Worksumer: il lavoratore del futuro

Creativi, dinamici e flessibili: ecco chi sono i lavoratori di nuova generazione. Ce ne ha parlato Pietro Martani, CEO di Windows on Europe.

Worksumer: il lavoratore del futuro

Nel mondo del lavoro sta crescendo una nuova generazione di lavoratori chiamati worksumer. Si tratta di freelance, startupper, professionisti ma anche manager alla ricerca di spazi di lavoro dinamici, flessibili e che facilitino le relazioni. Per capire meglio questa nuova categoria -identificata dall’osservatorio di COPERNICO Where Things Happenpiattaforma dedicata allo smartworking- possiamo partire dal significato della parola “worksumer”: un lavoratore (worker) che ha diverse esigenze di consumo (consumer) in relazione al suo stesso lavoro. Il worksumer ha quindi bisogno di spazio, tempo, contenuti, training, tecnologia, network e benessere.

Se sempre più lavoratori si avvicinano all’immagine del worksumer è dovuto al fatto che nel contesto socio-economico sono in atto grandi cambiamenti, ma anche perché stanno emergendo nuovi modelli lavorativi che generano nuovi bisogni e desideri. Assistiamo ad esempio a come il confine tra sfera privata e lavorativa diventi sempre più labile e questo spinge i lavoratori a cercare luoghi lavorativi che gli permettano di prendersi cura di sé e divertirsi. In questo modo gli schemi di lavoro diventano liquidi e flessibili in termini di spazio e tempo. Prende sempre più piede quindi lo smart working, una modalità di lavoro subordinato svolto da remoto utilizzando i propri device tecnologici.

“Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano la «mobilità della postazione di lavoro» potrebbe valere 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi. Le persone e le organizzazioni dovranno cambiare. Le infrastrutture dovranno modificarsi per assecondare i nuovi bisogni dei lavoratori, ma soprattutto per valorizzarli. Come? Permettendo l’interazione fra le persone, abbattendo le barriere con l’ambiente esterno e possibilmente creando anche alcuni spazi verdi, dove possa avvenire un contatto con la natura. Anche le piccole aziende trarranno beneficio da questa modalità di lavoro perché la concezione, disposizione e organizzazione di questi nuovi spazi di smart working genera una spontanea fluidità e contaminazione, che ogni giorno produce visibilità e occasioni di business matching oltre che una generica prolificazione di creatività”, ci spiega Pietro Martani,  CEO   di Windows on Europe e ideatore di COPERNICO.

Soggettività, individualità e flessibilità sono le parole chiave per capire le nuove modalità di lavoro che consentono alle aziende di avere lavoratori felici e in grado di raggiungere gli obiettivi in piena autonomia e responsabilità. C’è sempre maggiore attenzione per la dimensione “persona” del lavoratore che è attore e protagonista di una dimensione lavorativa dinamica e innovativa, come lo smart working.

Il successo dello smart working e dei worksumer è testimoniato dalle storie oltreoceano come quelle  dello spazio di coworking  WeWork che con le sue 30.000 membership è stata recentemente valutata 10 miliardi di dollari. E ancora sono da modello gli spazi Facebook dove c’è un corridoio aperto, lungo un chilometro e mezzo in cui i dipendenti camminano, si incontrano e staccano il computer. Anche lo stesso Google ha calcolato che molti suoi servizi di maggior successo sono stati ideati in quel lasso di tempo in cui i propri collaboratori sono stati lasciati in totale autonomia.

A cambiare saranno anche le modalità di scouting dei nuovi lavoratori, come ci spiega Pietro Martani: “Se un tempo cercare una figura professionale richiedeva scouting lunghi, in futuro tramite il web sarà possibile trovare la persona più adatta alle proprie esigenze in breve tempo, verificando le competenze. Tra i nuovi metodi, gli hackaton possono essere una modalità interessante per scegliere candidati ideali nella progettazione tecnologica e lo stesso vale per gli aperitivi business to business, dove il pitch diventa più informale e anche più efficace. Non bisogna dimenticare i social network quali Linkedin,  Facebook e Twitter”. 


Giovanna D'Urso
A cura di: Giovanna D'Urso Autore Inside Marketing
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