Martedi 16 Ottobre 2018
MacroambienteZuckerberg alla LUISS: parola d’ordine “connessione”

Zuckerberg alla LUISS: parola d’ordine "connessione"

Durante il Q&A con gli studenti romani, Zuckerberg ha affrontato diversi nodi fondamentali della comunicazione digitale.


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

Zuckerberg alla LUISS: parola d’ordine

Imprenditorialità giovanile, ricerca, innovazione, modelli di business, ma – anche e inevitabilmente – big data, intelligenza artificiale, realtà aumentata, vecchi e nuovi problemi dell’informazione: sono questi alcuni dei nodi principali affrontati da Mark Zuckerberg durante il blindatissimo incontro alla LUISS di Roma del 29 agosto 2016. Dopo aver rimarcato l’amore per la Città Eterna, già professato in mattinata con un post sulla bellezza del fare jogging davanti al Colosseo, il fondatore di Facebook – rigorosamente in t-shirt grigia e jeans – ha risposto alle domande di studenti e utenti social.

Il “modello Facebook”

A chi gli ha chiesto del “modello Facebook”, Zuckerberg ha spiegato la centralità, dentro il suo quartier generale, dell’apprendimento. Nessuna organizzazione che aspira al successo può permettersi di sottovalutare l’importanza delle idee, della ricerca, degli stimoli che possono arrivare tanto dall’interno quanto dai propri competitor. Quello di Facebook, almeno per quanto riguarda lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, insomma, sembra l’incarnazione perfetta del modello Wiki (ideale esemplificazione di web collaborativo): ciascuno è chiamato a partecipare attraverso le proprie capacità al processo creativo, le idee di tutti sono valutate e, a volte, presentate al pubblico in modo da ricevere feedback concreti da parte di chi ne sarà l’utilizzatore finale. Solo così si va in direzione di quell’empowerment che è fondamentale per la vita di un’organizzazione complessa.

Contro il “mito del fondatore”

Il “mito del fondatore” non paga, come ha suggerito Zuckerberg a chi gli ha chiesto la formula del successo. Le grandi idee, infatti, non vengono mai da una sola persona, ma sono spesso frutto di un lavoro collettivo e, soprattutto, quasi mai nascono come tali, per questo nessuno dovrebbe abbandonare troppo presto le proprie idee pensando che siano ordinarie. La stessa parabola di Facebook, del resto, ne è una prova: nessuno immaginava che «dei ragazzi del college che non sapevano niente di business avrebbero costruito qualcosa di così grande, riuscendo dove alcune grandi compagnie avevano fallito», ha affermato Zuckerberg.

Così Facebook ha rivoluzionato il modo di comunicare

Nessuno immaginava, insomma, che la creatura di Zuckerberg avrebbe rivoluzionato, come ha fatto, il modo di comunicare di miliardi di persone. Guai a insinuare, però, che i social stiano “rovinando” il modo in cui ci rapportiamo con gli altri: Facebook non sostituisce la comunicazione face to face – ha spiegato l’imprenditore – né lo farà quando la realtà virtuale sarà in grado di sopperire a tutte le lacune, sensoriali soprattutto, di una comunicazione mediata. Il compito del social è solo quello di facilitarla in tutte quelle occasioni in cui rimanere connessi (e vicini) è reso difficile dalla lontananza geografica o dal tempo.

Parola d’ordine: “connessione”

“Connessione” sembra la parola chiave dell’intervento romano di Zuckerberg quando intesa come diritto di accesso alla Rete, ma anche quando si declina come network di utenti, comunità. Nel primo caso, così, la mission di Facebook diventa quella di assicurare l’accesso a Internet al numero più alto possibile di persone. È quello che già fa e che continuerà a fare in futuro Aquila, il drone che porta il web anche dove non esistono infrastrutture e la gente non ha accesso ad una connessione dati per problemi di costi, di mancanza di servizi complementari, di cultura. In un mondo a due misure, dove la metà della popolazione non ha accesso alla Rete e il digital divide ha radici culturali più che materiali, insomma, un servizio gratuito come Aquila può rappresentare la chiave di volta, ma la strada è lunga e potrebbero essere utili, in questo senso, anche tariffe agevolate o app che funzionino anche offline. A tal proposito Zuckerberg ha giurato che Facebook consuma oggi dieci volte meno connessione dati rispetto al passato.

La forza della comunità

Se per connessione si intende, invece, la capacità di fare network, gli utenti di Facebook hanno dato più volte prova di sé: Zuckerberg ha fatto riferimento, in questo senso, allo strumento del safety check – attivato in caso di calamità naturali o attentati – come a un “momento di verità”. Il successo di Facebook&Co non può non essere valutato se non come la capacità di far sentire al sicuro e protette le persone che lo “abitano”, anche nei momenti di crisi. Per questo, per esempio, il social permetterà agli utenti di segnalare autonomamente un’emergenza, sul modello dello sciame intelligente.

Facebook vs media tradizionali

Tra aneddoti familiari – i nonni vissuti durante la Grande Depressione che gli hanno trasmesso la convinzione del “si può fare sempre un po’ di più”, la gioia da padre di una bambina che impara a gattonare – e progetti futuri, insomma, il fondatore di Facebook ha affrontato alcuni temi cardine della sfida del digitale, come ad esempio quello del rapporto competitivo tra i social e gli altri media. Sul tema Zuckerberg si è mostrato intransigente: «Facebook è e sarà sempre una compagnia tecnologica, non un medium. Non produciamo contenuti, ma strumenti che diamo a voi per creare contenuti, curarli, condividerli. E ci prendiamo molto sul serio». Tanto sul serio che il patron di Facebook ci tiene a dire la sua anche rispetto all’accusa di selettività delle notizie a cui ci espone una dieta mediatica sempre più centrata sui social: è vero che ci fidiamo soprattutto delle notizie postate dalle nostre cerchie più vicine, ma l’europeo medio – ha spiegato Zuckerberg – ha almeno 50 amici in paesi diversi dal suo e ciò lo espone a notizie molto diversificate, lo porta a confrontarsi con opinioni a volte diametralmente opposte.

Progetti futuri, tra intelligenza artificiale e apprendimento personalizzato

Nei progetti futuri di casa Facebook c’è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale al servizio della vita di tutti i giorni (dalle faccende domestiche, allo snellimento dei processi lavorativi), ma ci sono soprattutto progetti a favore dell’apprendimento personalizzato: ognuno impara meglio se ha possibilità di farlo ai propri ritmi e in ambiti più affini alle proprie inclinazioni; per questo anche l’insegnamento dovrebbe muoversi verso l’adozione di strumenti per l’apprendimento narrowcast e Facebook sta cercando di ottimizzare, in questo senso, software per insegnanti e alunni.

Zuckerberg modello d’ispirazione

Chi fosse alla ricerca di un modello ispirazionale, di vita e di carriera, per finire, dovrebbe sapere che il “modello Zuckerberg” è fatto di pochi, semplici principi: mantenersi concentrati sul proprio obiettivo, puntare sulle relazioni stabili e durature e costruire una squadra da migliorare nel tempo, su un piano personale prima ancora che lavorativo.

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