Giovedi 19 Luglio 2018
MarketingZunZuneo, il Twitter cubano e la primavera anti-castrista

ZunZuneo, il Twitter cubano e la primavera anti-castrista

Nel 2010, un progetto targato USA, lancia ZunZuneo, piattaforma di microblogging simile a Twitter, per contrastare la censura e l’uso ideologico dei media del regime castrista


Virginia Dara

A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

ZunZuneo, il Twitter cubano e la primavera anti-castrista

ZunZuneo. In slang cubano è il verso del colibrì ma è, anche, il nome di una piattaforma di microblogging, emulo del più famoso social dei “cinguettii”, che avrebbe dovuto promuovere la rivolta anticastrista. Secondo quanto recentemente rivelato dall’Associated Press, infatti, ZunZuneo, lanciato nel luglio del 2010 e chiuso già nel 2012, era un progetto fortemente voluto dagli Stati Uniti per mettere in crisi il governo comunista dell’isola. E se di lì a poco le rivolte nel Nord Africa e Medio Oriente avrebbero mostrato l’importanza dei sns per rovesciare regimi neopatrimonialisti usurati, passando alla storia, per la gioia degli evangelizzatori digitali, come social media revolution, già nel progetto a stelle e strisce in un “Twitter cubano” si intravedeva la possibilità di aggirare, attraverso gli strumenti del web 2.0, lo strapotere esercitato dal regime castrista sui media e, di riflesso, sulla costruzione dell’opinione pubblica.

Il funzionamento di ZunZuneo? Era semplice e anticipava uno di quei sistemi che, dall’Egitto di Mubarak alla Turchia di Erdogan, hanno permesso ai twitterer del posto di aggirare lo shutdown di Internet: un sistema basato su sms e messaggistica istantanea permetteva, infatti, di aggiornare continuamente la piattaforma. E anche il piano “editoriale” americano sembrava perfetto. Nella fase iniziale, quella che serviva a far crescere il numero di utenti e fidelizzarli, il social doveva servire soprattutto a scambiarsi notizie “non compromettenti” sul calcio o lo showbitz o per ricevere informazioni in tempo reale su running news e disastri ambientali. Soltanto più tardi, una volta raggiunta la massa critica, ZunZuneo sarebbe stato usato anche per veicolare messaggi politici e ideologici, seminare il dubbio sul malgoverno di Fidel Castro e organizzare, attraverso la mobilitazione di “masse intelligenti”, una vera e propria “primavera Cubana”, facilitando la “rinegoziazione del balance power tra Stato e società” –così si legge nei documenti ufficiali.

Il social riuscì in effetti a contare oltre 40 mila utenti unici, convincendo addirittura gli USA a intavolare trattative di partnership con Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter. Cosa non funzionò? Gli utenti si limitarono a usare la piattaforma per formare gruppi di discussione focalizzati su sport, musica, intrattenimento, senza di fatto mai addentrarsi su temi politici e dimostrando, tra l’altro, la perfetta telenomia degli ambienti social.

Vuoto lasciato nella blogsfera cubana a parte, la storia di ZunZuneo fa parlare, ora, soprattutto per i dubbi legati alla legalità della piattaforma. Secondo la legge americana, infatti,  ogni azione intrapresa da un’agenzia federale deve avere autorizzazione presidenziale ed essere notificata al Congresso, cosa che Usaid, l’Agenzia per lo sviluppo internazionale della Casa Bianca da cui dipendeva il progetto ZunZuneo, non aveva mai fatto. La necessità di mantenere una certa riservatezza per non compromettere la riuscita dell’intero progetto, può bastare? Forse. Quel che è certo è che, la storia dell’antenato cubano di Twitter sembra rientrare perfettamente nelle accuse, mosse a più riprese e da più fronti all’Usaid, di tentare sistematicamente una destabilizzazione il governo cubano, con tutte le ricadute geopolitiche del caso.

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