Domenica 12 Luglio 2020
MacroambienteGli animalisti di PETA organizzano una protesta contro il museo di pesci virtuali all’interno del videogioco Animal Crossing

Gli animalisti di PETA organizzano una protesta contro il museo di pesci virtuali all'interno del videogioco Animal Crossing

Allo scopo di salvaguardare i diritti degli animali "reali", PETA ha organizzato una protesta contro il museo di pesci virtuali di Animal Crossing.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
Gli animalisti di PETA organizzano una protesta contro il museo di pesci virtuali all'interno del videogioco Animal Crossing

«I pesci appartengono all’oceano. Svuotate gli acquari»: ecco due delle frasi che si possono leggere sui cartelloni posizionati vicino ai piccoli avatar di diversi animalisti che hanno deciso di organizzare una protesta contro il museo di pesci virtuali, all’interno del videogioco di Nintendo Animal Crossing: New Horizons.

Non è tuttavia la prima volta che utenti e organizzazioni sfruttano il mondo dei videogame per esprimere le proprie posizioni su tematiche di carattere sociale o ambientale e richiamare così l’attenzione dei giocatori.

Una protesta contro il museo di pesci virtuali (a sostegno dei diritti degli animali reali)

Organizzata dall’organizzazione animalista People for the Ethical Treatment of Animals (nota come PETA), la manifestazione (anch’essa virtuale, poiché tenutasi all’interno di un videogioco) ha lo scopo di difendere i diritti degli animali, in particolare disincentivando la cattura dei pesci, che vengono tolti dal proprio habitat per diventare oggetto di esposizione all’interno di acquari come quelli rappresentati nel videogioco Animal Crossing: New Horizons. Quest’ultimo sarebbe il quinto di una serie di videogiochi (chiamata Animal Crossing), rilasciata da Nintendo nel 2001, che rientra nella categoria di giochi di “simulazione di vita“. In questo videogioco i partecipanti si occupano della gestione di un’isola deserta, in cui possono coltivare fiori, alberi da frutto, catturare insetti e pesci. E proprio contro quest’ultima attività l’organizzazione a sostegno dei diritti degli animali ha deciso, ancora una volta, di esprimersi, poiché al di là della cattura degli animali (che non vengono uccisi all’interno di Animal Crossing), i giocatori possono poi inviare i propri pesci (e anche gli insetti) al museo di Blatero, presente nel gioco, per diventare animali da esposizione.

Nel contenuto su TikTok pubblicato da PETA è possibile leggere: «Blatero [il gufo che gestisce il museo di Animal Crossing] incentiva gli abitanti [dell’isola] a togliere i pesci dal loro habitat naturale per metterli dentro a piccolissimi acquari». Nel breve video è possibile vedere l’occupazione del museo da parte di diversi utenti, i cui avatar indossano una maglietta con il nome dell’organizzazione animalista, corrono all’interno dello spazio virtuale e “gridano” (come si legge nei balloon di dialogo) «i pesci sono amici».

Proteste, eventi e altre iniziative all’interno dei videogiochi

Non è la prima volta che l’organizzazione di tutela degli animali utilizza il gioco in questione per diffondere i propri valori e idee: infatti, tempo fa PETA aveva condiviso una sorta di guida alle attività vegane da poter svolgere all’interno del gioco segnalando quelle che invece, secondo gli animalisti, non rispettavano i diritti degli animali. «Pescare non è vegano! Non dovreste pescare nella vita vera e non dovreste farlo nemmeno nel gioco», come si può leggere nel blog post pubblicato sul sito ufficiale dell’organizzazione, comprendendo l’idea alla base di iniziative di questo tipo.

protesta contro il museo di pesci virtuali

Fonte: PETA

Così, nella “Guida vegana di PETA per il gioco ‘Animal Crossing: New Horizons’” i giocatori possono trovare delle indicazioni su cosa un vegano potrebbe mangiare all’interno del videogioco, come dovrebbe interagire con i diversi animaletti virtuali e persino cosa dovrebbe indossare: «È deludente che un gioco in cui abitanti di tutte le specie (dagli elefanti alle papere, ai maiali) coesistono armoniosamente con gli umani incoraggi un comportamento abusivo verso i pesci e gli insetti. Invece di riconoscerli come forme di vita che respirano e hanno una loro individualità, sono presentati come una forma d’intrattenimento per gli abitanti».

PETA, comunque, non è la prima organizzazione a sfruttare il contesto di un videogioco per richiamare l’attenzione verso una causa specifica: si pensi per esempio alla protesta virtuale promossa dall’organizzazione ParentsTogether all’interno di Minecraft, contro l’adescamento di minori tramite il videogioco.

protesta contro il museo di pesci virtuali, corteo funebre final fantasy

Fonte: The Daily Mail

Anche altre iniziative provano a trasporre le problematiche reali nell’universo dei giochi online, dove diversi utenti si possono incontrare, in uno spazio virtuale, con un fine comune, che non riguarda necessariamente lo scopo principale del gioco. Interessante menzionare, a questo proposito, il raduno di centinaia di utenti del gioco Final Fantasy, che hanno deciso di realizzare un corteo funebre virtuale in onore di un giocatore (noto come Ferne Le’roy), deceduto dopo aver contrato l’infezione virale da COVID-19.

Non si tratta, comunque, dell’unico esempio di questo tipo: infatti, sempre a causa della pandemia e ai divieti di assembramento, molte delle iniziative legate al mese Pride verranno realizzate online. Con le tradizionali parate sospese, la manifestazione Global Pride quest’anno è stata trasmessa in diretta e gli organizzatori hanno scelto di invitare gli utenti a celebrare la ricorrenza in maniera alternativa, ossia radunandosi virtualmente su Animal Crossing e creando la propria parata virtuale. Andando sul profilo Twitter di Global Pride Crossing, creato a questo scopo, gli utenti possono trovare ispirazioni per allestire le proprie isole virtuali con cartelloni, coccarde e altre decorazioni arcobaleno: un modo diverso ma sicuramente creativo di festeggiare l’occasione “insieme, a distanza”.

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