MacroambienteDa dirigente a leader: le capacità indispensabili

Da dirigente a leader: le capacità indispensabili

Cosa deve fare un dirigente per essere un buon leader? Come dosare autorevolezza e comprensione? Ecco le capacità indispensabili.

Da dirigente a leader: le capacità indispensabili

Le caratteristiche di un buon leader e i modelli di leadership sono sempre stati un ampio e dibattuto argomento sia della psicologia sociale che di quella del lavoro. Sull’argomento si sono alternati svariati studi e uno di questi, tra i più famosi, è sicuramente quello di K. Lewin, R. Lipitt e R.K. White che distinsero tre tipi di leadership in base allo stile adottato dal leader nel gestire e guidare il gruppo dei collaboratori nelle attività lavorative. Gli stili individuati sono:

  • stile autoritario: il leader accentra le decisioni e riduce la partecipazione attiva degli altri, definendo da solo cosa si deve fare, come e quando, configurandosi come un’autorità;
  • stile democratico: il leader stimola e facilita la partecipazione dei membri, inducendoli ad offrire il proprio contributo. È lo stile di un leader che consulta costantemente i membri del gruppo, condivide con loro le decisioni, le responsabilità e la definizione dei compiti, configurandosi come una guida;
  • stile simile al laissez-faire: il leader deroga la sua funzione di gestione e coordinamento dei membri, lasciando piena libertà ai colleghi su cosa fare e creare, spingendoli ad agire per conto proprio, configurandosi come un “moderatore”.

Di conseguenza, le incidenze in ambito lavorativo sono fortemente differenti: se il primo stile stimola un’elevata produttività, rendendo il clima lavorativo intriso di aggressività repressa, il terzo conduce a una totale anarchia, dovuta all’assenza di regole, generando un clima di indifferenza e disordine e rischiando che il lavoratore giunga alla condizione di lavativo. Il più equilibrato risulterebbe quindi il secondo, che più che alla quantità della produttività mira alla qualità, creando un clima di condivisione e appartenenza. A ben vedere, però, gli studiosi teorizzano quale leadership ideale quella fondata su tutti e tre gli stili, poiché una tale versatilità consentirebbe al leader di adattarsi flessibilmente alle varie situazioni e ottenere il meglio da ciascuna di esse.

Da questo studio e da quello condotto dall’Academy of Management Journal presso l’Università dell’Illinois, emerge, infatti, come i migliori leader siano quelli che non si limitano a impartire ordini e a stabilire regole, quanto piuttosto quelli che dimostrano reale interesse verso le esigenze e le necessità dei dipendenti, non relegandoli ad una posizione secondaria, ma coinvolgendoli nella vita aziendale e sostenendoli nella loro crescita professionale.

Quali sono le caratteristiche di un buon leader?

Diversi sono i requisiti professionali e personali richiesti al capo che vuole configurarsi come leader. Tra i principali:

  1. competenza: il leader deve essere esperto nel campo in cui si inserisce sia come lavoratore che come rappresentante dell’azienda e in questo senso deve trasmettere al meglio e in prima persona la mission e i valori dell’azienda;
  2. impegno: il leader deve essere da esempio per tutti i dipendenti e collaboratori e può farlo soltanto dimostrando la volontà di lavorare sodo, impegnandosi con dedizione e motivando gli altri a fare lo stesso;
  3. comunicare adeguatamente: il leader deve saper comunicare in maniera efficace con ogni dipendente, comprendendone le diversità, e adeguando opportunamente il proprio stile comunicativo;
  4. riconoscere chi ha di fronte: ci si aspetta che il dirigente sappia valutare adeguatamente le risorse e i limiti dei dipendenti, per comprendere come valorizzarne al meglio le potenzialità e limare le criticità;
  5. puntare al risultato: il leader deve focalizzarsi sugli obiettivi da raggiungere e stabilire le priorità da seguire;
  6. avere doti organizzative: il leader deve possedere abilità organizzative così da pianificare i vari step da percorrere di volta in volta per raggiungere gli obiettivi;
  7. empatia: il leader deve “calarsi nei panni” dell’altro così da comprenderne le motivazioni, mostrando comprensione e rispetto,
  8. saper gestire le emozioni: il leader deve saper riconoscere le emozioni manifestate e gestirle adeguatamente, creando e mantenendo un clima lavorativo sereno e disteso;
  9. creatività e gestione dei problemi: il leader di fronte ai problemi, facendo appello alla propria creatività e originalità, deve individuare le migliori soluzioni;
  10. saper motivare: il leader deve incentivare i dipendenti riuscendo a trovare, di volta in volta, il modo più adeguato, riuscendo a toccare le corde giuste.

Attraverso queste premesse è possibile affermare come, in conclusione, un buon leader debba dosare la propria autorevolezza, da un lato facendo rispettare le regole organizzative dell’apparato lavorativo, dall’altro motivando i lavoratori. Per usare una definizione più precisa si potrebbe dire che il leader deve abbandonare un’impostazione distanziante e asimmetrica atta al mantenimento dei ruoli, in favore di uno stile più empatico e simmetrico, che miri al miglioramento della motivazione lavorativa e della fedeltà organizzativa.


Giuliana Maria Volpe
A cura di: Giuliana Maria Volpe Autore Inside Marketing
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