Giovedi 19 Settembre 2019

Outbound marketing

Definizione di Outbound marketing

Outbound marketing

L’Outbound marketing è una tipologia di marketing “tradizionale”, che mette al centro della strategia il brand e i rispettivi prodotti e servizi e si basa su approcci "classici". Ad esempio punta a una comunicazione del tipo one to many, monodirezionale, il più delle volte creando “interruzione” rispetto all’attività che sta svolgendo un utente.


L’outbound marketing può essere considerato come sinonimo di interruption marketing , ovvero marketing dell’interruzione, e si oppone all’inbound marketing.

OUTBOUND MARKETING: COS’È

Già questo basterebbe a comprendere che si tratta di quello che è definito come “marketing tradizionale“, vale a dire una serie di attività pubblicitarie, promozionali e di vendita intese nelle loro forme più classiche, che si basa su una comunicazione monodirezionale con l’interlocutore.

Al centro dell’outbound marketing ci sono, quindi, l’azienda e i relativi prodotti e/o servizi, in netta contrapposizione con gli attuali approcci orientati al mettere al centro il cliente. A tal proposito va fatta però una dovuta precisazione. Molte definizioni di questa tipologia di marketing sembrano dimenticare che il marketing stesso considera – sempre e necessariamente – un mercato in cui avviene uno scambio tra impresa e clienti e finiscono con il mettere il cliente in una posizione del tutto marginale, come se non fosse proprio preso in considerazione nella definizione della strategia di una certa azienda o organizzazione. Non si tratta però di una strategia così estrema, perché il cliente resta sempre uno dei due elementi fondamentali dello scambio e nessun brand potrebbe esistere senza considerarlo. Il punto è, invece, che chi adotta una strategia di outbound marketing spesso non presta attenzione – o ne presta troppo poca – alla customizzazione, tenendo anche poco conto della contestualizzazione delle proprie attività “in uscita” –traduzione letterale di ‘outbound’, appunto – verso il consumatore.

L’outbound marketing, insomma, è una strategia che si basa sul push marketing, perché – come suggerisce il termine stesso – spinge tutte le attività di promozione, vendita e comunicazione verso l’interlocutore, interrompendolo mentre sta svolgendo una certa attività e senza chiederne il permesso – contrapponendosi così al permission marketing e alle strategie attrattive di pull marketing –, in qualche modo rischiando anche di disturbarlo. Ciò non significa però che l’outbound marketing sia una metodologia di marketing da non considerare nel proprio business, né che l’utente ne sia sempre e necessariamente infastidito.

ESEMPI DI OUTBOUND MARKETING (OVVERO ESEMPI DI INTERRUPTION MARKETING)

Bisogna procedere però con ordine, aiutandosi con degli esempi per rendere il tutto più chiaro.

Vengono considerate tipologie di outbound marketing – che poi sarebbe lo stesso che dire tipologie di interruption marketing, proprio perché si tratta di azioni che creano un’interruzione rispetto ad una certa attività – le seguenti:

  • la pubblicità televisiva, quella cioè che interrompe l’interlocutore mentre sta vedendo un film, un programma, ecc.;
  • le varie email di spam che intasano la casella di posta elettronica;
  • inserzioni all’interno di giornali, quotidiani o riviste;
  • le attività di telemarketing con le quali si propongono offerte dirette;
  • i pop-up che si aprono sul sito in cui si sta navigando;
  • vendite porta a porta;
  • i volantini che vengono distribuiti mentre si passeggia per strada.

Quali sono gli svantaggi?

Da questi esempi e da quanto specificato in apertura è semplice intuire quanto uno dei principali svantaggi dell’outbound marketing sia correre il rischio di infastidire l’interlocutore rendendolo cieco alla comunicazione che si sta cercando di fargli arrivare. Se l’approccio outbound al marketing ha funzionato in modo efficace per anni e anni, l’avvento di Internet ha creato un contesto comunicativo e delle esigenze completamente diversi. In uno scenario, qual è quello attuale, caratterizzato dall’ information overload e da una scarsità della risorsa attentiva, un marketer non può pensare di raggiungere il target più adeguato con un messaggio decontestualizzato che finisce col perdersi tra tanti altri.

Vanno poi considerati due aspetti importanti dell’outbound marketing:

elevati costi;

difficoltà di misurazione del ROI, dei risultati raggiunti e dei lead generati (è quanto confermato anche dagli intervistati per il report State of Inbound 2018).

roi inbound metrics

Perché l’outbound marketing è utile

Ciò non vuol dire che l’oubound marketing abbia solo aspetti negativi e che sia da escludere nella pianificazione di una strategia: occorre, come sempre, che un brand scelga gli approcci più adatti al proprio business e ai propri obiettivi.

L’outbound marketing è utile, ad esempio, per avviare un contatto con l’utente, nel quale si potrebbe suscitare un iniziale interesse verso un certo servizio o prodotto pubblicizzato, così da portarlo a cercare ulteriori informazioni altrove, su altri canali (solo per fare un esempio: una pubblicità televisiva potrebbe portare l’utente a informarsi online, con una ricerca su Google o cercando le pagine social del brand). Ecco perché bisognerebbe sempre considerarlo in un’ottica comunicativa più integrata, combinandolo con delle strategie di inbound marketing .

Inoltre, l’outbound marketing, com’è ovvio, funziona soprattutto se lo si associa a una campagna di comunicazione mirata a un certo target. Molto utile potrebbe essere attivare delle azioni di marketing automation come, solo per fare un esempio, l’attivazione di sconti speciali, che possono raggiungere il potenziale consumatore – magari dopo che ha fatto un certo acquisto o cercato determinate informazioni – offrendogli un beneficio e risultando, per questo, meno invadenti o inopportuni.

L’outbound marketing, insomma, serve alle aziende per avviare un primo contatto e  aprire la strada a una futura conversazione con i clienti o potenziali tali, anche mentre sono impegnati in attività che apparentemente sembrerebbero non in linea con il brand, il prodotto o il servizio che si vuole pubblicizzare: non passare inosservati e non essere percepiti come fastidiosi sono le parole chiave da tenere in considerazione.

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