MacroambienteStartup italiane nel 2014: la situazione tra venture capital e imprese

Startup italiane nel 2014: la situazione tra venture capital e imprese

Qual è la situazione degli investimenti in startup italiane? Crescono le società industriali, ma i fondi di venture capital sono ancora pochi

Startup italiane nel 2014: la situazione tra venture capital e imprese

Dal 2014 in Italia il numero di startup innovative è cresciuto del 142%; secondo i report trimestrali elaborati da InfoCamere, nello specifico, a settembre 2016 quelle censite erano 6.363, contro le 2.630 del settembre 2014. Rispetto al tessuto imprenditoriale italiano, comunque, le startup rappresentano lo 0,4% delle società di capitali (circa un milione e mezzo) attualmente attive. A fronte, però, dell’aumento di chi decide con coraggio di avviare un’impresa, il mondo delle startup italiane deve ancora affrontare il problema di un mercato degli investimenti poco sviluppato.

IAG – Italian Angels for Growth, il principale network italiano di business angels, afferma, infatti, che solo l’1% delle idee d’impresa innovative riesce ad ottenere un primo finanziamento per avviare l’attività e trasformare, così, le proprie invenzioni in prodotti e servizi commerciabili. Per supportare in maniera adeguata il dinamismo imprenditoriale delle startup italiane è necessario, quindi, innescare un circolo virtuoso tra capitale e idee. Il mercato italiano del venture capital sia istituzionale che di natura informale, infatti, cresce lentamente. Nel primo semestre 2016, secondo i dati diffusi dall’Aifi (Associazione italiana di private equity e venture capital), gli investimenti in startup sono stati pari a 35 milioni di euro, l’1% su un totale di 4,9 miliardi destinati alle imprese.

Per comprendere bene il quadro del venture capital ci viene in soccorso una ricerca dell’Università Bocconi che è riuscita a fotografare la situazione delle startup italiane risalente alla fine del 2014.

Il campione preso in esame è costituito da 2.937 startup innovative, ovvero quelle iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese a fine 2014 e i cui bilanci erano disponibili presso Aida (Analisi Informatizzata delle Aziende). Diversi sono i dati interessanti: innanzitutto è emerso che nel 95% dei casi le startup hanno tra i soci fondatori individui, mentre solo il 5% è costituita da fondi di venture capital e private equity. Tale aspetto dimostra sia la scarsa disponibilità di capitali di rischio sia che le startup davvero attraenti e considerate valide dagli operatori sono poche. A crescere è, invece, la presenza tra i soci di società industriali (31%).

Per quanto riguarda i finanziamenti, le startup del campione hanno raccolto nel 2014 149 milioni di euro, divisi in 93 milioni in capitale e 56 milioni in debito. La ricerca, poi, mette in luce il fatto che la maggior parte dei finanziamenti interessa solo poche startup: 133 milioni, dei 149 totali, sono stati ottenuti da un quarto delle startup. Questo significa che soltanto poche di esse ricevono finanziamenti molto consistenti (450.000 in media), mentre le restanti ottengono molto meno.

Le conseguenze di tale fenomeno si riflettono anche nella diversa compagine azionaria. Le startup che raccolgono più capitali contano tra i soci una presenza maggiore di venture capital e società industriali (66,9%), rispetto alle altre (27,7%). Questo perché in corrispondenza del capitale versato alla startup viene riconosciuta agli investitori una quota societaria nella stessa, per cui maggiore è il capitale raccolto, maggiori saranno le quote societarie riconosciute a favore degli investitori. La quota detenuta dai venture capital, comunque – in base a ciò che rivela lo studio –, è soltanto del 20,3%, rispetto al 46% delle società industriali.

In Italia, intanto, si sta assistendo alla diffusione del corporate venture capital, inteso come investimento finanziario e industriale di aziende in startup italiane innovative. L’importanza sempre maggiore per la crescita dell’ecosistema italiano delle startup del corporate venture capital è stato oggetto di studi del Primo Osservatorio sui modelli italiani di Open Innovation e di Corporate Venture Capital promosso da Assolombarda, Italia Startup e Smau, in partnership con Ambrosetti e Cerved.

Secondo l’Osservatorio, sono oltre 5mila le aziende che hanno investito in startup e la maggioranza di esse è rappresentata da large corporate, con ricavi di oltre 50 milioni di euro. Proprio la presenza di grandi imprese in startup sembra costituire un ulteriore incentivo per la raccolta di capitale. A fronte, quindi, di poche startup di qualità e della scarsa disponibilità di risorse da investire, una strategia vincente per l’imprenditoria innovativa italiana potrebbe essere una nuova forma di co-partecipazione tra venture capitalist tradizionali e società industriali.


A firma di: Giovanna D'Urso Contributor
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