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Facebook difende i personaggi pubblici da ogni forma di minaccia sessuale, ma per ragioni (anche) diverse da quelle che si immaginano

Le nuove policy Facebook in tema di bullismo vietano ogni contenuto sessualmente esplicito che abbia a oggetto o prenda di mira vip e personaggi pubblici: servono a favorire un dialogo più sano sulla piattaforma, ma non solo.

vietati su Facebook gli attacchi sessuali contro i vip

Saranno vietati su Facebook gli attacchi sessuali contro i vip, il che vuol dire di fatto che la piattaforma si impegnerà, più e meglio di come abbia fatto fin qui, a bannare tutti quei contenuti che sessualizzano «eccessivamente» e «in maniera indesiderata», potendo mettere seriamente in pericolo i personaggi pubblici che ogni giorno frequentano le piattaforme di casa Zuckerberg.

C’era davvero bisogno di intervenire per rendere vietati su Facebook gli attacchi sessuali contro i vip e i personaggi pubblici?

L’annuncio è arrivato insieme a quello dell’aggiornamento della policy Facebook contro bullismo e intimidazioni: simile, del resto, nell’aumentare il controllo sui contenuti che prendono di mira gli utenti privati e nel far sì che siano vietati su Facebook gli attacchi sessuali contro i vip, è la sfida a intervenire per provare a ridurre l’online harassement.

La cronaca, più e meno recente, non manca infatti di casi di personaggi pubblici che hanno rivelato di essere stati vittime in Rete e sui social media di abusi e minacce a sfondo sessuale, di star e personaggi dello spettacolo che hanno raccontato di essere costantemente destinatari di cyber flashing e pornografia non consensuale e di politiche soprattutto, e più in generale politici, su cui in campagna elettorale è piovuto ogni tipo di commento esplicito.
Queste «figure pubbliche […] usano Facebook e Instagram per poter interagire direttamente con i propri follower – ha ribadito Antigone Davis, global head of security della compagnia, nel post di presentazione delle nuove policy Facebook – e […] attacchi come questi rischiano di minare la loro apparenza fisica, anche quando la stessa non è in alcun modo correlata al tipo di ruolo o servizio pubblico che svolgono»[1].

Cosa prevedono le nuove linee guida in caso di bullismo e intimidazione a danno dei vip

Le nuove linee guida della piattaforma, insomma, dovrebbero rendere più facili e immediati la rimozione dei contenuti a sfondo sessuale che riguardano o hanno per protagonisti personaggi famosi, il ban di pagine, gruppi e profili che sistematicamente si dedicano a fare dei vip degli oggetti sessuali, la cancellazione definitiva di ogni contenuto degradante o che mostri personaggi pubblici nell’atto di svolgere funzioni corporali ma, anche, di commenti offensivi e volgari indesiderati e, soprattutto, di foto e immagini photoshoppate e sessualmente esplicite; quest’ultimo punto sembra suggerire, peraltro, una sempre maggiore consapevolezza anche da parte di Facebook della necessità di intervenire contro i deepfake.

Le segnalazioni da parte degli utenti continueranno a giocare un ruolo cruciale in questo processo, anche se il team di Facebook potrà prendere sempre più in considerazione una serie di elementi di contesto, dal momento che «cosa è da classificare come “indesiderato” è molto soggettivo», commenta Antigone Davis.

Nell’annunciare queste novità che riguardano come e perché saranno vietati su Facebook gli attacchi sessuali contro i vip, dalla compagnia si sono impegnati soprattutto a intervenire in quei casi in cui la notorietà sia arrivata all’improvviso e «non per scelta», com’è successo spesso – per usare gli stessi esempi della piattaforma – a giornalisti, attivisti per i diritti umani, figure chiave della comunità LGBTQIAP+ e possa, per la stessa ragione, esporre maggiormente queste persone al rischio bullismo e intimidazioni.

Facebook ha un atteggiamento più permissivo nei confronti di vip e personaggi famosi?

Su una cosa, però, da casa Zuckerberg non sembrano tornare indietro: le nuove policy che rendono vietati su Facebook gli attacchi sessuali contro i vip andranno sempre «bilanciate» con la necessità di assicurare un dialogo «aperto» e la maggiore libertà d’espressione possibile, tanto più su temi e intorno a figure chiave nel discorso pubblico.

È una posizione che la compagnia ha difeso spesso, anche quando si è trattato di decidere di non fare più fact-checking sui post dei politici, per esempio, o di non intervenire a segnalare alcuni post con cui l’ex presidente americano Trump diffondeva media e notizie manipolati sul voto via posta per non ergersi, fu questa allora la tesi sostenuta da Zuckerberg, ad «arbitro della verità».

Altrettanto spesso, però, questo atteggiamento permissivo nei confronti di politici, vip, personaggi pubblici o istituzionali è costato a Facebook accuse di lassismo e di usare “due pesi e due misure” per quanto riguarda la moderazione dei contenuti e le penalità inflitte agli utenti irrispettosi delle linee guida della piattaforma. Accuse che, a propria volta, sono sfociate di recente in un’inchiesta di The Wall Street Journal secondo cui, con il programma “XCheck”[2], Facebook avrebbe concesso a quasi sei milioni di vip una sorta di “immunità”, un trattamento speciale che ha permesso loro di condividere informazioni non verificate, bufale, notizie manipolate anche quando rischiavano, com’è stato negli ultimi mesi, di alimentare l’ infodemia di contenuti non sempre attendibili sulla pandemia da coronavirus.

Rendere vietati su Facebook gli attacchi sessuali contro i vip aiuterà la compagnia a riprendersi dagli scandali in cui è coinvolta?

Tasselli come l’ultimo contribuiscono ad alimentare la convinzione che aggiornare gli standard della community per rendere vietati su Facebook gli attacchi sessuali contro i vip così come ogni altra forma di minaccia o intimidazione «sistemica», anche ai danni degli utenti comuni, sia una sorta di tentativo di woke washing [3] in risposta allo scandalo di cui la compagnia è protagonista in queste settimane e da quando, cioè, un’azione di whistleblowing da parte di un’ex dipendente ha insinuato nell’opinione pubblica il dubbio che, oltre a premiare i contenuti più ingaggianti e che tengono gli utenti attaccati allo schermo anche se di natura violenta o divisiva, Facebook fosse consapevole di poter nuocere alla salute mentale degli adolescenti e delle adolescenti in particolar modo.

È il momento “Big Tobacco” di Facebook, insomma, come lo ha subito rinominato la stampa americana, e non c’è niente di cui stupirsi se la compagnia corre ai ripari – o, almeno, ci prova – sia con interventi “soft”, e appellandosi cioè al rispetto alle policy e giocando a persuadere, a spingere gentilmente (si legga alla voce nudging ) gli utenti a un uso più responsabile dei propri servizi, e sia con interventi decisamente più duri e decisi.

Secondo The New York Times, per esempio, proprio per evitare ulteriori leak sulla compagnia, sul modo in cui è organizzata internamente, sulle cose a cui sta lavorando – leak che «riducono l’efficacia, l’efficienza e il morale dei team […] ma possono soprattutto mettere in pericolo i dipendenti che lavorano su temi sensibili», come hanno tenuto a sottolineare in una nota – Facebook avrebbe reso private e accessibili solo agli admin o a chi abbia i necessari permessi delle chat di gruppo su Workplace[4] fino a non molto tempo fa pubbliche per quanto utilizzate dal team di Facebook per comunicare e scambiarsi informazioni operative.

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