Martedi 16 Ottobre 2018
MacroambienteIl work for equity conviene davvero?

Il work for equity conviene davvero?

Il work for equity rappresenta una nuova formula di lavoro, ma quanto è realmente conveniente sottostare ad una normativa poco chiara?


A firma di: Annette Palmieri Contributor
Il work for equity conviene davvero?

Il work for equity rappresenta una nuova formula innovativa per le imprese e consiste nello scambio di quote o azioni della società in cambio di lavoro, anche se in realtà non si tratta di una reale innovazione perché la normativa ne scoraggia l’uso in quanto non è di facile messa in pratica. Per questo motivo si auspica una immediata semplificazione da parte dei legislatori, per non ostacolare l’innovazione in Italia.

Questa tipologia di lavoro, che prevede lo scambio tra chi lo offre e chi ne beneficia, era stata già regolamentata all’interno del nostro ordinamento prima che se ne iniziasse a parlare in ottica startup innovative. Un esempio è rappresentato dalle s.p.a. (società per azioni) in cui è possibile emettere azioni a favore dei dipendenti che prestano lavoro per compensare la partecipazione agli utili raggiunti dall’azienda stessa. Ancora, nel caso delle s.r.l. (società a responsabilità limitata) è possibile offrire quote a terzi, dove per terzi si intendono sia soci che dipendenti purché con delle specifiche garanzie. Quindi quali sono le reali novità introdotte dal work for equity?

La novità riguarda soprattutto le startup innovative, le quali hanno ricevuto alcune deroghe e benefici che prima erano destinati soltanto alle s.r.l.. Esse, dunque, possono usufruire del work for equity perché legittimate ad emettere strumenti finanziari partecipativi a favore di terzi, purché facciano parte di un piano di incentivazione. Questa tipologia di “stipendio”, ricevuto dai dipendenti in particolare, non sarà oggetto di tassazione, se alcune condizioni verranno rispettate. In questo modo si palesa la volontà di incentivare sia i dipendenti che gli amministratori all’instaurazione di un rapporto di lavoro che diversamente sarebbe soggetto di sgravi fiscali a fronte di un reddito percepito.

Work for equity: i pro

  • Possibilità di incassare
    Il motivo principale per cui le persone accettano il work for equity è la possibilità di incassare dalle quote azionarie delle aziende. Molto spesso, infatti, le startup innovative raggiungono quotazioni molto elevate a fronte di un investimento minimo. Ancor più spesso, però, non è così, quindi è necessario valutare bene ogni singola opportunità, a partire dal team e dai finanziatori.
  • Possibilità di diventare un lavoro a tempo pieno
    Molte persone arrivano a stipulare accordi che, nel caso in cui la società raccolga fondi, danno la possibilità di riscuotere un vero e proprio salario. A volte però chi accetta di lavorare con la formula del work for equity guadagna anche uno stipendio da dipendente normale.

Il work for equity conviene davvero?

Work for equity: i contro

  • Assenza di disponibilità immediata
    Anche se il capitale investito potrebbe ripagare in futuro, è possibile che non sia abbia una immediata disponibilità di denaro. Per chi quindi ha diverse ingenti spese da sostenere il work for equity potrebbe essere una sfida troppo grande da sostenere.
  • Esigenze di lavoro crescenti
    Quando si è disposti a lavorare con la formula work for equity il tempo diventa un bene prezioso. Gli imprenditori spesso pensano di avere un partner che lavorerà gratuitamente e costantemente e che aggiungerà carico di lavoro alla già non leggera portata, prima ancora di tentare di avere successo nel mercato o di raggiungere la redditività.
  • Valore di restringimento del capitale
    I futuri investitori possono ridurre il valore della partecipazione nella fase di avvio. L’impostazione di una valutazione, prima che la società veda le sue eventuali entrate, è abbastanza vaga. Quando un investitore viene coinvolto potrebbe non essere d’accordo con la valutazione fatta, decidendo così di pagare una quota nettamente inferiore a quella stimata che per per lui si rivela adeguata. Solo i fondatori potrebbero concordare per evitare di perdere questo importante investimento. Gli investitori possono spingere verso il basso la valutazione che, ovviamente, ridurrà il valore delle azioni di chi ha scelto di lavorare a determinate condizioni inconsapevolmente.

Per quando riguarda la normative sulle startup innovative, inoltre, si presenta una situazione poco chiara e con molte falle. Dunque, si potrebbe far riferimento alle normative che riguardano le s.p.a. perché ci sono analogie sia sotto l’aspetto degli strumenti finanziari sia per l’acquisto di azioni. Inoltre, per poter procedere materialmente alla realizzazione del work for equity bisogna sottostare ad una serie di formalità burocratiche e previsioni di costo che scoraggiano chiunque provi a percorrere questa strada nonostante gli sgravi fiscali previsti.

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