Giovedi 20 Settembre 2018
MacroambienteUtenti Internet in Italia: iperconnessi, multi-piattaforma e con un rapporto contraddittorio con la privacy

Utenti Internet in Italia: iperconnessi, multi-piattaforma e con un rapporto contraddittorio con la privacy

Un’indagine AGI-Censis fotografa comportamenti e abitudini degli utenti Internet in Italia, con particolare attenzione a privacy e sicurezza.


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Utenti Internet in Italia: iperconnessi, multi-piattaforma e con un rapporto contraddittorio con la privacy

Sono lontani in tempi in cui si attivava una connessione, si faceva in Rete quello di cui si aveva bisogno e si tornava poi immediatamente offline. Oggi gli utenti Internet in Italia sono utenti always on e che intendono lo stare connessi come una condizione continuativa e normale delle proprie giornate. A confermarlo è “L’insostenibile leggerezza dell’essere digitale”, il rapporto AGI-Censis 2018 su comportamenti e abitudini degli italiani in Rete.

Italiani: sono sempre online, amano la messaggistica istantanea e switchano tra piattaforme

La maggior parte degli utenti nostrani, in particolare, sarebbe online prima di andare a dormire (77,2%) e al mattino immediatamente dopo essersi svegliato (63%) e userebbe lo smartphone persino quando è a letto (61,7%) o a tavola. In un quadro come questo c’è chi – il 60,7% del campione AGI-Censis – sembra rendersi conto di aver sviluppato una vera e propria dipendenza da Internet, ma non per questo riesce nell’impresa di auto-limitare le ore che passa connesso.

In particolare, il tempo sottratto ad altre attività come addirittura il lavoro (52,6%) e le relazioni e gli affetti familiari (35,6%), il senso di ansia e stress quando per caso non si riesce a essere online (55,4%) e ancora liti e discussioni con famiglia e amici sembrano essere ciò che preoccupa di più gli utenti Internet in Italia.

Il rapporto prosegue, quindi, provando a tracciare un campionario dell’internauta tipo italiano. Si va dagli «iperconessi», che usano la Rete massivamente e per una molteplicità di attività e di scopi diversi, agli «internauti standard» (in cui rientra almeno la metà della popolazione italiana connessa, il 51,6% per la precisione), che utilizzano costantemente ma in maniera meno ossessiva Internet e i suoi servizi, fino, ancora, agli utenti «di vecchia scuola», che sfruttano soprattutto i servizi più tradizionali come l’email e i motori di ricerca, ma non sono addicted da social e affini, e agli utenti «deboli» che fanno invece un uso decisamente più sporadico del web e dei suoi strumenti.

utenti internet in Italia tipologie

Fonte: AGI-Censis

utenti internet in Italia attività

Fonte: AGI-Censis

Tanto rappresentativi di ciò che fanno gli italiani in Rete da meritarsi una categoria a sé, gli utenti che utilizzano in maniera continuativa e senza mai staccarli i servizi di messaggistica istantanea sono, in parte a sorpresa, più di quelli che invece fanno un uso costante dei social network: il 73,4% del campione AGI-Censis infatti dice di usare WhatsApp (che è, tra l’altro, il servizio per l’instant messaging di gran lunga più diffuso dal momento che lo utilizza oltre il 95% degli utenti Internet in Italia) e simili tutti i giorni e continuamente durante la giornata, contro solo il 61% che lo farebbe con Facebook e co.

Come si sceglie, però, il servizio che fa più a caso proprio? La gratuità sembrerebbe un discrimine importante: due terzi degli utenti italiani, infatti, sarebbero pronti ad abbandonare i servizi preferiti per la messaggistica istantanea se costretti a pagare anche una piccola cifra per il loro utilizzo. Questioni di privacy, sicurezza e corretto trattamento dei dati personali, invece, sembrano contrae di meno: il 53,5% del campione sarebbe disposto a continuare a utilizzare un servizio, infatti, anche se non fosse certo che i suoi dati siano utilizzati in maniere corretta, per esempio. Lo studio dà conferma, comunque, di come neanche gli italiani siano utenti fedeli a una sola piattaforma, ma ne utilizzino di diverse contemporaneamente e per diversi scopi e una buona fetta di loro (il 21,2%) valuta sempre e con interesse le novità del campo.

Così gli utenti Internet in Italia difendono la propria sicurezza online

Che lo utilizzino soprattutto per restare in contatto con amici e familiari o ne sfruttino pienamente tutte le opportunità di business, però, che aspetti del web sembrano preoccupare di più gli italiani e con quali comportamenti e quali misure questi provano a stare al sicuro? Il rapporto prova a rispondere anche a domande come queste, a partire da un’osservazione contestuale e che fa riferimento alla cronaca più recente: davanti al rischio che fake news, misinformazione e notizie manipolate ad arte vizino il dibattito pubblico, gli italiani apprezzerebbero la real name policy, cioè sarebbero disposti, almeno nelle intenzioni, a fornire un documento di riconoscimento al momento dell’iscrizione sulle principali piattaforme social a patto che ciò serva a evitare profili anonimi e fake (33,2%), responsabilizzare gli utenti rispetto ai propri comportamenti online (28.7%) e aver maggior controllo anche su bambini e minorenni sui social network (14.9%).

Quanto al rischio cybersecurity, il quadro italiano comunque è tutt’altro che roseo. C’è una buona percentuale di utenti Internet in Italia che ha visto i propri dispositivi attaccati da un virus (41,9%), che ha subito un tentativo di phishing o furto d’identità (22,2%) o che ha avuto clonate le sue carte di credito (17.9%). Nonostante questo, gli attacchi informatici e la questione della sicurezza in Rete non sembrano essere reali motivi di preoccupazione per gli italiani: c’è solo un 13%, infatti, per cui rappresentano una fonte di ansia tale da evitare per esempio l’uso di servizi di home banking, mentre la restante parte degli internauti nostrani o si ritiene abbastanza consapevole e pronta ad affrontare i rischi che provengono dalla Rete o tende a minimizzare l’impatto concreto che le minacce online hanno sulla sua vita. In che comportamenti concreti si traduce tutto questo? Secondo il rapporto AGI-Censis, la maggior parte degli italiani ormai terrebbe aggiornati sistema operativo e antivirus (84,4%), non aprirebbe email e allegati provenienti da mittenti sospetti (84,1%) e utilizzerebbe password diverse per ogni servizio utilizzato e le cambierebbe con frequenza almeno annuale (57%).

utenti internet in Italia misure per la cybersecurity

Mentre lo spamming è uno dei fenomeni a cui gli italiani sembrano essere abituati e rassegnati (c’è un 41,8% di utenti che si limita semplicemente a cancellare questa tipologia di email, mentre appena un 24,5% si dice «arrabbiato» e pretenderebbe più misure in sua difesa), la cronaca di questi mesi sembra aver acceso i riflettori soprattutto su privacy e trattamento dei dati personali. C’è un apparente controsenso però: mentre si continua a discutere del GDPR e della sua ricezione e applicazione a livello locale, la maggioranza degli italiani continua a non leggere le informative sulla privacy perché è convinto di sapere «più o meno» quello che dicono (oltre il 40%), non le interessano o non ha tempo (9.7%) oppure non crede addirittura che siano un problema (6.6%).

utenti internet in Italia chi legge le informative sulla privacy

Controsenso nel controsenso, nonostante siano poco impegnati a difendere personalmente la propria privacy, gli utenti Internet in Italia non si fiderebbero abbastanza di come i titolari tratterebbero i loro stessi dati personali: campioni di sfiducia sono, in particolare, social network (non si fida di queste piattaforme il 69,6%) e motori di ricerca (60,5%), mentre meglio va a enti pubblici e istituzioni (23,4%) e persino piattaforme di eCommerce (38,2%). In parte è, ancora, un problema di cattiva informazione: non molti italiani sanno infatti davvero di cosa si parla quando si parla di cookie o di tracce di navigazione ed è diffusa la convinzione che questi costituiscano moneta di scambio tra soggetti anche diversi da quelli per cui è stato prestato consenso al trattamento. Lo scandalo Cambridge Analytica, in questo senso, non ha fatto che confondere le acque: nonostante Facebook e co. siano stati per settimane al centro della cronaca, sospettati di un uso malevolo dei dati dei propri iscritti, le abitudini degli italiani in Rete o l’attitudine verso i servizi digitali non sono cambiati, per un abbondante 37% del campione AGI-Censis, anzi, tutto è rimasto identico a prima e c’è solo un 2% di utenti che ha cancellato i propri profili social in seguito alla cronaca.

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