Giovedi 21 Giugno 2018
MarketingYouTube e influencer marketing: quale strategia?

YouTube e influencer marketing: quale strategia?

Come costruire una strategia di influencer marketing attraverso YouTube? Quali sono gli strumenti e le best practice?


Gerardo Grasso

A cura di: Gerardo Grasso Autore Inside Marketing

YouTube e influencer marketing: quale strategia?

YouTube e influencer marketing sono ormai un binomio indissolubile. Partiamo da alcuni dati: 300 ore di video pubblicati al minuto, un pubblico di fedeli composto prevalentemente da uomini – con ben il 44% in più del tempo trascorso sul sito –una classificazione dei contenuti al limite dello stereotipo – le donne si interessano di make up e bellezza, gli uomini di giochi allo sport e ai videogiochi e, sorprendentemente, una vierweship condivisa tra generi tutta incentrata sugli animali domestici – e un pubblico aggregato che costituisce una audience immensa, pari all’81% degli utenti internet solo sul pubblico statunitense, che nella fascia 18-24 trascorre in media dieci ore al mese sul sito: YouTube è una piattaforma di contenuti con un elevato divide in termini di età, interessi e targetizzazione. È l’elevata granularità dei dati – unita all’immediatezza dei video – che rende YouTube uno strumento di content marketing essenziale per brand e aziende ed un media partner imprescindibile per una campagna di influencer marketing.

Molteplici sono le piattaforme per attuare efficaci programmi di influencer marketing su YouTube che offrono opportunità di endorsement per le aziende e i brand e di sponsorship per i creativi. Molto più di un semplice tool per scovare influencer, Grapevine è una piattaforma che rende i programmi di influencer marketing facili, scalabili e trasparenti. Collaborando direttamente con i più importanti creativi di YouTube, consente alle aziende di coinvolgere gli influencer più in linea con i propri obiettivi di marketing e la propria target audience. Attraverso un cruscotto intuitivo e facile da utilizzare è possibile presentare un brief creativo ad un vastissimo marketplace di youtuber e ricevere – generalmente dietro pagamento o in cambio di prodotti o servizi – promozione e visibilità su specifici canali.

Anche Famebit offre un modello simile: le aziende richiedono un video, specificando se si tratti di una recensione, un tutorial o una menzione e stabiliscono un budget di investimento; gli youtuber inviano le proprie proposte descrivendo la tipologia di video endorsement che intendo creare ed eventualmente includendo esempi e dati rilevanti sul proprio canale; le aziende selezionano gli influencer e approvano i loro contenuti, che saranno condivisi con gli iscritti del proprio canale.

Influencity vanta un approccio decisamente orientato ai dati, offre un markeplace di oltre un milione di influencer presenti non solo su YouTube ma anche su Instagram e Twitter e consente di selezionare i profili di influencer in base ad un approfondita analisi della audience. In questo modo brand e aziende possono prendere le proprie decisioni in maniera mirata, individuando i canali e i profili di influencer presso i quali promuovere i propri prodotti o servizi. Una volta attivata una campagna, il cruscotto agevola le comunicazioni con gli influencer, la revisione e la condivisione dei contenuti, offrire feedback e approvazioni, oltre a monitorare le performance.

Ma come costruire una strategia di influencer marketing con YouTube? Innanzitutto, occorre trovare autentici youtuber. Il presupposto principale di ogni strategia di influencer marketing è tutto sul potere del passaparola e non può esserci un vero passaparola senza veri influencer, a cui concedere la massima libertà nel posizionare un prodotto o un servizio all’interno di un loro video. Secondo: un youtuber va selezionato non solo sulla base dei suoi follower ma sulla capacità di connessione e sulla coerenza rispetto al posizionamento e all’audience del brand. Un influencer con un vasto seguito non garantisce il successo della strategia: anzi, il più delle volte i messaggi rischiano di essere persi o confusi. Le aziende possono avere molto più successo con piccoli e medi influencer, youtuber con un numero di iscritti al canale contenuto ma altamente reattivo e decisamente in target e per questo capace di creare engagement. Terzo: valutare l’efficacia di ogni influencer. L’ideale è predisporre un sistema di tracciamento con URL di destinazione – generalmente riportata nella parte superiore del box di descrizione del video – specifica per ogni influencer per avere un dato certo e affidabile sulla loro capacità di generare coinvolgimento e traffico sul sito, blog o landing page a cui rimandano nel loro video. Il tracciamento del link è una soluzione efficace per monitorare le conversioni dei video; un’altra soluzione è il ricorrere a codici coupon per testare un dato prodotto o servizio o ricevere sconti e demo. Il codice può essere riportato nel box di descrizione, o anche all’interno del video, con un ulteriore vantaggio non solo in termini di monitoraggio dell’efficacia ma anche di engagement tra lo youtuber e la propria Community di follower. Un’ultima considerazione va fatta sui contenuti: non si tratta solo di creatività ma anche di engagement: e per questo è essenziale lavorare con gli influencer perché le headline e i testi descrittivi del video non solo creino coinvolgimento, attirino l’attenzione e si adattino tanto al canale dello youtuber quanto al posizionamento del brand e al suo target ma siano indicizzabili da Google per aumentare le visualizzazioni. In ultima analisi, come sostiene l’ormai star Matthew Patrick, meglio conosciuto come Mat-Pat – l’autore di The Game Theorists, canale con oltre cinque milioni di iscritti, a differenza della televisione YouTube è in grado di offrire una user experience attiva e proprio per questo uno youtuber può sensibilmente influire sulle decisioni di acquisto dei suoi follower recensendo prodotti o brand o creando contenuti branded. Purchè sia preservata la libertà di espressione, si preservi la trasparenza e l’originalità e non sussistano filtri invasivi da parte delle aziende: per tutto il resto, esiste la pubblicità.

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