legge verso fonti più affidabili» e di farlo attraverso un percorso di apprendimento davvero personalizzato, personalizzabile, neutrale e libero (gli ultimi due principi sono, non a caso, enunciati fin da subito da Jimmy Wales come “manifesto” di Wikipedia). Bibliografia, note e reference delle singole voci rappresentano, in questo senso, una delle risorse più preziose a disposizione di chi vuole approfondire un certo argomento e, per tornare agli studenti, universitari soprattutto, aiutano a farsi un’idea più precisa su come scrivere un articolo o un testo scientifico. «La maggior parte di noi – ha proseguito l’esperto – consulta Wikipedia continuamente, eppure la parte più bella della piattaforma è quella meno visibile, a cui probabilmente diamo meno attenzione». Anche le pagine e pagine di discussioni, spesso accese, tra utenti sui singoli edit per esempio sono «stimolanti […] e hanno un ruolo centrale nel determinare la qualità della stesura dei contenuti, in termini di obiettività e accuratezza».

Cosa giustifica allora ancora tanta resistenza a usare Wikipedia a scuola o nelle aule universitarie?

«C’è una specie di ammonimento comune che ogni docente universitario rivolge allo studente che si accinge a scrivere la sua tesi di laurea: “Mi raccomando, non usare Wikipedia come fonte!”. È un avvertimento legittimo, ma che in realtà non coglie in nessuno modo la sfida in termini educativi che le risorse digitali offrono oggi ai ragazzi. Molti docenti, infatti, si lamentano della scarsa qualità dei lavori presentati dagli studenti, della loro incapacità di fare ricerche bibliografiche o citare in modo accurato oppure della loro tendenza ad affidarsi in maniera cieca ed esclusiva alle fonti online, arrivando spesso al plagio. Se però gli studenti appaiono così disinteressati a questo schema di studio e ricerca, è davvero solo ed esclusivamente colpa loro? Se obiettivo dell’insegnamento è preparare gli studenti a lavorare in un ambiente sempre più tecnologicamente sofisticato, cosa può offrire un modello di apprendimento che misura la qualità di una tesi di laurea esclusivamente nei termini di un vetusto “prodotto libro”? A chi serve davvero? La sfida è quella di sperimentare nuovi approcci formativi che promuovano la ricerca di gruppo, la scrittura collaborativa e partecipativa, le logiche conversazionali e la capacità di negoziazione all’interno delle comunità di discorso. Oltre che fornire conoscenze e competenza disciplinari, un’università dovrebbe insegnare ai ragazzi a essere “net smart” – per utilizzare un’espressione coniata da Howard Rheingold – ossia a modulare la propria capacità di apprendimento e riflessione in maniera critica e flessibile, sfruttando le potenzialità della Rete, invece di lasciarsene travolgere. Saper usare Wikipedia è sicuramente un modo per coltivare questa intelligenza di Rete».

Molti casi di studio hanno dimostrato proprio che lavorare in modo collaborativo alla redazione di voci su Wikipedia produce effetti positivi nei meccanismi di apprendimento scolastico, in quanto stimola competenza tecnologica e interesse verso le caratteristiche strutturali della piattaforma, promuove modalità di lavoro “molecolare” in cui ognuno offre piccole modifiche che in modo incrementale contribuiscono alla creazione di un contenuto complesso e, ancora, stimola il senso di appartenenza ad una comunità di pratica in cui non esistono gerarchie precostituite o particolari filtri di accesso. Secondo altre ricerche chi ha scelto di usare Wikipedia per l’apprendimento, e in particolar modo chi ha partecipato alla stesura o all’editing di una o più voci Wikipedia, è stato disposto a investire di più sul risultato del proprio lavoro e ha registrato maggiori livelli di soddisfazione e crescita personale. «Per questo, invece di demonizzare Wikipedia, occorrerebbe considerare le opportunità del modello Wiki nel potenziamento delle forme di apprendimento collaborativo soprattutto in ambito scolastico», ha continuato Manolo Farci.

Dalla teoria alla pratica: con #WikiTim gli universitari italiani imparano a usare Wikipedia per l’apprendimento

Un’idea, quella di coinvolgere gli studenti nella stesura di voci di Wikipedia, che sembra cominciare a prendere piede anche in Italia. #WikiTim è stata, per esempio, la prima iniziativa a livello europeo in cui un’azienda e una Università hanno con Wikimedia Italia per la stesura di voci su alcuni argomenti specifici. Più nel dettaglio si è trattato di sei nuove voci su cultura tecnologica e digitale redatte dagli studenti dell’Università di Urbino; dodici realizzate dal Politecnico di Milano su cartografia e mapping; sette realizzate dalla Luiss di Roma su temi come brand identity , crisi d’impresa e transazione fiscale e sei redatte o modificate dagli studenti della Federico II di Napoli sulla gestione dell’infrastruttura di rete. I risultati? Sono stati più che positivi: «in anni di insegnamento non ho mai visto così tanto entusiasmo, così tanta voglia di mettersi in gioco per un compito non certo facile e, diciamocelo, alle volte noioso, come quello della scrittura scientifica – ha continuato a raccontarci Manolo Farci, che ha curato con Giovanni Boccia Artieri la puntata urbinate di #WikiTime credo che il motivo principale dell’interesse mostrato dagli studenti sia da ricercare nella profonda consapevolezza di scrivere per un pubblico potenzialmente enorme che probabilmente leggerà, userà o lavorerà per migliorare quello che hai scritto. Sapere che il tuo lavoro potrà essere utile alla comunità è il modo migliore per aumentare interesse e impegno individuale. Per questo, quando ti avventuri nel mondo di Wikipedia, quando inizi a capire i meccanismi di funzionamento interni e lo sforzo di lavoro editoriale che c’è dietro, prendi coscienza che ti trovi di fronte a una opportunità unica, che nessuna altra modalità di apprendimento potrà mai offrire ai tuoi studenti».

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