Intraprendere un viaggio partendo dal proprio DNA

Oseresti mettere in discussione chi sei veramente? La campagna pubblicitaria dove i viaggi diventano una scioccante scoperta di se stessi.

Intraprendere un viaggio partendo dal proprio DNA

Ti piacerebbe fare un viaggio basato sul tuo DNA?” Ecco la domanda che ha fatto incuriosire molti partecipanti e che ha fatto diventare virale il video promozionale dell’agenzia di viaggi Momondo, superando le 120 milioni di visualizzazioni in 3 settimane.
Il viaggio proposto non è un viaggio come gli altri: la campagna Let’s Open Our World promuove la tolleranza, l’accettazione e l’apertura alla diversità, lottando contro stereotipi e idee prestabilite in maniera creativa e invitando ad una riflessione personale.

Qualcosa che siamo abituati a dare per scontato come la nostra origine genetica può essere capovolta dopo una semplice raccolta di saliva. Scoprire la provenienza geografica dei nostri antenati può sembrare una ricerca superflua, è un qualcosa che diamo per scontato, ma se un giorno le nostre convinzioni venissero contraddette?

Il DNA è ciò che ci rende unici in quanto individui. Ognuno di noi prende 50% del DNA del padre e 50% di quello della madre e, in questo modo, piccole tracce dell’informazione genetica degli antenati vengono trasmesse attraverso le generazioni. In uno dei video promossi dall’azienda in collaborazione con la DNA Ancestry, Brad Argent spiega come avviene la trasmissione del DNA e sottolinea che, quando parliamo di origine genetica non parliamo di paesi poiché questi non sono altro che mere “costruzione umane”: “biologicamente si parla di etnicità”, non di frontiere. Per illustrare meglio questo concetto, Argenti porta l’esempio di un ipotetico test: si cercano delle persone scandinave, facendogli il test del DNA, si cercano i pezzi di informazione che li contraddistinguono; successivamente se si esegue lo stesso test su una persona di nazionalità diversa, ad esempio inglese, e si trova un 20% di quei pezzi di informazione, vorrà dire che anche questa è per un 20% scandinavo. Si tratta chiaramente di stime approssimative, ma in un periodo che sembra sempre più segnato da separazioni, barriere e filo spinato, si cerca di ricordare che queste non sono altro che separazioni create artificialmente.

Sulla pagina Facebook di Momondo si può leggere: “È tempo di scoprire che ci sono più cose a unirci che a dividerci”. Per rendere più coscienti le persone su questo argomento, l’agenzia ha chiesto a 67 persone di partecipare ad un mini documentario promozionale dove in una prima fase gli veniva chiesto di parlare un po’ delle loro identità, nazionalità, popolo e paese di nascita. In seguito, gli veniva chiesto di parlare di altri paesi o nazionalità che non apprezzavano o di popoli con i quali pensavano di non andare d’accordo. Le risposte sono state molto varie e hanno incluso critiche a inglesi, tedeschi, turchi, francesi e molte altre nazionalità e culture.

Il 2016 è stato – ed è – chiaramente segnato da forti conflitti e violenza interraziale. L’agenzia ha cercato con questa campagna comunicativa di contrastare questa tendenza promuovendo uno dei più grandi benefici che i viaggi comportano: l’apertura mentale. Un viaggio offre l’opportunità di vedere il mondo con occhi diversi, con i propri occhi, anziché guardarlo attraverso stereotipi, idee prestabilite e opinioni poco oggettive.

L’iniziativa di Momondo desidera premiare quelli che hanno il coraggio di rischiare, di uscire dalla comfort zone, interrogandosi su ciò che hanno sempre dato come scontato e invitando a cercare “una nuova versione di noi stessi, di chi siamo”. In questo modo, l’agenzia ricorda che “un mondo aperto inizia da una mente aperta” col video di presentazione della DNA Journey.

L’iniziativa è anche una lotta contro pregiudizi e generalizzazioni, e proprio per questo, insieme al video che racchiudeva le reazioni dei diversi partecipanti, sono stati pubblicati anche alcuni video con le storie individuali dei diversi partecipanti. È stato questo il caso di Jay, fiero e convinto di essere 100% inglese. Dimostrando poca simpatia nei confronti dei tedeschi, Jay non aveva dubbi riguardo ai risultati. Curiosamente, invece, questi sono stati una vera sorpresa visto che in realtà il giovane era – stando al test del DNA – per un 5% tedesco. L’espressione di stupore nel ricevere questa notizia è stata chiara nella faccia di Jay. Ma, in media, le persone hanno tra 4 a 6 differenti origini etniche; alcune ne hanno anche di più, altre solo una, ma l’80% delle persone ottiene un risultato che non si aspettava.

Questi video affiancano un’interessante studio promosso dall’agenzia e realizzato attraverso un sondaggio a un campione di più di 7000 persone in 18 paesi. I risultati dimostrano che è possibile notare che chi viaggia tende a fidarsi di più delle altre persone, nazionalità e religioni. In effetti, il 76% delle persone che viaggiano verso altri paesi dicono di essere diventati più aperti alla diversità e alle differenze e il 75%  afferma di aver acquisto un’opinione più positiva nei confronti delle culture e dei popoli dei paesi visitati.

Momondo ha creato anche un concorso che prevede l’invio di un piccolo testo che racconti in che modo viaggiare aiuta a creare un mondo migliore, più aperto. Se i partecipanti ricevono il kit DNA possono passare alla fase successiva, avendo la possibilità di vincere un viaggio verso uno dei paesi d’origine o, meglio ancora, di vincere un viaggio per ogni paese menzionato nei risultati del loro test di DNA: basta inviare un video con la reazione del partecipante ai risultati ricevuti e i miglior video saranno premiati.

Poiché temiamo ciò che non conosciamo un viaggio può rappresentare una sorta di antidoto contro la paura dello sconosciuto e, di conseguenza, contro il razzismo e la discriminazione. Quando lo sconosciuto diventa familiare, la diversità diventa normalità e ci arricchisce di qualcosa di nuovo. Una campagna pubblicitaria che è un’ode alla diversità, all’unione e ad un’identità che in fondo non è mai così diversa dagli altri come pensiamo.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore Inside Marketing
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