Martedi 17 Luglio 2018
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Donne imprenditrici: come si muovono le donne nel mondo del lavoro?

Ormai sono moltissime le donne imprenditrici, ma ciò non significa che i pregiudizi e le discriminazioni nei confronti del sesso femminile siano scomparsi.


Francesca Paola Esposito

A cura di: Francesca Paola Esposito Autore Inside Marketing

Donne imprenditrici: come si muovono le donne nel mondo del lavoro?

Secondo alcune statistiche, da almeno dieci anni le donne guiderebbero la crescita digitale italiana. Tale considerazione si può allargare senza alcuna fatica anche all’imprenditoria, dove il Salone del Franchising di Milano ha registrato, nel proprio settore, il numero di 16.900 donne imprenditrici, appunto, che hanno aperto un punto vendita in affiliazione (franchisee). La percentuale è, così, aumentata del 20% dal 2008 al 2014. Questo trend positivo sembra destinato a crescere ancora, piuttosto che arenarsi.

I settori merceologici preferiti (soprattutto per le donne imprenditrici in affiliazione) sono abbigliamento, accessori moda, cosmetici e profumeria, salute e benessere, food&beverage, articoli per la casa e articoli per bambini. In questo campo sembrano spiccare molto più rispetto agli uomini grazie alle proprie capacità di automotivazione e propensione a mettersi in gioco, di studiare e selezionare i contratti proposti e alle capacità organizzative e manageriali.

L’IMPORTANZA DEL LAVORO PER LE DONNE IMPRENDITRICI

Ovviamente l’esperienza riportata nel mondo del franchising è solo un episodio di una tendenza notata e registrata nel corso degli anni. Il 27 gennaio 2016, nella Sala Aldo Moro a Roma, ad esempio, si è tenuta una discussione presenziata dall’On. Anna Ascani, Commissione VII Cultura, Scienza, Istruzione, su «aspettative, sogni e progettualità delle giovani donne che stanno costruendo ora il proprio futuro e su come società, aziende e istituzioni stanno affrontando temi quali ruoli e stereotipi di genere, gender divide, rappresentanza femminile».

Con l’intervento di TNS, leader nella ricerca politica e sociale nel mondo, sono stati proposti spunti di riflessioni basati anche su vere e proprie indagini sulla situazione femminile, sia nella vita privata che nel mondo lavorativo. «Le giovani generazioni non devono considerarsi discriminate in quanto donne. In ambito legislativo abbiamo lavorato molto anche in modo trasversale, per costruire, attraverso l’approvazione di provvedimenti diversi, dall’ambito dell’Istruzione, a quello del Lavoro, una società più equa, con pari opportunità per uomo e donna. Per questo, è importante capire come si vedono le giovani oggi, quali sono le loro priorità. I dati ci permettono di ascoltare e comprendere, per sostenere attraverso le disposizioni legislative il cambiamento sociale e culturale», continua l’On. Ascani.

Chiaro è che – rispetto alle coetanee delle generazioni precedenti – i tratti sociali riscontrati nel 2016 hanno subito una forte evoluzione:

Un sondaggio creato proprio da TNS ha infatti evidenziato che l’obiettivo primario per tantissime donne (il 75% delle intervistate con un’età compresa tra i 15 e i 29enni) è il lavoro: a conti fatti, però, solo una su cinque tra i 25 e i 29 anni si trova ancora alla ricerca di un impiego. Il lavoro, di per sé, acquista un ruolo tanto rilevante perché per una donna (almeno 7 giovani su 10 lo affermano) avere trent’anni significa dover possedere un’indipendenza economica. Ma come può questo obiettivo essere serenamente raggiunto se in Italia le donne guadagnano in media all’ora il 7,3% meno degli uomini? Si tratta di una cifra importante in quanto nel resto del continente dal 2008 al 2013 il divario si è ridotto di circa 1 punto percentuale, in Italia invece è addirittura aumentato dal 4,9 al 7,3%. Nella vita personale, invece, i figli rimangono un importante progetto individuale, solo rimandato di qualche anno.

IL BINOMIO DONNE E TECNOLOGIA

Il binomio donne e tecnologia sembra essere ancora uno dei più controversi. Tanto che le donne che lavorano nelle STEM (acronimo che sta per discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche) combattono quotidianamente con pregiudizi, tabù e discriminazioni di genere. Per questo The Guardian ha chiesto a un panel di donne con ruoli guida in diversi settori della tecnologia cosa possa servire concretamente ad aumentare la presenza femminile nel campo.

Ciò che è emerso dallo studio è un insieme di “norme” da non dover mai trascurare:

  • non chiedere permesso, dato che non ci sono posti in cui le donne non possono stare, non ci sono eventi a cui non possono partecipare e posizioni per cui non possono candidarsi, tenendo sempre a mente che sbagliare è fisiologico;
  • imparare più che si può, considerando però che è importante anche la passione e l’amore per il proprio lavoro;
  • improvvisare;
  • fare rete;
  • trovarsi un mentore;
  • essere determinate e tenaci, nonostante per le più giovani possa risultare difficile, non essendo probabilmente mai state incentivate dal sistema scolastico a dedicarsi a programmi e discipline “tecniche”;
  • conoscere e celebrare i modelli femminili che esistono già nel mondo del tech.

«Riponendo più attenzioni alle cose interessanti che anche ragazze giovanissime fanno nell’ambito delle STEM molte studentesse potrebbero scegliere di seguire il loro esempio. Se solo si conoscesse il potenziale di empowerment legato al lavoro nelle discipline scientifico-matematiche finalmente potremmo vedere un cambiamento», hanno aggiunto le intervistate. Tale concetto può sicuramente essere esteso all’intero mondo lavorativo: vedere come molte donne affrontano i pregiudizi e le difficoltà e portano avanti le proprie aspirazioni dovrebbe essere un incentivo per esplorare qualsiasi campo, proprio oggi, in un’epoca in cui non dovrebbero più esistere limitazioni di genere.

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