Venerdi 21 Settembre 2018
MacroambienteWelfare aziendale: quando il benessere dei lavoratori è la risorsa più importante

Welfare aziendale: quando il benessere dei lavoratori è la risorsa più importante

Il welfare aziendale può assicurare maggiore qualità di vita sul lavoro e performance migliori: un eBook spiega come implementarne programmi efficaci


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Welfare aziendale: quando il benessere dei lavoratori è la risorsa più importante

C’è una dato preoccupante che riguarda i lavoratori dipendenti italiani e non: nell’ultimo anno almeno il 40% di loro si è detto meno motivato, ma la percentuale potrebbe salire secondo altri studi addirittura al 70-80%. Considerato che la motivazione sul lavoro è uno dei fattori che più incidono sulle performance del singolo e, in un gioco a catena, su quelle dell’intera azienda, è facile capire allora perché gli sforzi di ogni imprenditore dovrebbero andare nella direzione dello sviluppo di un welfare aziendale. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di piccole attenzioni – dai buoni pasto, agli orari flessibili e i premi per le performance ottenute – che possono migliorare però, e tanto, la qualità della vita sul posto di lavoro e con questa, più in generale, i risultati aziendali.

Lavoratori felici sono lavoratori soddisfatti 

eBook di Sodexo sul welfare aziendaleAnche per le piccole e medie imprese italiane è tempo, insomma, di affrontare un piccola “rivoluzione sostenibile”, come sottolineato in un eBook gratuito di Sodexo sul welfare aziendale e le sue applicazioni. È una rivoluzione che mette per la prima volta le persone al centro della vita di un’impresa. Prima che lavoratori, infatti, i dipendenti di un’azienda sono persone con aspirazioni, sogni, credenze e soprattutto con bisogni che, quasi mai, sono esclusivamente di tipo materiale. Chi ancora crede, in altre parole, che l’unico principio che guida i lavoratori dipendenti nella scelta del posto di lavoro o che li convince a restare in una determinata azienda sia il beneficio materiale e sulla busta paga, sbaglia: numerosi studi dimostrano come la paga è solo uno – nemmeno tra i più importanti – dei numerosi fattori che vengono presi in considerazione. Non si può ignorare, infatti, come anche rispetto alla sfera professionale sia in atto un processo di decluttering. Si tratta, letteralmente, di “tagliar via” il superfluo: la metafora di una decrescita felice che, riferita alla sfera lavorativa, può voler dire meno attenzione a promozioni, compensi annui a svariati zeri, carriere eccellenti e più attenzione, per esempio, alla soddisfazione e alla crescita personale, all’equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, alla possibilità di far famiglia, ecc.

Le aziende che vogliono sopravvivere di fronte ai cambiamenti del mercato del lavoro non possono non tenerne conto, tanto più che avranno a che fare presto con una nuova generazione di lavoratori, quelli della fantomatica Gen Z per cui la felicità e una serie di corollari – come il benessere fisico e psicologico, le buone relazioni con le cerchie amicali e familiari, la possibilità di esprimere il proprio credo politico, religioso, ecc. – sono assiomi fondamentali.

L’idea di fondo è, insomma, che il benessere dei lavoratori sia la migliore risorsa per un’azienda. Tornando ai dati di Sodexo, infatti, almeno l’89% dei dipendenti si dice d’accordo proprio con l’ipotesi che un migliore equilibrio tra la vita lavorativa e quella privata dei singoli potrebbe avere effetti positivi e non indifferenti sui risultati di business dell’intera azienda. In particolare, le performance potrebbero migliorare di pari passo con la valorizzazione e il riconoscimento dell’impegno e dei risultati ottenuti dal singolo (secondo il 90% del campione), il miglioramento del comfort e della sicurezza nell’ambiente di lavoro (87%), il supporto delle crescita personale dei collaboratori e della loro formazione (82%) e così via. 

Così il welfare aziendale cura i mali delle imprese (anche piccole)

Non ci sono, comunque, formule precise per aumentare la motivazione dei lavoratori, nonostante qualcuno abbia provato nel tempo a calcolarle. Ci sono piccole azioni quotidiane che qualsiasi imprenditore, anche il più piccolo, può intraprendere ogni giorno per aumentare il senso di soddisfazione del dipendente, il suo coinvolgimento con le sorti aziendali, la fedeltà per l’azienda che si traduce di fatto, per esempio, in un minore turn over della forza lavoro. Un aspetto tutt’altro che trascurabile se si considera che, soprattutto nelle imprese più piccole, tra i problemi che chi lavora nelle risorse umane si ritrova ad affrontare più spesso c’è l’incapacità di fare recruiting (risulta problematico per almeno il 40% del campione), l’assenteismo dei dipendenti (42%) e la loro scarsa o nulla fidelizzazione (28%).

Tanto c’è ancora da fare, insomma, quando si parla di welfare aziendale e qualità della vita sul posto del lavoro soprattutto nelle piccole e medie imprese che rappresentano il grosso del tessuto aziendale italiano.

Qui, infatti, più che nei grandi business si impone un problema di ottimizzazione delle risorse: è stato calcolato che i piccoli imprenditori avrebbero bisogno di oltre 3 ore in più per mettere in atto programmi di welfare aziendale anche dei più semplici. Il contraltare sono i benefici concreti ottenuti da chi è riuscito ad adottare sistemi di questo tipo: una migliorata atmosfera sul luogo di lavoro (78%), la produttività aumentata (69%) e persino un miglioramento della reputazione aziendale (68%) sono tra i risultati più convincenti, tanto che quasi il 70% dei piccoli e medi imprenditori italiani sembrerebbe intenzionato a adottare sistemi che migliorino la qualità della vita negli ambienti di lavoro entro i prossimi anni.

Le soluzioni in questo senso sono tante, alcune realizzabili anche in poco tempo e con un investimento piuttosto limitato: si va dal garantire ai dipendenti una dieta sana ed equilibrata (con mense aziendali, buoni pasto, ecc.) al progettare veri e propri momenti di convivialità che aumentano la fiducia tra colleghi, passando per la possibilità di sfruttare i vantaggi del lavoro in remoto e di orari flessibili, per i bonus, gli incentivi e i riconoscimenti per i risultati ottenuti e per la capacità di garantire ai dipendenti alternative di mobilità sostenibile, un luogo di lavoro curato e ideato ad hoc, l’eventuale supporto alla genitorialità e molto altro ancora. Tanti sono, ovviamente, anche i soggetti specializzati che assistono le aziende in questo cambiamento strutturale.

Quella del welfare aziendale è, del resto, per le piccole e medie imprese italiane – e non solo – una sfida davvero win-to-win. Ci guadagnano, cioè, i lavoratori dipendenti e ci guadagna l’impresa: i primi sentendosi più motivati e meglio apprezzati per il lavoro che fanno, avendo la possibilità di crescere come persone e come lavoratori, ottenendo bonus che hanno anche indirettamente un valore economico, risultando meno esposti al pericolo stress da lavoro; la seconda vedendo aumentare la sua produttività senza incrementare gli investimenti, risolvendo problemi come l’assenteismo o il turnover ossessivo e, perché no, approfittando anche di sgravi e misure fiscali ad hoc come quelle previste dalla legge di bilancio 2017.

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