MacroambienteWeb semantico: caratteristiche, storia e prospettive

Web semantico: caratteristiche, storia e prospettive

Di cosa si parla quando si parla di web semantico? Che benefici avrà per l’utente e quali sono le principali criticità? E, ancora, che ne sarà della SEO?

Web semantico: caratteristiche, storia e prospettive

«Ho un sogno: quello di un Web in cui i computer diventino capaci di analizzare tutti i dati – contenuti, link, transazioni tra persone e macchine. […] Quando ciò succederà il commercio, la burocrazia, le nostre stesse vite quotidiane saranno gestiti da macchine che parlano con altre macchine». Così si esprimeva alla fine degli anni Novanta Tim Berners-Lee, papà del web, rispetto alla possibilità di un web semantico. Di cosa si tratta? Di definizioni di semantic web ne esistono tante, diverse e ciascuna prova a cogliere un aspetto saliente di questa «evoluzione» del web per come già lo si conosce. Quella ufficiale è quella di un web «in cui a ciascun informazione è dato un significato ben definito, che renda possibile per computer e persone lavorare in cooperazione». Nel web semantico, in altre parole, a ogni documento – che sia un file, un’immagine, un testo – sono associate informazioni, metadati, che, fornendo un contesto semantico appunto, ne rendono più facile l’interrogazione e l’interpretazione automatica, da parte di un motore di ricerca.

Perché il web semantico è un web a misura di utente?

Il web semantico cioè, come ha spiegato Ivano Di Biasi in un’intervista ai nostri microfoni in occasione di Inbound Strategies 2017, semplificando, non è che «un metodo per comunicare diversamente con il motore di ricerca, per dargli i dati già pronti ed evitargli di doverli capire da solo analizzando i testi. Un modo, ancora, per rendere più facile a Google acquisire informazioni rapidamente, dal momento che i contenuti aumentano a dismisura ogni giorno, e dare anche i risultati più rapidamente, avere le risposte esatte a ogni esigenza degli utenti».

Non è un caso, del resto, che web semantico sia diventato, nel tempo, un vero e proprio sinonimo di web 3.0: un termine ombrello che ha finito per indicare una serie di cambiamenti che hanno segnato una centralità, inedita per il vecchio web, dell’utente e delle sue esigenze. La sfida di linguaggi e protocolli del web semantico insomma, se c’è, è dare senso all’enorme mole di materiali pubblicati oggi sul web: nonostante i passi avanti fatti in materia, non sempre quello che cerca su Google e co. porta infatti l’utente verso ciò di cui ha realmente bisogno e tra quelli che vengono restituiti da un motore di ricerca ci sono ancora, spesso, risultati indesiderati che rallentano e in ogni caso peggiorano l’esperienza dell’utente. Un nuovo web, insomma, non dovrebbe essere capace solo di restituire i risultati di ricerca che meglio soddisfano le esigenze di quest’ultimo, ma dovrebbe in qualche misura essere in grado addirittura di interpretarle al meglio: è proprio quello che può fare il web semantico, dando senso a pagine web e collegamenti ipertestuali.

Che problemi risolve il semantic web…

Come? C’è uno schema tipico, la cosiddetta semantic web tower, pare disegnata dallo stesso Tim Berners- Lee che, per chi abbia maggiore familiarità con l’argomento, riassume i principali livelli su cui dovrebbe basarsi la costruzione di un web semantico.

piramide del web semantico

Fonte: W3C

Alla base ci sono i limiti di un linguaggio di markup come l’HTML, il più utilizzato nella costruzione delle pagine web. Si dia il caso della pagina di un catalogo di oggetti in vendita: l’HTML classico è in grado di descrivere ogni elemento del documento, può riconoscere attraverso gli specifici tag un titolo o un attributo, può individuare vicinanze tra due valori, ma non può capire per esempio qual è il nome dell’oggetto e ricollegarlo al prezzo a cui questo viene venduto. Semplificando, è quello che invece riescono a fare altri linguaggi come l’RDF, l’OWL, l’XML, pensati appositamente per il web semantico e in grado di descrivere le relazioni che esistono tra informazioni e documenti in rete. Il risultato finale è che, parafrasando un esempio utilizzato nella pagina italiana di Wikipedia sul semantic web, i linguaggi e gli strumenti del web semantico dovrebbero essere in grado di stabilire con una certa certezza e da soli che il signor Ciampi citato in un documento è lo stesso signor Ciampi che vive a Roma e che ricopriva la carica di Presidente della Repubblica.

…e quali sono i suoi pro e i suoi contro

piramide del web semantico w3c

La tradizionale piramide del web semantico, rivista con l’aggiunta dell’asse P. Fonte: W3C

I vantaggi? Non hanno a che vedere, come si accennava, soltanto con la velocità con cui i motori di ricerca possono elaborare una quantità sempre più grande di informazione. Riguardano soprattutto l’usabilità e l’utilità del web per i suoi utenti: il web semantico, in altre parole, dovrebbe facilitare l’integrazione tra informazioni provenienti da più fonti, ridurre l’ambiguità semantica, identificare le informazioni davvero rilevanti e in questo modo contribuire persino a risolvere il presunto overload informativo. La tradizionale torre del web semantico di cui si è detto, infatti, come sottolineano da W3C, manca di una componente imprescindibile: l’asse P. È l’asse delle persone la cui cooperazione con i computer dovrebbe essere favorita per definizione dallo stesso web semantico, ma è anche l’asse della percezione che ha a che vedere appunto con una user experience soddisfacente. Sarà per questo che, già nel 2013, oltre quattro milioni di domini web dovevano contenere markup tipici del semantic web ed è facile immaginare che questo numero sia notevolmente aumentato nel tempo. Certo, ci sono aspetti e criticità che rendono ancora di fatto difficile una totale e piena applicazione dei principi del web semantico come la vastità di documenti e informazioni di cui si è detto che si sommano, per esempio, alla vaghezza e all’incertezza di alcuni concetti (rispettivamente e solo a titolo d’esempio, gli aggettivi qualificativi o gli stessi sintomi che si riferiscono a patologie di tipo diverso, ndr) e all’inconsistenza di altri.

Il web semantico insomma non riuscirà a eliminare del tutto i messaggi not found, non nel breve periodo almeno, ma renderà più probabile un futuro in cui – come prevedeva ancora Tim Berners-Lee – si potranno prenotare delle visite mediche grazie a degli agenti che da soli capiscano dai sintomi la patologia di cui si soffre e siano in grado di contattare direttamente i centri più adatti.

Un esperimento di web semantico a prova di bibliofili

Oggi, grazie a degli esperimenti di semantic web, è già possibile invece provarsi in conversazioni letterarie sui generis con scrittori, poeti e intellettuali di tutti i tempi. Nell’aprile 2018 infatti Google ha presentato Talk to Books (letteralmente “parla con i libri”, ndr), una nuova funzione di ricerca che sfrutta l’intelligenza artificiale, il machine learning e i principi del web semantico per rispondere alle domande dell’utente con citazioni letterarie estratte da oltre 100mila libri. Basta chiedere qualcosa e farlo con un linguaggio del tutto umano e naturale, quello che si usa quotidianamente, insomma, per riuscire a conversare amabilmente con i libri e i loro autori.

La sfida di Talk to Books è infatti quella di basarsi «sulla ricerca di significato rispetto a quella per parole chiave», sottolinea nel post di presentazione della nuova feature di Google lo sviluppatore Ray Kurzweil. Sfida che è, come si accennava, quella più generale del web semantico.

La comprensione del linguaggio umano, però, va di pari passo con la restituzione di risultati intelligenti, scrivono da Big G: proprio come in una conversazione tra persone della stessa lingua, insomma, non sono ammessi qui pro quo o fraintendimenti grossolani, per questo Talk to Books evidenzia in grassetto i passaggi delle citazioni che meglio rispondono alla domanda dell’utente. Un esempio? Se si prova a chiedere se anche l’AI può avere una coscienza, si hanno indietro le diverse posizioni, dalla più apocalittica alla più integrata, tra cui si divide attualmente il dibattito in materia.

web semantico talk to books

Le risposte di Talk to Books alla domanda “L’intelligenza artificiale può avere una coscienza?”.

I possibili utilizzi di Talk to Books? Scoprire nuove idee o nuovi modi di pensare, approfondire la letteratura riguardo a un determinato argomento, trovare fonti e citazioni per le proprie pubblicazioni o, semplicemente, divertirsi.

La SEO al tempo del web semantico

Con i motori di ricerca che sembrano muoversi sempre di più dalle stringhe alle cose, è lecito chiedersi comunque quali siano infine le sorti della SEO nel tempo del semantic web. È vero che i motori di ricerca tengono sempre più in considerazione l’intera query e non la singola keyword e che persino alcune informazioni sull’utente – da dove, con che dispositivo e quando effettua la ricerca, qual è lo storico delle sue ricerche, ecc. – contano. Questo non significa, però, che delle buone strategie di SEO on site e off site non siano indispensabili. Secondo gli esperti almeno tre elementi sono importanti in questo senso.

Titolo e meta, innanzitutto, che aiutano i crawler dei motori di ricerca a capire il contenuto della pagina e a ricostruire il contesto in cui si inserisce. La struttura del sito, in secondo luogo, che se logica e ben organizzata non solo serve all’utente a trovare più velocemente quello di cui ha bisogno ma soprattutto dà, ancora ai motori di ricerca, un’idea di come i contenuti siano interconnessi tra di loro. Dei dati strutturati, infine, sono indispensabili perché un motore di ricerca riesca a ben interpretare contenuti e contesto.

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Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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