IntervisteWalter Dabbicco ci racconta la realtà di Gnammo

Walter Dabbicco ci racconta la realtà di Gnammo

Con il fenomeno del social eating che va sempre più espandendosi, non potevamo non approfondire la realtà di Gnammo, eccellenza in Italia

Walter Dabbicco ci racconta la realtà di Gnammo

La nostra Martina Eboli ha scritto qualche settimana fa un interessante articolo sul social eating e abbiamo deciso di approfondire l’argomento con il più grande esponente del fenomeno in Italia: la startup Gnammo.

Abbiamo intavolato un’intervista con Walter Dabbicco, Responsabile Marketing per Gnammo, per scoprire quali sono gli ingredienti principali della crescita e dell’evoluzione di questa startup.

 Gnammo è l’app che permette ai cuochi e agli appassionati di cucina di organizzare cene a casa propria con  l’obiettivo della socializzazione. Com’è nata questa idea?

Innanzituto faccio una leggera correzione: Gnammo non è un’app, per il momento è ancora un sito, che avrà come sviluppo futuro quello di un’app. Preferiamo che per ora tutto passi ancora dal sito, in modo tale che si possa approfondire quello che è un aspetto fondamentale, ovvero la sistemazione del profilo degli utenti. Questo per generare pian piano, col passare del  tempo, sempre più trust, sempre più fiducia tra gli utenti, perché un conto è invitare a casa una persona che abbia solo un nome e un cognome su un profilo utente e niente di più, diverso è invece accettare una persona che possa avere un profilo completo.
Comunque, venendo alla domanda: come nasce Gnammo?
Gnammo nasce dal punto di vista prettamente operativo come l’unione di due progetti che nel 2011 si stavano sviluppando contemporaneamente, ma inconsapevolmente l’uno dall’altro: uno a Torino, che si chiamava CookHunter, e un altro a Bari, che si chiamava Cookous. Io ero parte di questo secondo team, quello di Bari, ed era un progetto all’interno di una startup che si chiama Innovation Lab, che ad oggi è una delle realtà più importanti in Italia per la formazione e l’imprenditoria.
Esistevano quindi questi due progetti che si sviluppavano parallelamente in due parti diverse d’Italia e il caso ha voluto che quando ci siamo poi sentiti dal vivo con i ragazzi di Torino sia nata subito una bella alchimia, una scintilla, per cui abbiamo scelto di proseguire assieme la strada verso la creazione di una vera e propria impresa, una startup su quello che era un mercato ancora tutto da costruire, perché di social eating e organizzazione di eventi culinari in casa non  aveva ancora parlato nessuno due anni fa. Invece di farci la guerra in Italia, che è comunque un mercato – diciamolo pure – “limitato”, rispetto a quello che può essere quello europeo o mondiale, abbiamo deciso di proseguire assieme e la fortuna ha voluto poi che la ricetta sia uscita bene; così, da fine 2011, seguendo tutti gli step di avanzamento di una startup, ad oggi siamo arrivati ad essere per l’Italia il sito di riferimento per il social eating, mentre a livello europeo stiamo iniziando ad avviare alcuni test nelle principali città che ci aiuteranno a capire quando e dove sia più importante allargarsi.
Dal punto di vista invece più “sentimentale”, Gnammo è nata da quella che è una grossa passione che abbiamo sempre avuto tutti noi per il cibo, ma in particolare per quello che il cibo rappresenta, ovvero un modo per incontrarsi, convivialità, l’idea di poter affrontare assieme attorno ad una tavola, con un piatto davanti, anche difficoltà, etc. Proprio questo è l’aspetto che ci ha sempre colpito del cibo, sia a noi su Bari che ai ragazzi su Torino, prima che nascesse questa intesa. Ovviamente la scelta di procedere assieme è nata attorno ad una tavola, non in videoconferenza su skype!

 Gnammo nasce quindi dall’unione di possibilità di mercato e passione: penso non potrebbe esserci migliore ricetta! Come mi ha appena detto, Gnammo non è un progetto che si limita solo all’Italia e ha intenzione di aprire anche le porte all’estero. Ma in Italia siete già riusciti a raggiungere tutte le regioni?

Praticamente sì. Chiaramente ce n’è qualcuna che ha subito risposto all’appello, a cominciare da Puglia e Piemonte, dove siamo presenti noi e dove abbiamo potuto quindi dare una grossa spinta; poi hanno seguito a ruota la Lombardia e il Veneto, con dei buoni picchi in Sardegna e in Emilia. Diciamo che queste sono state le regioni più attive nel totale. Ad oggi praticamente tutte le regioni hanno ospitato almeno un evento; come dicevo prima ci sono però quelle che per una serie di  ragioni stanno sprintando da questo punto di vista.
Gnammo vuole certamente tenere salde, anche per il futuro, le radici in Italia. Stiamo infatti parlando di quello che è il tempio dell’enogastronomia mondiale, quindi sarebbe stupido non pensarla in questo modo; e, soprattutto, sarebbe stato impossibile che un progetto del genere non nascesse in Italia.
Mi collego a questo per dire che noi spesso ci troviamo a riflettere e a guardare chiaramente i nostri potenziali competitor (perché, ammettiamolo, non c’è ancora nulla di egemone in questo campo) e quando vediamo altri siti simili in altre parti del mondo apprezziamo, sì, aspetti tecnici, dai quali ovviamente possiamo trarre ispirazione, però poi ci fermiamo un attimo a pensare e capiamo quanto l’essere basati in Italia sia realmente un driver di assoluto vantaggio rispetto ai competitor.
Poi l’idea è quella di guardare innanzitutto ai turisti stranieri che arrivano in Italia, in modo da potergli presentare un’offerta di social eating sempre più solida per il futuro e pian piano poi portare il modello social eating all’estero. Chiaramente partiremo dalle città più importanti, andando poi a colpire quelle che fanno più trendsetting e dalle quali potremmo avere una risposta maggiore, per studiare quali possono essere i migliori modi di crescere.

Avete già individuato qualche nazione in particolare?

Di sicuro guardiamo a Francia, Spagna e Inghilterra per il momento, perché abbiamo già potuto fare dei test più o meno segreti, realizzati non rendendoli pubblici sul portale, e abbiamo avuto alcuni riscontri. Quindi vi dico che quasi sicuramente, ma come vien normale che sia, data l’affinità anche dal punto di vista sociale, che sono queste tre le nazioni alle quali stiamo guardando.

Secondo lei quali sono le motivazioni che stanno dietro la poca diffusione del fenomeno del social eating in Italia rispetto all’estero?

Non voglio essere retorico, ma di sicuro c’è, rispetto al social eating, una componente di carenza di fiducia e voglia di mettersi in gioco, ma, in particolare, di apertura alle altre persone; non so se è un problema tipico dell’Italia o comunque generale dell’essere umano, ma senza dubbio è un grosso ostacolo.
Io lo vedo anche quando mi capita di parlare con i miei genitori o magari con gente un po’ più adulta, che l’idea di aprire casa propria a degli estranei per loro è sempre più faticosa, perché ci sono mille variabili. Per molti la mancanza di fiducia nell’estraneo può essere un bell’ostacolo perché, vuoi o non vuoi, noi con Gnammo oltre al cibo stiamo cercando di riportare in auge quel concetto di stare assieme. Infatti noi lo diciamo spesso: “stay together”,che rappresneta il concetto di tornare a stare insieme, fidandosi del prossimo, in modo tale che, non diciamo che il cibo sia una scusa, però diciamo che è una base sulla quale si possono creare dei rapporti umani.
Poi non nascondiamo che in Italia mancasse un’attenzione a quello che è il tema della sharing economy, di cui Gnammo è uno dei protagonisti principali; vuoi per la crisi vuoi per altro da un annetto il tema della sharing economy sta avendo una grossa diffusione. Stiamo avendo anche noi in primis grande attenzione a questo tema, quindi forse anche la situazione contingente aiuterà poi l’esplosione di questi fenomeni di condivisione, tra i quali Gnammo è assolutamente una delle prime attività a livello nazionale.
Le ragioni ovviamente possono essere le più varie e tra le possibilità c’è anche quella che in Italia si ha la possibilità di o si è abituati a poter mangiare bene e in compagnia già in famiglia. Io sono la parte a sud di Gnammo e quindi posso dire che da noi l’idea della mangiata familiare con 20/30 persone è già nel nostro Dna, quindi non si ritiene necessario doversi aprire anche ad estranei.
C’è sicuramente un mix di ragioni, però i risultati che stiamo avendo, questo va detto, sono assolutamente positivi, quindi notiamo anche noi una crescita di attenzione al tema.

Sul sito di Gnammo ci sono varie sezione, tra cui una molto interessante è quella dedicata al blog, dove condividere le proprie esperienze culinarie, inserire suggerimenti, etc. Ma si nota anche il lancio di un contest: “Italia in tavola”. Vuole illustrarcelo?

Il blog lo utilizziamo un po’ come vetrina puramente informativa di Gnammo, ma diamo spazio anche ad interviste, dal momento che durante l’anno abbiamo delle rassegne nel corso delle quali possiamo interloquire con i cuochi che hanno organizzato eventi su Gnammo; diamo inoltre spazio anche alla community e ad alcuni contest, che possono permetterci di far muovere la community in prima persona.
In particolare il contest cui faceva riferimento, Italia in tavola, è, probabilmente, il più grande e importante che abbiamo fatto, nato dall’entusiasmo e dalla fantasia dell’Associazione Instagramers Italia, ossia gli appassionati di Instagram che hanno deciso di unire il tema della fotografia tramite device mobile e l’utilizzo della app Instagram con il grande tema dell’enogastronomia italiana. Il contest si è concluso nella sua prima fase, nella quale ha raccolto oltre 6400 foto di preparazioni dalle varie regioni d’Italia; ora conoscerà una seconda fase dove ci saranno delle mostre regionali, dove verranno eletti dei vincitori che arriveranno a mostre nazionali. Quindi che Italia in tavola prosegue  ancora.
E’ stato il contest più grande perché è stato anche per noi un modo di rinsaldare dei legami: gli organizzatori di questo contest erano Gnammo, Instagramers Italia e il portale del turismo  italiano, Italia.it, quindi quello governativo, più Gnamboxche è un magazine online di Milano. Abbiamo creato così un nucleo abbastanza importante per portare avanti questo contest e avere il sostegno di Italia.it dal governo è stato un buon risultato per noi.

 Gnammo

State notando che c’è un riscontro equilibrato tra le fasce d’età o più da parte dei giovani, sia per questo tipo di iniziative che per Gnammo in generale?

Su questo tipo di iniziative chiaramente i più abituati  all’utilizzo dei device mobili la fanno da padrone, mentre sull’utilizzo di Gnammo stupirà sapere che non sono – come pensavamo anche noi probabilmente in precedenza – i più giovani i principali utilizzatori, ma abbiamo “giovani” o “più adulti” – non so quale sia il limite preciso per poter usare l’uno o l’altro- dai 30 ai 55/60 anni. Quindi anche la gente più adulta che ha voglia di mettersi in gioco e provare nuove esperienze si è registrata su Gnammo e continua a organizzare e partecipare ad eventi.

Ritornando a quanto detto all’inizio sulla nascita di Gnammo, frutto dell’unione di due realtà diverse ma simili, una di Bari e l’altra di Torino: la scelta del logo e del nome è stata  di comune accordo? Rispecchia anche sicuramente un preciso intento comunicativo: quale?

Non ti nascondo che sia stato, come si suol dire, un parto abbastanza travagliato, perché volevamo trovare qualcosa che fosse semplice ed amichevole, quindi qualcosa che fosse molto facile ricordare però al tempo stesso volevamo evitare quei nomi troppo complicati che spesso adesso si danno alle app o a nuovi progetti di startup, con contrazioni o elisioni di vocali e così via. Volevamo qualcosa che fosse simile e soprattutto legato a dei richiami subliminali all’infanzia: gnam è l’onomatopea che si trova sul Topolino o su tutti i fumetti, quindi tutti sin da piccoli hanno collegato quel suono al momento del cibo. L’idea è stata lavorare un po’ su questo e poi declinarlo in vario modo, utilizzando come logo qualcosa che però fosse leggermente più distante dal tema food, perché già il nome era fortemente caratterizzante.
Il logo, che consiste semplicemente in tre simboli in tre colori, riassume l’idea di diffusione geografica e nei colori riassume le tre anime di Gnammo, che sono i cuochi, gli gnammer e poi il momento evento. Il logo è quindi collegato alle categorie.
Una cosa che ci teniamo a precisare però è che su Gnammo l’iscrizione è unica, ma gli utenti possono una volta cucinare, una volta andare a mangiare, una volta ospitare eventi, quindi non si diventa e non si resta cuochi per sempre: si possono svolgere più compiti nel corso del tempo e le categorie non sono distinte in maniera così netta. Per marzo o aprile dovremmo avere anche una delle introduzioni più importanti per quello che riguarda lo sviluppo di Gnammo, quella dei feedback, che dovrebbe dare anche  soddisfazione alla community, e sono previste una serie di novità abbastanza interessanti che ci aiuteranno anche probabilmente  nell’esplosione del fenomeno stesso.

Per chiudere, qual’è il suo ruolo all’interno dell’azienda?

Per Gnammo oltre ad essere uno dei tre cofondatori, mi occupo di curare tutta la gestione dell’area marketing e di tutto il settore della comunicazione, quindi tutto quello che esce da Gnammo sia a livello di comunicazione tradizionale che sui social media possiamo dire che è un po’ frutto del mio lavoro. La cosa più particolare è che però, come si può immaginare, in una startup ci sono sì delle competenze che sono figlie di quelli che sono i propri trascorsi professionali etc però tra noi tre cofondatori ci troviamo spesso a fondere le nostre aree di competenza, il che da un lato è il bello di fare startup, dall’altro il lato più complicato, perché ci si trova a svolgere più ruoli rispetto a quelli di propria competenza.

Due parole sugli altri due fondatori?

Come cofondatori ci sono: Gian Luca Ranno e Cristiano Rigon.
Gian Luca è il CEO di Gnammo e si occupa di quelli che sono i rapporti con gli investitori e la crescita a livello corporate, quindi crescita dell’azienda stessa.
Cristiano è responsabile dell’area tecnica e quindi si occupa dello sviluppo operativo di Gnammo.
Attorno a  noi ci sono però 4 collaboratori che hanno contribuito alla crescita di Gnammo; per citarli: Raffaele, Monica, Alberto e Rita.

Gnammo


Pina Meriano
A cura di: Pina Meriano Autore Inside Marketing
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