Giornalismo enogastronomico

Iperconnessione, donne digitali, giornalismo enogastronomico e moda di scattare foto ad ogni piatto: questi i temi dello speech "Giornalismo al femminile".

Giornalismo enogastronomico

Tra gli argomenti trattati alla Social Media Week Milan 2015 non ci è sfuggito lo speech “Giornalismo al femminile – Mai senza smartphone“, tenuto da Silvia Giovannini (Web Journalist e Social Media Specialist, Varesenews), Anna Prandoni e Rosy Battaglia, che insieme sono riuscite ad affrontare con spirito ed ironia alcuni argomenti di particolare interesse. Hanno infatti discusso di giornalismo di inchiesta civile e di quello enogastronomico dell’alta cucina italiana, facendo riferimento allo strumento del mobile, ormai indispensabile nel mondo professionale (e non solo) per produrre contenuti, condividere informazioni e creare relazioni. Lo speech però ha analizzato il tutto dal punto di vista femminile, focalizzando l’attenzione sul come le donne digitali (o “iperconnesse”) possono gestire la propria professione, pur avendo gli impegni normali e tipici di qualsiasi donna e/o madre.

Vediamo in che modo è stato affrontato il discorso riguardante il giornalismo enogastronomico al femminile.

Nel corso del suo intervento, Anna Prandoni, Executive Director di La Cucina Italiana, rivista nata nel 1929, ha sottolineato quanto nel suo ambito lavorativo sia essenziale avere “nella mano destra lo smartphone e nella sinistra il cartaceo“.
Per arrivare dalla carta allo smartphone si sono succedute nel corso degli anni tante tecnologie diverse, ma alla base del lavoro portato avanti da La Cucina Italiana c’è sempre stata una grande professionalità e l’ambizione al miglioramento continuo. Il mobile è uno strumento che permette di fare cose che nel ’29 non potevano immaginare e nemmeno la stessa Anna Prandoni, che per i primi articoli usava ancora la macchina da scrivere. Ovviamente prima si lavorava in modalità diversa e con tempi diversi, ma il principio, sancito nel 1929 dai membri del Comitato di Degustazione che hanno deciso che La Cucina Italiana sarebbe stato il mensile per le famiglie e per i buongustai, ad oggi non è cambiato. Oggi è solo più social, più globale e si riesce ad essere sempre in redazione, oltre che essere in contatto con moltissime persone.

L’iperconnessione però presenta un aspetto critico, ovvero il rischio di cadere nella ipersocialità e di finire col svilire alcuni contenuti a causa della loro eccessiva riproduzione, possibile oltretutto in qualunque momento. La cosa è particolarmente vera per quanto riguarda i contenuti relativi al cibo.
Da varie ricerche, condotte soprattutto negli Stati Uniti sono emersi due dati:
– se si posta tantissimo cibo si è anoressici;
– se si posta tantissimo cibo vuol dire che si mangia troppo.
Ma, come ha evidenziato Anna Prandoni, fare delle riflessioni sui social network ora, mentre si stanno evolvendo, non è proficuo; certamente però è una moda che in qualche modo andrebbe “regolamentata” (o auto-regolamentata, aggiungerei). Come afferma la stessa Prandoni, fotografare il piatto di un grande chef quando arriva al tavolo per far sapere ai propri amici che si sta in quel determinato ristorante, è una mancanza di rispetto sia per lo chef che per se stessi. Quei 30/40 secondi che si sprecano facendo una foto portano ad una svalutazione del valore del cibo. Sarebbe quindi necessario dedicare un attimo di riflessione in più sul perché si sta facendo quella foto. Ovviamente se si va in un fast food il discorso potrebbe essere leggermente differente, ma resta di fatto che la foto è un contenuto e come tale bisognerebbe valutarla.

Chi lavora in La Cucina Italiana si distingue quindi per essere un vero e proprio giornalista nel settore enogastronomico (non un presunto “giornalista” improvvisato!). A tal proposito, Anna Prandoni ha specificato come nell’ambito del giornalismo si ritenga spesso che ci siano “giornalisti di serie A” (che si occupano di cronaca, politica, etc.) e “giornalisti di serie B”; tra questi ultimi ci sarebbero appunto i giornalisti enogastronomici. Ma se si fa la cronaca esatta di quello che succede in una cucina, mentre uno chef prepara una ricetta, questo è da considerare un vero e proprio lavoro giornalistico, e differenziarlo nettamente da chi racconta una ricetta alla buona, trasmettendo oltretutto l’idea che si possa riprodurre velocemente e senza molta difficoltà.

Inoltre, durante lo speech Silvia Giovannini ha illustrato alcune slides riferite ad uno studio condotto dall’agenzia Monforte per un ristorante; queste hanno messo in luce come l’atteggiamento dei clienti sia cambiato nel corso degli anni, soprattutto a causa del non poter fare a meno del proprio smartphone e voler a tutti i costi condividere contenuti. Il ristorante che ha chiesto questo studio si è chiesto, come mai, nonostante più tavoli, più camerieri ed un menù semplificato, il giro di affari non decollasse. Per capirlo sono state analizzate le registrazioni della videosorveglianza di 10 anni prima e sono state confrontate con quelle del momento. I risultati sono stati i seguenti:

  • Oggi i clienti entrano e vengono accompagnati al tavolo e 18 su 45 chiedono un cambio di tavolo (nel 2004 solo 3 su 45) e per lo più lo fanno perché hanno bisogno di mettere in carica il cellulare.
  • Nel luglio 2004 semplicemente ordinavano e ci mettevano circa 8 minuti; adesso, prima di aprire il menù, prendono il proprio smartphone e lo usano per varie attività e sono pronti ad ordinare mediamente dopo 21 minuti.
  • Il cliente oggi usa circa 5 minuti per chiedere qualcosa (spesso il wifi) e il cameriere deve tornare più volte al tavolo, mentre nel 2004 non era necessario.
  • Nel luglio 2004 dopo il pagamento i clienti uscivano entro 5 minuti, mentre nel 2014: 26 clienti su 45 spendono 3 minuti per fotografare i piatti, 4 clienti su 45 spendono altri 4 minuti per fare una foto col loro piatto, 27 clienti chiedono al cameriere di scattare una foto di gruppo (di questi 14 chiedono un secondo scatto), chiedono il conto 20 minuti dopo aver finito ed escono dopo 45 minuti.
  • Nel 2004 al ristorante si restava in media un’ora/un’ora e cinque minuti  mentre nel 2014 il tempo è aumentato di 50 minuti.

Pina Meriano
A cura di: Pina Meriano Autore Inside Marketing
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