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SEO on-site: tre dei falsi miti più ricorrenti da sfatare

Anche i professionisti a volte cadono nella trappola dei luoghi comuni. Scopriamo alcune "bugie" sulla SEO on-site da cui non farsi ingannare

SEO on-site: tre dei falsi miti più ricorrenti da sfatare

Chiunque voglia riuscire nell’impresa di scalare i risultati nei motori di ricerca per una specifica parola chiave sa, o dovrebbe sapere, che dovrà fare i conti con un lavoro di ottimizzazione dei contenuti che significa pianificare e attuare sia una strategia SEO on-site sia una di off-site optimization.

Grazie alla collaborazione che si genera oggi in Rete, sono tanti gli articoli e le fonti a disposizione per chi ha voglia di imparare qualcosa su SEO e strategie di ottimizzazione dei contenuti, ma allo stesso tempo molte sono le bugie o i falsi miti che ruotano attorno a questo tema e che possono rallentare o compromettere una strategia di Search Engine Optimization.

La differenza fra on-site optimization e off-site optimization

L’attività SEO si compone di molteplici fasi più o meno complesse, sia dal punto di vista strategico che strettamente operativo. Una prima importante distinzione si può fare tra le attività SEO on-site e quelle gestite off-site. Per on-site optimization si intende in particolare un insieme di attività SEO di ottimizzazione on-page, realizzate quindi nelle pagine di un sito web. Queste si suddividono a loro volta in attività specifiche – fra cui ottimizzazione del codice HTML, della struttura del sito, degli elementi legati al server – e in quelle di ottimizzazione dei contenuti testuali e visivi di un sito web. Questo insieme di operazioni si distingue a sua volta da quelle azioni SEO realizzate off-site (o off-page) che riguardano, cioè, la pianificazione di una strategia e la gestione dei link in ingresso verso il proprio sito. Una delle principali differenze, poi, riguarda l’ottimizzazione che nel caso di SEO off-site richiede un lavoro continuo, mentre nel caso di SEO on-site i cambiamenti rimangono per lo più statici.

I falsi miti più comuni sulla SEO on-site

Anche i professionisti talvolta cadono nella trappola delle bugie e delle convinzioni più comuni, nonostante i fatti dicano il contrario. Soprattutto nel campo della SEO vi sono dei luoghi comuni da cui vengono tratte delle “regole” non sempre valide che finiscono per diventare delle bugie. Il motivo principale è legato alla velocità con cui Google aggiorna gli algoritmi sulla base dei quali vengono definite le best practice in quest’ambito. Google sta diventando sempre più “intelligente” e con il nuovo approccio della SEO semantica è bene superare certe convinzioni che non hanno più ragione di esistere, almeno non in senso assoluto. Inoltre, dagli esperimenti e dai cambiamenti che ognuno apporta ai propri siti talvolta vengono fatte delle deduzioni e diffuse delle prassi che non sempre sono affidabili, soprattutto quando i dati raccolti sono pochi.

Ecco, dunque, i tre falsi miti più comuni e diffusi sulla SEO on-page da sfatare e provare a superare:

  1. I contenuti duplicati danneggiano il ranking del dominio.
    Sicuramente i contenuti duplicati sono fra gli elementi che non piacciono ai motori di ricerca, perché una delle regole fondamentali è offrire agli utenti contenuti realmente utili, originali, in grado di creare un valore aggiunto. Tuttavia tantissimi siti ripropongono notizie già pubblicate da altri siti, senza aspettare di posizionarsi con questi articoli, ma anche senza per questo essere penalizzati (problema che affronta quotidianamente chi si occupa di SEO per l’editoria). Quando si parla di contenuto duplicato che attira le attenzioni di Google di solito si fa riferimento a mille o più parole copiate presenti all’interno di una pagina di un sito. Più frequentemente, i problemi di duplicazione dei contenuti sono legati ad errori nella struttura di un sito, per cui possono esservi pagine che restituiscono gli stessi contenuti e che possono essere facilmente risolti indicando con il tag rel=canonical la pagina principale.
  2. Gli errori 404 vanno sempre corretti.
    Un errore 404 indica che quella risorsa non è stata trovata. Una delle convinzioni più diffuse è che la presenza di un errore 404 abbia, dal punto di vista strettamente SEO, effetti negativi diretti al ranking di un sito web. In realtà la criticità di un errore 404 dipende dal link specifico, quindi va valutata caso per caso; non sempre ricorrere ad un redirect 301 verso altri contenuti o verso l’homepage del sito rappresenta la scelta giusta o necessaria. Talvolta è addirittura possibile trasformare l’errore in un’opportunità, creando elementi di design originali ed in grado di rafforzare la brand image a partire da errori 404.
  3. Ogni title e meta description deve necessariamente includere la parola chiave.
    Sicuramente sarebbe un errore da principianti ignorare o non ottimizzare il title tag, per esempio lasciandolo vuoto o duplicandolo per pagine diverse. Tuttavia non è esattamente necessario che la parola chiave sia sempre inclusa nel titolo o nella descrizione. Ora che a fronte delle richieste degli utenti gli indici di Google restituiscono contenuti utilizzando la ricerca semantica è più importante concentrarsi sul modo in cui, attraverso il titolo e la descrizione della pagina, si è in grado di attrarre l’utente invogliandolo a cliccare, per aumentare il CTR, ovvero il click-through rate, il rapporto che indica quante persone che vedono un annuncio o uno snippet fanno click su di esso.

Essere a conoscenza di questi falsi miti può essere utile per comprendere al meglio come gestire le proprie attività di SEO on-site, senza doversi preoccupare oltremodo e in assoluto solo dei motori di ricerca, ma ottimizzando i contenuti pensando agli utenti reali che ne usufruiranno e, più in generale, al modo in cui integrare le attività on-page con quelle off-page e con la propria strategia di web marketing.


A firma di: Marianna Cadoni Contributor
© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

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