Lunedi 15 Ottobre 2018
MacroambienteCome rendere piacevole un viaggio di lavoro? Arriva il bleisure

Come rendere piacevole un viaggio di lavoro? Arriva il bleisure

È in forte crescita il fenomeno del bleisure: si organizzano i propri viaggi di lavoro anche per conoscere nuovi posti e rilassarsi.


Giuliana Maria Volpe

A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing

Come rendere piacevole un viaggio di lavoro? Arriva il bleisure

In una società altamente frenetica e carica di impegni come quella attuale, il bleisure sembra essere un’ottima soluzione per conciliare lavoro e relax. Già nel 2015, secondo la ricerca condotta da BridgeStreet Global Hospitality, sei viaggiatori su dieci avevano maggiore possibilità di fare un’esperienza di bleisure rispetto a cinque anni prima. In effetti, il fenomeno del  bleisure sembrerebbe in continua crescita.
Tra i motivi principali c’è l’aumento del tempo lavorativo: il tempo che si dedica attualmente agli impegni lavorativi, infatti, risulta essersi incrementato al punto da non avere una netta demarcazione tra “tempo di lavoro” e “tempo libero”, si trascorre più tempo in ufficio e, di conseguenza, si riducono la qualità e la quantità del tempo trascorso con la famiglia e gli amici. Inoltre, a causa della crisi economica, si è drasticamente abbassata la possibilità di concedersi dei viaggi di relax.

Si può quindi comprendere bene il fertile terreno dello sviluppo del bleisure.

Bleisure: il giusto equilibrio tra lavoro e piacere

Il termine è un neologismo formato dall’unione delle parole ‘business e leisure‘: esso identifica chi viaggia per lavoro ed approfitta della trasferta per concedersi qualche giorno in più di vacanza. Dunque, il bleisure è il risultato della combinazione tra business e tempo libero, abbinamento che apparentemente sembrerebbe incompatibile, ma che in realtà risulta essere molto proficuo sia dal punto di vista del lavoratore che dell’azienda.

Difatti, gli affari che si sanciscono in condizioni di relax sono quelli che portano profitti più alti – in questo senso l’azienda che promuove questo tipo di esperienza ne gioverebbe – e, inoltre, il lavoratore che riesce a conciliare il tempo lavorativo con il tempo per sé risulta molto più concentrato e più produttivo, il che aumenta il livello di soddisfazione e motivazione in termini lavorativi.

Il bleisure, quindi, designa una nuova tendenza nel settore aziendale ed anche un nuovo tipo di lavoratore, il worksumer creativo, orientato alla conoscenza e alla ricerca di una rete sociale e di soluzioni di lavoro flessibili, che riesce ad organizzare intelligentemente i propri viaggi di lavoro, riuscendo a ricavare il meglio dall’esperienza, utilizzandoli come ottimo strumento di conciliazione tra lavoro e famiglia.

La nuova forma di viaggi per lavoro che apre ulteriori opportunità al turismo

E i dati sulle nuove opportunità per il turismo legato ai lavoratori sembrano confermarlo: risulta sempre più frequente che i viaggiatori d’affari portino con sé la famiglia (in media più di 1 lavoratore su 2) oppure che si facciano raggiungere dove si trovano. Inoltre, l’83% di coloro che  viaggiano per business sceglie di prolungare la trasferta, concedendosi qualche giorno di vacanza in più (in media di 2/3 giorni); il 60% dei turisti d’affari – 3 viaggiatori su 5 –, poi, si dichiara molto più propenso a fare un bleisure rispetto a 5 anni fa; infine, il 46% dichiara di aggiungere a tutti, o almeno alla maggior parte dei viaggi di lavoro, qualche giorno extra.

Le motivazioni più comuni alla base dei viaggi bleisure sono:

  • la volontà di ampliare il proprio bagaglio esperienziale: difatti il 96% dei lavoratori-viaggiatori vuole vivere una nuova esperienza, approfittando del viaggio di lavoro per conoscere un posto nuovo;
  • la possibilità di incrementare la qualità del lavoro svolto: effettivamente, il 78% di essi sente che aggiungere qualche giorno di vacanza alla trasferta lavorativa migliora la qualità del lavoro svolto, di conseguenza ottimizzando anche i profitti e rendendo il viaggio più produttivo;
  • la possibilità di migliorare il senso di appartenenza alla propria azienda: il 73% dichiara, a tal proposito, che il bleisure migliora sia l’attaccamento al proprio lavoro che la soddisfazione professionale, influenzando così anche le performance finali.

Le attività preferite dai viaggiatori bleisure sono visitare ed esplorare i luoghi in cui si trovano (77.2%) ma anche le tradizioni culinarie (66%), fare conoscenza dell’arte e, in generale, della cultura locali (66%), impegnarsi nelle attività outdoor (33.9%) e, infine, divertirsi con la vita notturna (34.8%).

Tuttavia, è opportuno precisare che si tratta di un fenomeno relativamente nuovo che, anche se in crescita, risulta ancora inesplorato dalla maggior parte delle aziende come, del resto, dimostrano le percentuali dei lavoratori ai quali è stato chiesto se nei luoghi in cui lavorano venisse adottata una politica gestionale del bleisure. Simili percentuali sembrerebbero, infatti, fornire dati stridenti con quanto detto finora: solo il 14% ha dichiarato che la propria azienda ne fa uso, mentre ben il 59% ha denunciato la sostanziale assenza di una qualsiasi strategia gestionale del fenomeno ed il restante 27% non sa cosa sia il fenomeno.

Sulla scia di questi dati, un portavoce di BridgeStreet ha espresso il desiderio di vedere le aziende iniziare ad investire sul bleisure per innovarsi, spingendosi verso una nuova tendenza, e per stimolare la soddisfazione lavorativa dei dipendenti portandoli a coltivare un interesse comune.

Rivoluzione per i viaggi business? Social seating

Sarebbe un peccato, del resto, non approfittarne se si considera anche che il bleisure potrebbe essere un’ottima occasione per fare networking professionale in una cornice meno formale, più rilassata e che premia davvero i contatti umani. È per questo, per esempio, che sempre più compagnie aeree hanno introdotto servizi per il social seating, per permettere cioè ai propri passeggeri di scegliere il compagno di viaggio ideale… a partire dal suo profilo social.

In generale, infatti, questi servizi consentono o di verificare chi tra i propri contatti su Facebook, Linkedin, eccetera ha acquistato un biglietto per lo stesso aereo e, di conseguenza, sceglierlo come vicino di posto o di spulciare i profili social dei passeggeri alla ricerca di quello più interessante e con cui si abbia più affinità.
A convincere le compagnie aeree a ricorrere al social seating è stata l’evidenza che un numero sempre maggiore di persone sono costrette a viaggiare da sole per lavoro: in questo caso, il rischio di finire seduti vicino a qualcuno con cui non si ha niente da condividere – o, peggio, che si riveli un vicino “molesto” – è tutt’altro che irreale. Chi non vorrebbe, allora, poter scegliere un compagno di viaggio amabile, con cui si condividano passioni, esperienze e che possa addirittura arricchire il proprio bagaglio di conoscenze – il cosiddetto capitale sociale – o rappresentare una buona opportunità per la propria crescita professionale e per la propria carriera? Libero dalla “tirannia” dell’algoritmo, in altre parole, chi viaggia per lavoro può trarre vantaggio dall’essere seduto accanto a un collega, una persona che conosce o con cui abbia una sorta di “affinità” professionale. Il successo di questa pratica è assicurata del resto, come direbbero alcuni studi che analizzano pro e contro del social seating, da una sorta di bisogno d’appartenenza, oltre che da un particolare meccanismo di ricompensa.

Il costante rimanere in contatto con qualcuno, la possibilità di fare rete e il sentirsi parte integrante di un gruppo sono, in altre parole, prerogative tipicamente umane e, secondo delle evidenze, interverrebbe persino un rilascio di dopamina a rafforzare la “ricompensa” di un compagno di viaggio gradevole.

Che utilità può avere tutto questo ai fini di un viaggio di bleisure?

Si può lavorare senza distrazioni a progetti già in itinere, se si è scelto come compagno di viaggio un proprio collega, o si può approfittarne per cercare nuove partnership o nuovi clienti e, più in generale, si possono sostituire le chiacchiere “da viaggio” con forme, per quanto sui generis, di brainstorming.

Ci sono state, addirittura, compagnie che hanno sperimentato programmi di mentoring permettendo a giovani lavoratori o a studenti che per la prima volta si immettevano nel mondo del lavoro di sedere accanto a manager, direttori HR delle aziende presso cui avrebbero voluto trovare impiego.

Certo, c’è anche chi guarda di cattivo occhio la pratica del social seating. Per molti professionisti le ore passate in volo sono l’unico momento in cui riescono davvero a staccare dal lavoro, stando lontani dalle connessioni e concedendosi una, seppure brevissima, pausa di digital detox: perché rovinarlo costringendosi a fare networking professionale?

I primi esperimenti di social seating, comunque, risalgono al 2010-2011: in quel periodo la KLM Royal Dutch Airline’s lanciò, per esempio, Meet & Seat, un servizio che al momento della prenotazione permette ai passeggeri di scegliere il posto in base ai dettagli degli account Facebook, LinkedIn e Google+ di chi ha già prenotato e che è stato già utilizzato da oltre 65mila passeggeri (a ottobre 2017: un numero piuttosto ridotto se si considera che la compagnia conta oltre 25milioni di passeggeri ogni anno; il servizio però è attivo ancora solo per i voli da e per l’aeroporto di Amsterdam, ndr). Non fu la sola: Delta provò il progetto di mentoring di cui si accennava. Molte compagnie delle più tradizionali soprattutto, invece, non sembrano fidarsi ancora abbastanza del social seating: è un’innovazione infatti che non è in grado ancora di assicurare un buon ritorno sull’investimento iniziale e che, comunque, non si adatta bene né a un’offerta low cost, dal momento che potrebbe richiedere un aumento del prezzo del biglietto, né a un target diverso da chi viaggia per lavoro.

Le esternalità del bleisure, insomma, sembrano sensibilmente più vantaggiose per il settore turistico. Basta soffermarsi semplicemente sui programmi di fidelizzazione – dal momento che i viaggiatori preferiscono continuare a vivere l’esperienza con i brand con cui si sono trovati bene e ai quali l’azienda è affiliata – per capire i vantaggi che un simile scenario porterebbe al turismo. Questo settore, quindi, per cogliere la sfida del bleisure dovrebbe provvedere all’integrazione di servizi locali aggiuntivi che trasformino il viaggio di lavoro in una vera e propria esperienza turistica, facendo conoscere ai propri clienti tutte le offerte a disposizione.

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