ComunicazioneSecond screen: perché piace e come lo fanno gli italiani

Second screen: perché piace e come lo fanno gli italiani

L’Università di Urbino ha analizzato le dinamiche di second screen riguardo a due famosi programmi italiani, X Factor e Servizio Pubblico.

Second screen: perché piace e come lo fanno gli italiani

Gli ambienti digitali hanno cambiato il modo di fruire anche di medium “vecchi” come la televisione. Non si tratta solo di cambiamenti nelle abitudini di consumo, imposti da diete mediatiche sempre più variegate e dalla moltiplicazione degli “schermi”, anche mobili, attraverso cui consumiamo i contenuti televisivi. Si tratta, soprattutto, di cambiamenti nelle dinamiche di partecipazione. Sanremo, gli Oscar 2016 e, ancora, appuntamenti sportivi come gli Europei di calcio sono stati un banco di prova: quella del second screen è ormai una pratica diffusissima anche tra gli utenti italiani che, se devono scegliere una piazza dove discutere di quello che sta “accadendo” in televisione, preferiscono i social network.

Uno studio dell’Università di Urbino ha provato, quindi, a studiare i contorni del fenomeno second screen in riferimento a due generi apparentemente molto diversi della televisione italiana. Un talent show (la sesta stagione di X Factor) e un programma di approfondimento politico (Servizio Pubblico), mandati in onda da una pay tv uno e da una rete commerciale in chiaro l’altro, sono serviti, infatti, al gruppo di ricercatori a studiare le dinamiche del second screen “all’italiana”. Evidenze quantitative a parte, un aspetto sembra aver interessato soprattutto il gruppo di studio: come (e se) la tipologia di contenuto televisivo influisca sulla pratica del second screen. Il fatto che stiano guardando la puntata di un talk show a tema disoccupazione, crisi economica, etc. o una gara canora, in altre parole, condiziona gli utenti nel modo in cui commentano, scambiano opinioni, interagiscono sui social?

Le evidenze quantitative: tweet per minuto di trasmissione e utenti unici

I risultati ottenuti dai ricercatori di Urbino sembrano interessanti, innanzitutto, a livello numerico. I tweet generati durante una sola stagione dei due programmi considerati superano abbondantemente il mezzo milione (anche considerando che, per motivi di semplicità, lo studio ha preso in considerazione solo tweet che contenessero gli hashtag ufficiali delle trasmissioni, #xf6 e #serviziopubblico, ndr). Nove episodi del talent show di Sky hanno raccolto in totale oltre 772mila tweet, con una media di più di 62mila tweet per episodio e quasi 340 tweet al minuto. Durante l’intera stagione di Servizio Pubblico, invece, sono stati pubblicati oltre 611mila tweet a tema, per una media di quasi 17mila tweet a episodio e 99 tweet al minuto. Una prima differenza macroscopica tra i due programmi si nota già qui: se è vero che X Factor sembra generare più interazione del talk show di Santoro, se si guarda a chi sono gli utenti che hanno fatto second screen le considerazioni cambiano. Secondo i dati raccolti dall’Università di Urbino, infatti, i “contributori unici” sono stati quasi 97mila per Servizio Pubblico e “solo” 83mila per X Factor: tradotto, significa che il talent show ha uno zoccolo duro di spettatori affezionati e molto attivi sui social, mentre chi guarda e commenta il talk show politico è anche, a volte, uno spettatore occasionale.

second screen dati Urbino

Fonte: Understanding Engagement and Willingness to Speak Up in Social Television: A Full-Season, Cross-Genre Analysis of TV Audience Participation on Twitter, University of Urbino “Carlo Bo”

A che momento della trasmissione corrispondono i “picchi” social?

Analizzare i picchi di tweet ha permesso, poi, agli studiosi di Urbino di identificare i momenti che, nella struttura del programma, garantivano maggior engagement del pubblico. Sembra valere un principio generale: i momenti che coinvolgono di più il pubblico sono quelli che generano sorpresa o suspense, anche se sfruttati diversamente dai due programmi. X Factor punta alternativamente sulla sorpresa di un battibecco tra i giudici o di un ospite speciale o sulla suspense legata ai risultati del match. Servizio pubblico, invece, punta esclusivamente sulla sorpresa di una discussione particolarmente accesa tra gli ospiti. Collocare i picchi di tweet nella struttura “tipo” del programma ha permesso, inoltre, di distinguere caso per caso gli elementi più funzionali in termini di coinvolgimento delle due trasmissioni. In particolare, visti in una prospettiva di second screen, i momenti che generano più engagement sono, in Servizio Pubblico, l’editoriale di Travaglio (397 tweet al minuto) e il confronto tra gli ospiti (231 tweet al minuto). Per X Factor, invece, campioni di coinvolgimento sui social sono l’esibizione del concorrente (707 tweet al minuto) e il successivo commento dei giudici (695 tweet al minuto). Ben più che le evidenze nei singoli casi, comunque, dati come questi suggeriscono – a detta degli autori – la possibilità di usare la Rete e tutto ciò che rientra nella pratica del second screen per ricavare insight preziosissimi quanto alla scrittura di un programma che sia, il più possibile, adatto ai gusti degli spettatori.

second screen picchi servizio pubblico dati urbino

Fonte: Understanding Engagement and Willingness to Speak Up in Social Television: A Full-Season, Cross-Genre Analysis of TV Audience Participation on Twitter, University of Urbino “Carlo Bo”

second screen picchi xfactor dati urbino

Fonte: Understanding Engagement and Willingness to Speak Up in Social Television: A Full-Season, Cross-Genre Analysis of TV Audience Participation on Twitter, University of Urbino “Carlo Bo”

Chi twitta, cosa twitta e come lo fa?

Uno studio sul secondo screen non può prescindere, poi, da alcune osservazioni sulla natura delle interazioni. Chi commenta quello che sta guardando in tv lo fa con tweet originali o ritwittando (e facendone endorsement) i tweet di altri? E, ancora, come cambia il tono dei tweet a seconda del genere di programma? Lo studio dell’Università di Urbino ha evidenziato, in questo senso, un trend apparentemente valido in via generale: chi fa second screen lo fa principalmente per esprimere la propria opinione riguardo al programma o ai suoi contenuti. Nella maggior parte dei casi, per questo, ci si affida a tweet originali: lo sono il 70% di quelli per #xf6 e il 63% di quelli per #serviziopubblico. Nel solo caso del talk show di La7, la percentuale di retweet è apparsa considerevolmente alta (il 33%), a suggerire l’importanza quando si tratta di temi politici o più tecnici degli influencer, che sono nella maggior parte dei casi politici di riferimento, giornalisti o analisti. Quanto al tono dei tweet, infine, è risultato prevedibilmente più emotivo in riferimento al talent show e più critico o scherzoso nei confronti dei contenuti e degli ospiti del talk show politico.

Dati come questi sono la dimostrazione, insomma, che la tanto discussa ibridazione dei generi (con una politica che si fa intrattenimento e un intrattenimento che si fa informazione, e viceversa) è completa, non solo dal lato della produzione, quanto da quella della fruizione, con spettatori “disinibiti” che attingono indifferentemente ai contenuti dell’uno o dell’altro per fare second screen e molto più.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
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