MarketingUna guida scientifica all’uso degli hashtag – Prima Parte

Una guida scientifica all'uso degli hashtag - Prima Parte

Usare gli hashtag in maniera consapevole vi porterà risultati, usarli a casaccio non vi sarà di alcun aiuto

Una guida scientifica all'uso degli hashtag - Prima Parte

#Vi #è #mai #capitato #di #vedere #frasi #scritte #così? Bene, urliamo tutti insieme: BASTA!

Il linguaggio di Internet si è evoluto notevolmente nel corso degli ultimi anni, così come i social media sono decollati e con essi gli hashtag che fanno parte di questa grande evoluzione. Che cos’è un hashtag? È un cancelletto seguito da una parola chiave e viene utilizzato per la categorizzazione sui social media. Sì, se ne abusate siete fastidiosi. Gli hashtag hanno tutto il potenziale per essere veramente preziosi.

La loro proliferazione incredibile: tutto è iniziato su Twitter per poi diffondersi su Facebook, Google, Instagram, anche Linkedin ci ha provato per un po’!

La diffusa accettazione degli hashtag dovrebbe fornire molti motivi per considerarne l’utilizzo; non solo le persone potrebbero cercare il vostro hashtag su Google, ma potrebbero anche cliccarci sui vari social e quindi visualizzare i vostri contenuti. Un hashtag espande la portata dei tweet oltre i propri follower per raggiungere chiunque sia interessato a quella parola chiave. Ma come si fa a trovare il giusto hashtag per i vostri contenuti? 

Gli hashtag su Twitter

I tweet contenenti gli hashtag raddoppiano l’engagement. Immaginate di passare da quattro retweet a otto o da dieci retweet a venti. E tutto ciò che serve è un semplice #! A quanto pare è così (anche se vi consigliamo di non inserirne più di due).

La ricerca di Buddy Media ha anche mostrato che quando si utilizzano più di due hashtag, l’engagement in realtà scende in media del 17 per cento. I singoli utenti possono vedere un aumento del 100 per cento in engagement utilizzando hashtag; i brand possono arrivare a un 50 per cento. I tweet con uno o più hashtag hanno il 55 per cento di probabilità in più di essere retweettati. Dan Zarella ha scoperto questo effetto in uno studio sul comportamento di retweeting che comprendeva più di 1,2 milioni di tweet. I risultati dello studio realizzato hanno confermato al 99,9% quanto prima detto.

L’unico avvertimento potrebbe esserci per quei marchi che cercano di ottenere click sugli annunci di Twitter. Nel caso della pubblicità, Twitter ha scoperto che i tweet senza # o @ generano il 23 per cento in più di click. Il motivo? Hashtag e menzioni danno agli utenti più cose su cui cliccare all’interno di un tweet anziché concentrarsi su una call to action.

Effetto degli hashtag sui retweet

Gli hashtag su Instagram

Instagram è un altro luogo in cui regnano gli hashtag e la buona notizia per chi ama etichettare i propri scatti è che non esiste un punto di saturazione: potete usarne quanti volete. Le interazioni sono infatti più alte sui post contenenti più di undici hashtag. I dati provengono da un insieme di utenti con 1.000 o meno seguaci, un gruppo che probabilmente comprende le piccole imprese e quelle appena iscritte a  Instagram. In altre parole, gli hashtag potrebbero essere la soluzione migliore per la formazione di un folto seguito su Instagram.

Hashtag su Instagram

Gli hashtag su Facebook

Veniamo alle note dolenti: su Facebook la situazione si complica. I post sul social blu senza un hashtag se la cavano meglio dei post con hashtag. Questi sono stati introdotti nel giugno 2013 su Facebook e tre mesi dopo, una ricerca da EdgeRank Checker ha scoperto che utilizzare gli hashtag su Facebook ha effetto zero sulla portata di un post. Quindi sì, Twitter e Instagram sono vincitori. Allora bisogna abbandonare l’idea di utilizzarli su Facebook? Non siamo drastici, meglio fare prima qualche test, ci sono ancora molte analisi da fare. Ad esempio, Social Bakers ha scoperto che la vera preoccupazione non è utilizzare o meno gli hashtag, ma piuttosto usarne troppi. Tutto chiaro adesso?

Hashtag su Facebook

Gli hashtag su Google+

Ciao, sono Google+ ed esisto. Su Google+ ai post viene dato automaticamente un hashtag in base al loro contenuto, ma è anche possibile modificarlo o aggiungerne uno nuovo. È inoltre possibile aggiungerli nei commenti, quindi raddoppiano le possibilità di essere trovati. E dal momento che Google + è il social network di Google, gli hashtag sono visualizzati  a destra nelle ricerche di Google. Se si digita in una ricerca un hashtag, otterrete i risultati di ricerca normali più una barra laterale dei post più rilevanti post Google+. Inoltre su Google+ viene offerta l’opportunità di fare “brainstorming” per scoprire nuove idee e misurare il livello di interesse su uno specifico argomento.

Hashtag su Google+

Questi sono i dati per dimostrare l’importanza dell’uso degli hashtag, ma soltanto se fatto in modo corretto e consapevole. Etichettare ogni singola parola su un post non ha senso, così come inserire parole a caso senza alcun collegamento con il vostro contenuto. Vi diamo appuntamento alla prossima puntata in cui continueremo a parlare del vasto argomento.


A firma di: Annette Palmieri Contributor
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