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MacroambienteContenuti pedopornografici su Twitter: le vittime di abusi parlano della difficoltà di rimuovere i materiali dalla piattaforma

Contenuti pedopornografici su Twitter: le vittime di abusi parlano della difficoltà di rimuovere i materiali dalla piattaforma

La diffusione di contenuti pedopornografici su Twitter rimane ancora un grave problema e l'impegno del social network nel contrastarlo risulta ancora insufficiente.

La diffusione di contenuti pedopornografici su Twitter rimane ancora un grave problema e l'impegno del social network nel contrastarlo risulta ancora insufficiente.

In occasione del quindicesimo compleanno, il social network è stato (ancora una volta) accusato di essere negligente nel bloccare la diffusione di foto e video sessualmente espliciti, raffiguranti dei minori. Uno spot creato da Canadian Center for Child Protection ha per questo deciso di dare voce alle persone che sono state vittime di abusi quando ancora minorenni e che dopo anni devono ancora lottare per riuscire a identificare e fermare la diffusione delle foto e dei video, pubblicati dai loro aggressori, in cui essi sono raffigurati. Arriva quindi un altro appello volto a impedire la condivisione di contenuti pedopornografici su Twitter, ma la strada da percorrere per trovare una soluzione al problema sembra essere davvero ancora lunga.

la richiesta di aiuto a twitter da parte delle vittime di abusi

Lo spot si apre con una serie di messaggi di buon compleanno a Twitter che, il 20 marzo, ha compiuto 15 anni. In pochi secondi, però, le manifestazioni di gioia degli attori si tramutano in volti tristi mentre ricordano i loro giorni da adolescenti e i terribili abusi subiti da estranei in alcuni casi e da parenti in altri. Ciascuno dei giovani presenti nel video racconta così come i propri aggressori lo hanno adescato e/o costretto a farsi riprendere per poi condividere questi contenuti pedopornografici su Twitter e su altre piattaforme online.

«Questi video di me quando ero ancora un minore giravano sulla tua piattaforma», «ho provato a chiederti di eliminarli […] tu hai detto che questi non violavano le politiche della piattaforma», raccontano tre giovani nello spot, rivolgendosi direttamente al social network. Un’altra ragazza aggiunge di essere riuscita a liberarsi dell’abuso ma i suoi video continuano a comparire su Twitter.

Come è possibile leggere sul sito di Canada Center for Child Protection, «queste storie vere sono state raccontate da attori allo scopo di proteggere i sopravvissuti da ulteriori traumi collegati a forme di doxing e di stalking». Nello spot si raccontano così storie rappresentative di reali esperienze vissute da molti minori che da adulti sono ancora costretti a combattere contro la diffusione delle proprie immagini e dei propri video che un tempo sono stati fatti circolare online dai loro aggressori.

Happy 15th birthday, Twitter
Happy 15th birthday, Twitter

Il video si chiude con un appello: dopo 15 anni di vita, «Twitter, è giunta l’ora di crescere di iniziare a proteggere le vittime».

Le testimonianze di chi lotta contro un “mostro” impossibile da sconfiggere

«Sin dall’infanzia e fino ai miei 15 anni, sono stato una vittima e sono stato sfruttato per la creazione di materiale pedopornografico che continua a essere ampiamente condiviso in Rete. Trascorro delle ore ogni giorno alla ricerca dei miei contenuti, segnalando migliaia di account e di post con questo genere di materiale»: è questa la testimonianza di un’altra vittima, riportata sul sito già menzionato, che mette in evidenza la difficoltà che molti utenti riscontrano nel rimuovere completamente i propri contenuti dal web. Si tratta di una sfida che spesso sembra impossibile.

«Quando le piattaforme non cercano attivamente di identificare e di impedire che questi contenuti vengano caricati, tocca a me cercare di far rimuovere quelle immagini. Ogni volta che un account viene eliminato, altri cinque ne prendono il posto. È come l’Idra, un mostro che non potrò mai sconfiggere», si legge ancora sul sito.

La campagna avviata dall’organizzazione ha raccolto la testimonianza di diversi utenti che affermano di aver trascorso diverse ore alla ricerca dei contenuti pedopornografici in cui essi sono presenti e a cercare di richiederne la rimozione. Come si può leggere sul sito, spesso un’unica segnalazione non basta per risolvere il problema e non raramente le risposte si limitano a dei messaggi automatici e le richieste vengono semplicemente respinte.

Il problema della diffusione dei contenuti pedopornografici su Twitter (ma non solo)

Lo spot in questione richiama l’attenzione su un grave problema analizzato nel dettaglio da Canadian Center for Child Protection e documentato in un lungo report in cui l’organizzazione mette in evidenza le maggiori difficoltà riscontrate nel segnalare i contenuti pedopornografici su Twitter rispetto ad altre piattaforme.

Tra le problematiche individuate, vi è la difficoltà degli utenti nel capire come segnalare i contenuti pedopornografici, poiché nel caso di Twitter non è possibile effettuare la segnalazione direttamente dal tweet in questione. L’inserimento di una funzione per segnalare un contenuto di questo tipo direttamente dal tweet, identificandolo già specificamente come contenuto pedopornografico, renderebbe molto più semplice la procedura.

Già in passato il social network aveva attirato su di sé diverse polemiche, legate alla diffusione di questi contenuti sulla piattaforma, quando un ragazzo americano di 17 anni aveva provato a far rimuovere dei video sessualmente espliciti, girati e inviati sotto ricatto quando aveva solo 13 anni. Nel 2019, i video sono stati caricati su Twitter e a inizio gennaio 2020 il giovane li ha scoperti, segnalandoli come materiale pedopornografico e richiedendone la relativa rimozione.

Twitter ha risposto negativamente alle richieste di rimuovere i contenuti da parte del giovane e della madre, dichiarando che, secondo i moderatori, questi ultimi non violavano le policy del social. Il 28 gennaio 2020, i tweet in questione avevano registrato oltre 167mila visualizzazioni  ma i contenuti sono stati rimossi dalla piattaforma (e gli account che li condividevano sono stati cancellati) soltanto dopo l’intervento di un agente federale. Un esempio che fa comprendere come risulti davvero ancora difficile bloccare la diffusione dei contenuti pedopornografici su Twitter.

Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto questa piattaforma ma tanti altri social e siti web che, con frequenza, ospitano contenuti di questo tipo, rendendo la situazione delle vittime ancor più complessa. Si pensi a tal proposito all’inchiesta condotta da The New York Times, “The Children of P0rnHub“, che ha messo sotto i riflettori il grande volume di contenuti pedopornografici presenti sulla piattaforma P0rnHub, contro la volontà dei soggetti. Molti di questi hanno dichiarato di essere stati vittime di ricatti e dunque di essere stati costretti a farsi riprendere.

A questo proposito, uno spot condiviso da Internet Watch Foundation, il 19 marzo 2021, ha messo in evidenza la gravità del problema sul web: «ogni 5 minuti, noi identifichiamo e rimuoviamo una foto di un bambino che subisce degli abusi sessuali».La campagna #every5minutes, lanciata dalla fondazione, invita così aziende e organizzazioni a prendere posizione, impegnandosi attivamente in questo lavoro di difesa delle vittime.

Every time an image of a child being sexually abused is shared or seen online, the victim suffers humiliation & misery. There are a host of ways your company or college can support our work eliminating child sexual abuse online. Read more: iwf.org.uk/every5minutes. #Every5Minutes

Posted by Internet Watch Foundation on Friday, March 19, 2021

© RIPRODUZIONE RISERVATA È vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

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