Video Adv online: è sfida tra YouTube e Facebook?

Le campagne di video adv online sono sempre più diffuse, anche sui social network. Ne abbiamo parlato con Mike Green di Brightcove.

Video Adv online: è sfida tra YouTube e Facebook?

L’immenso e affascinante mondo digitale, si sa, è estremamente mutevole: cambiano trend, si affermano nuove forme di comunicazione, aumenta la rapidità delle informazioni, ma soprattutto l’immediatezza diventa una costante sempre più richiesta dagli utenti.

Alla testualità propriamente detta, infatti, negli ultimi tempi si preferisce uno sharing dominato prettamente dai video, seguendo un percorso già tracciato da YouTube, la piattaforma di videosharing più famosa al mondo. In questo contesto si sono inseriti ben presto anche i social network, affollando le timeline dei propri utenti di video, non solo relativi a contenuti finalizzati alla fruizione legata all’intrattenimento, ma anche video di advertising. Alle aziende spetta sostanzialmente una sola decisione, ossia investire in una piattaforma a pagamento, oppure servirsi, per l’appunto, dei servizi gratuiti assai più diffusi e noti.

Come sottolineato da Sophie Rayers, Director of Marketing per EMEA & LATAM di Brightcove (leader mondiale delle piattaforme di video online), ″se è vero che le piattaforme gratuite sono un’opzione valida per costruire una presenza online e promuovere contenuti video a costo molto contenuti, le aziende scoprono presto di dover affrontare altri tipi di costi“.

Che si tratti di piattaforme a pagamento o gratuite, la costante resta in ogni caso la capacità di produrre contenuti video che inducano l’utente alla fidelizzazione. Del resto, anche colossi come Google cercano di reinventarsi costantemente da questo punto di vista, consapevoli dell’enorme potenziale dei video adv.

Dopo aver bloccato il counter di visualizzazioni per i video condivisi da YouTube, Facebook si sta ulteriormente espandendo sul versante audiovisivo, tanto da far pensare ad una minaccia concreta per gli esperti del settore. Ne è sicuro Mike Green, VP, Marketing e Business Development di Media di Brightcove, che abbiamo avuto modo di intervistare proprio su questo argomento. Green ha affermato: «Considerata la popolarità di Facebook e l’introduzione di nuove funzionalità come l’auto-play, il social network rappresenta effettivamente una minaccia per You Tube se si tratta di competere sulle visualizzazioni».

Discorso che cambia per i fornitori che, secondo Mike Green, continuano a conservare un ruolo fondamentale nell’analisi dei video in fase di pubblicazione su più piattaforme. La difficoltà principale per chi produce e lancia in rete video adv sta proprio nella molteplicità di piattaforme con le quali si cimentano, un aspetto che, tuttavia, può riservare anche qualche vantaggio, «Quando si valuta il margine di rischio di una campagna di video advertising, è importante tenere presente che il video andrà su una piattaforma di terze parti e quindi è soggetto alle condizioni di quella piattaforma”, ci ha ulteriormente spiegato Green, “Dall’altro lato è noto che i costi da sostenere per accedere a queste piattaforme siano minori – ad esempio i costi di acquisizione delle visualizzazioni e di video hosting sono piuttosto economici».

Per quanto riguarda la possibilità di pubblicare video adv su piattaforme non proprietarie come YouTube, va ricordato che spesso i contenuti possono essere contraddistinti da loghi e segni riconoscibili ricondotti al servizio di cui si sceglie di disporre, rischiando così di perdere di originalità. Quando invece ci si affida a piattaforme proprietarie, risulta più agevole l’interazione con i clienti e si riesce a controllare il grado di interesse nutrito dagli stessi nei confronti del brand. Applicando valide strategie di SEO, infatti, risulta più semplice controllare l’andamento del ROI una volta avviata una campagna pubblicitaria. Inoltre, una piattaforma proprietaria mette il brand al centro dell’attenzione, evitando ulteriori incursioni di banner ed altre adv.

La video adv rappresenta un’ovvia fonte di guadagno per le aziende che decidono di investirvi, contando, come abbiamo detto, su un bacino di dati di profilazione assai ampio, a differenza di quanto accade con i tradizionali spot televisivi. “Raccogliendo dati ed analytics sui video, grazie ad avanzati strumenti di analisi in real-time, è possibile aggregarli in piattaforme di marketing automation per migliorare le campagne identificando il momento della conversione e tracciare in modo preciso il ROI e i risultati della campagnaInoltre, i video online consentono maggiore flessibilità in termini di formato e interattività, ha chiarito Green. Il dubbio sulla scelta tra piattaforma proprietaria e servizio gratuito si risolve molto semplicemente: è opportuno utilizzarli entrambi, valutando costi, opportunità, ROI e flessibilità in base ai contenuti.

Mark Zuckerberg ci aveva visto lungo: i video online si candidano come chiave di lettura ideale del web 3.0 ancora in fieri. Immediatezza, rapidità e fruizione facilitata favoriscono aziende ed utenti. Resta da capire chi la spunterà tra Facebook e YouTube. La sfida è sempre aperta.


A firma di: Laura Olivazzi Contributor
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