Martedì 20 Ottobre 2020
MacroambienteVecchi cellulari usati per combattere la deforestazione e il bracconaggio: ecco la tecnologia usata per tutelare le foreste

Vecchi cellulari usati per combattere la deforestazione e il bracconaggio: ecco la tecnologia usata per tutelare le foreste

Si tratta di dispositivi creati a partire da vecchi cellulari che consentono di "spiare" boscaioli abusivi e proteggere le foreste pluviali.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Vecchi cellulari usati per combattere la deforestazione e il bracconaggio: ecco la tecnologia usata per tutelare le foreste

Difficile non meravigliarsi quando si ascoltano i suoni di una foresta pluviale: il canto degli uccelli, i versi delle scimmie, il ronzio degli insetti e il rumore del vento e della pioggia. Spesso, purtroppo, a disturbare quest’armonia di suoni c’è il rumore prodotto da boscaioli abusivi che abbattono alberi e mettono a rischio l’habitat di tantissime specie. È per questa ragione che l’ingegnere americano Topher White ha deciso di usare dei vecchi cellulari per creare un sistema in grado di monitorare azioni illegali di questo tipo, andando a registrare l’audio delle zone protette e identificando così delle attività sospettose.

(Suoni registrati in una foresta pluviale. Fonte: Courtesy Rainforest Connection)

Vecchi cellulari per rintracciare taglialegna abusivi e bracconieri, in tempo reale

La possibilità di rintracciare all’interno della foresta il suono di una motosega o di altri strumenti o suoni prodotti dall’uomo rende più semplice ed efficace il lavoro delle guardie forestali e di tutti quelli che si occupano della tutela di aree protette. Questo perché, spesso, la grande difficoltà risiede proprio nel sorprendere i taglialegna e i cacciatori abusivi sul posto.

Per queste ragioni Topher White ha deciso di creare dei «sistemi di monitoraggio acustico per quelli che vogliono porre fine alla deforestazione illegale, in tempo reale». Dalla sua idea è nata, nel 2013, Rainforest Connection, una startup no profit che si occupa della creazione di questi sistemi.

I dispositivi somigliano a una sorta di fiore meccanico e per crearli White inserisce dei vecchi cellulari Android in scatole di plastica riciclata, munite di microfono, batterie e pannelli solari. Questi strumenti vengono collocati nella parte superiore degli alberi, sufficientemente in alto, divenendo così difficili da vedere e, di conseguenza, da rimuovere.

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Fonte: James Routh TV

I vecchi cellulari usati sfruttano le reti telefoniche esistenti anche nella foresta, come ha spiegato Topher White alla CNN. Essi registrano l’audio h24 coprendo oltre un chilometro di distanza, riuscendo così a catturare «tutti i suoni provenienti dalla foresta pluviale, inviandoli in diretta su dei cloud dove i nostri software li elaborano con differenti tipi di intelligenza artificiale per identificare il rumore di motoseghe, camion, persone e spari».

I dati in questione vengono poi inviati sotto forma di notifica, in tempo reale, sui cellulari dei partner locali che si occupano del controllo e della tutela dei territori monitorati. Quando ricevono l’allerta, essi devono valutare se l’attività rintracciata risulta sospetta o meno, sulla base della posizione geografica.

Vantaggi e limiti di questi dispositivi (così preziosi)

Durante un viaggio verso una foresta pluviale nell’isola del Borneo, nel 2011, White ha avvistato un boscaiolo abusivo in una zona protetta localizzata a pochi metri da una stazione di controllo forestale. I suoni naturali degli animali finivano per sovrastare il rumore delle motoseghe e l’ingegnere ha deciso così di impegnarsi per creare un sistema in grado di risolvere questo problema. Dopo aver creato un prototipo negli Stati Uniti, White è tornato in Indonesia per testare il sistema e il giorno dopo averlo installato sono stati rintracciati dei boscaioli abusivi.

Esistono, comunque, altre forme di monitoraggio delle foreste, come per esempio quelle basate sul controllo di immagini aeree o via satellite. Purtroppo però spesso la segnalazione non è immediata e infatti trascorrono diversi giorni o addirittura settimane prima che le guardie ricevano l’allerta, arrivando così troppo tardi in quella posizione.

Secondo Rainforest Connection, i cellulari rappresentano una «alternativa più veloce ed economica», anche se possiedono comunque dei limiti: in Perù, per esempio, i membri di Rainforest Connection hanno scoperto una tipologia di termiti che “rubava” ogni sorta di plastica trovata, portando via dei pezzi o rovinando i dispositivi. Inoltre, salvaguardare le foreste non è un compito semplice: Rainforest Connection lavora con altre organizzazioni no profit, tribù e comunità locali che spesso rischiano la vita per cercare di proteggere questi luoghi; non raramente, confrontarsi con boscaioli abusivi o bracconieri può essere pericoloso, specie se si tiene conto del fatto che le persone coinvolte in questo tipo di attività illegali sono armate.

Nonostante le sfide che il lavoro di tutela della natura comporta, la tecnologia in questione ha finora portato buoni risultati in diverse parti nel mondo, avendo contribuito di fatto alla salvaguardia della fauna e della flora di foreste pluviali di cinque paesi diversi (tra cui Perù, Camerun e Brasile) e anche all’ottimizzazione dell’azione di differenti gruppi locali e di tribù native.

Un enorme e utile database di suoni della natura: a cosa potrà servire?

Oltre alla tutela della natura, la tecnologia creata con i vecchi cellulari sta consentendo di creare un’ampia base di dati particolarmente rilevante per il settore della bioacustica. Infatti, con la grande mole di registrazioni raccolta in diverse aree “incontaminate”, Rainforest Connection sta creando una libreria di dati acustici grezzi che potranno essere usati per la ricerca. «Così come usiamo l’intelligenza artificiale e il machine learning per identificare delle motoseghe, stiamo sviluppando dei modi per cercare differenti animali e specie», ha spiegato l’ingegnere. Il dispositivo in questione consente infatti di raccogliere quantità massicce di dati di questo tipo, che contribuiranno a una maggiore «comprensione dell’ecologia e della natura», come ha aggiunto White.

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