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Domenica 09 Dicembre 2018
ComunicazioneNuove tecnologie, stiamo per morire d’overdose?

Nuove tecnologie, stiamo per morire d'overdose?

“Siamo adulti, giusto? Eppure emotivamente abbiamo una cultura di bambini di 7 anni”. Si tratta dell'incipit del corto The Social Media Generation.


A firma di: Michele Romano Contributor
Nuove tecnologie, stiamo per morire d'overdose?

“Siamo adulti, giusto? Eppure emotivamente abbiamo una cultura di bambini di 7 anni”. Si tratta dell’incipit di The Social Media Generation, un corto di circa due minuti creato da Jess the Dragoon, sui disegni originali del cartoonist Zen Pencils. Il filmato è destinato a rappresentare un avvertimento senza precedenti sui rischi che stiamo correndo in termini di ossessiva dipendenza dalle nuove tecnologie. L’Uomo della società contemporanea è insieme vittima e protagonista di un terrificante paradosso: è perpetuamente connesso sui social ma, in realtà, di social gli resta veramente poco.

Sempre più, egli si percepisce come il risultato di ciò che condivide in rete, in una lotta estenuante fra due droghe che si contendono il suo benessere psicofisico: la droga della connessione continua e quella della ricerca costante del feedback positivo rispetto a ciò che condivide. Forse ora non ne siamo consapevoli, ma in futuro l’umanità potrebbe perdere definitivamente la “bussola” ed aleggiare perduta fra i non-confini del reale e del virtuale.

Sono oramai decenni che gli studiosi lanciano gridi d’allarme, misti a dolore, su ciò verso cui ci stiamo inoltrando, ma adesso sembra davvero che la società contemporanea stia prendendo una brutta piega, precipitando senza controllo nel burrone del collasso della mente e del corpo. I rischi, sovente sottovalutati, sono in verità terribili e già stiamo assistendo alle prime avvisaglie del dramma di un futuro da cyborg che non è poi così lontano. La depressione è il male del secolo ed il ricorso illusorio a stupefacenti e psicofarmaci sta raggiungendo vette incredibili. L’Uomo dovrebbe gettare ancora una volta gli occhi dentro sé, intendere gli altri come propria favolosa estensione, prendendo nuovamente coscienza della bellezza del contatto fisico con il prossimo che è ricchezza. Perdersi nei meandri di realtà che non esistono è un gioco al massacro per il proprio equilibrio e questo deve essere chiaro più che mai, altrimenti moriremo d’overdose da nuove tecnologie.

Inoltre, se desideri approfondire la tematica, ti rimandiamo al lavoro di ricerca La dipendenza identità-consumi nella società contemporanea.

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