Martedì 19 Novembre 2019

The Game

The Game è un saggio in cui Alessandro Baricco prova, per primo, a raccontare il gioco della rivoluzione digitale ai non addatti ai lavori.

the game
EDITORE Einaudi
PUBBLICAZIONE 2018
EDIZIONE
PAGINE 324
LINGUA Italiano
ISBN/ISSN 9878806235550
AUTORE
Alessandro Baricco
VALUTAZIONE
Recensione Inside Marketing

Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing

C’è un momento preciso in cui, secondo Alessandro Baricco, comincia il gioco della rivoluzione digitale: il 9 gennaio 2007, quando un non ancora conosciutissimo Steve Jobs presenta su un palco a San Francisco il primo iPhone. Come questo aggeggio abbia cambiato per sempre il mondo della telefonia è storia (ormai) nota; quel giorno, però, un telefono che nulla aveva dei tradizionali telefoni – non una tastiera, non un microfono visibile – sembrò la dimostrazione fisica e tangibile che «tutta l’insurrezione digitale si portava dentro l’inespressa pretesa che l’esperienza potesse diventare un gesto rotondo, bello e confortevole. Non la ricompensa a una fatica. Ma la conseguenza di un gioco». A questo punto dovrebbe essere più chiaro, tra l’altro, perché il ritorno alla saggistica di Baricco sia firmato proprio “The Game”.

Il gioco è appunto la trasformazione digitale, è il mondo popolato da app, smartphone, connessioni mobili, servizi di sharing economy di cui tutti conosciamo e accettiamo le regole. Lo sforzo dello scrittore è quello di risalire alle origini di questa stessa trasformazione. Uno sforzo letteralmente storiografico: Baricco non individua, infatti, solo tre ere – la classica, l’era della colonizzazione, quella del game – che avrebbero segnato la via della trasformazione digitale, ma disegna graficamente mappe che indicano questa stessa via, che si evolvono e diventano più complesse man mano che il percorso della digitalizzazione si popola di soggetti e si avvia a un compimento in cui non esiste più distinzione tra mondo reale e «oltremondo» della vita online.

Così The Game racconta la rivoluzione digitale a un pubblico di non soli addetti ai lavori

Chi intende leggere “The Game” è meglio che familiarizzi subito con un linguaggio fortemente evocativo. Se è vero chi si tratta di un saggio, infatti, è vero anche che è un saggio pensato per un pubblico vasto, per lo più di non addetti ai lavori, con ogni probabilità di affezionati allo scrittore anche demograficamente lontani dall’essere nativi digitali e, per questo, alla ricerca di mappe appunto sulla base delle quali interpretare un mondo con cui non hanno familiarità e a tratti non capiscono. Lo sforzo è lodevole e, forse, primo nel suo genere: se tanto si è detto sulla trasformazione digitale, infatti, quasi sempre lo si è fatto nell’ambito di testi sacri a uso e consumo di esperti del settore. Più in sintonia con lo spirito stesso della rivoluzione digitale – che, vale la pena ribadirlo, avrebbe il valore di un gesto rotondo e confortevole, di un gioco appunto – Baricco ne racconta origini, evoluzioni, conseguenze per un pubblico più ampio. Lo fa da scrittore qual è, glissando su passaggi ed eventi pure importanti ed enfatizzando invece storie belle e facili da raccontare, non ponendosi mai davvero il problema dell’oggettività. I cosiddetti «Commentari» sono del resto la parte veramente nuova e inedita di “The Game“, che per il resto sarebbe, altrimenti, una delle tante, più o meno dettagliate, storie sociali dei media che si trovano con tutta facilità in libreria. Le tesi? Che ci si ritrovi d’accordo o meno sono tante: dal presunto elitarismo degli ambienti in cui nasce la rivoluzione digitale all’eccesso di fiducia con cui la si è interpretata negli anni fino a renderla sinonimo (a torto?) di inclusione, maggiori libertà, ecc. Il saggio, del resto, è un lungo racconto critico di quello sciame sismico che ha portato da Space Invaders al machine learning di Alpha Go, passando per l’elezione di Obama e la nascita del Movimento Cinque Stelle in Italia o di Uber e Airbnb, solo per fare degli esempi: difficile non incappare, insomma, in giudizi e visioni personali e non è detto, tra l’altro, che non sia questo quello che da “The Game” si aspettano i suoi lettori tipo.

Raccontare una storia del resto è sempre darle una forma più «aerodinamica», sostiene lo stesso Baricco a proposito di bufale, fake news e quell’attitudine alla post-verità con cui si fa presto a familiarizzare quando si vive all’interno del gioco della digitalizzazione. Anche “The Game” sembra, così, il tentativo di dare forma propulsiva e accattivante per tutti a idee in fondo vecchie e classiche sulla rivoluzione digitale. Per gli addetti ai lavori, insomma, sembrerà detto e ridetto che l’insurrezione digitale fu prima una rivoluzione mentale, di pensiero, e solo dopo una rivoluzione tecnologica e il pensiero non può che correre addirittura a McLuhan e al suo suo “Gli strumenti del comunicare quando Baricco definisce «estensioni» i dispositivi di cui ci attorniamo ogni giorno. Non è certo a loro, però, che dovrebbe parlare in primo luogo il saggio.

Se The Game è un libro-gioco

Una nota curiosa? In era Bandersnatch o più probabilmente in omaggio al suo stesso nome, “The Game” sembra anche graficamente un libro-gioco: c’è simulata un’interfaccia che dovrebbe somigliare a quella dei primissimi videogiochi e il giocatore non è costretto per forza a una lettura lineare ma può comodamente passare da un livello all’altro, anche sfruttando le numerose mappe di cui si è detto.

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