Venerdi 22 Giugno 2018
ComunicazioneLinguaggio e social media: un importante rapporto per la ricerca

Linguaggio e social media: un importante rapporto per la ricerca

Che relazione esiste tra ricerca sul linguaggio e social media? Ne abbiamo parlato con Marco Marelli, ricercatore dell'Università di Milano-Bicocca.


Raquel Baptista

A cura di: Raquel Baptista Autore Inside Marketing

Linguaggio e social media: un importante rapporto per la ricerca

Più della metà della popolazione italiana (di preciso 34 milioni di persone) è attiva sui social media e trascorre in media un’ora e 53 minuti al giorno su queste piattaforme, come rivela la ricerca “Digital in Italia in 2018” di Hootsuite. Sui social si condividono con gli amici pensieri, momenti della giornata e si fanno discorsi di tutti i tipi, sulle più svariate tematiche. Si tratta di spazi virtuali ma ormai sempre più parte integrante della vita degli individui, motivo per cui forniscono una quantità di dati linguistici sempre maggiore e dunque di grande importanza per la ricerca sul linguaggio, evidenziando, appunto, una correlazione tra linguaggio e social media.

RICERCA SUL LINGUAGGIO E L’UTILITÀ DEI SOCIAL MEDIA

Uno studio pubblicato sulla rivista Cognitive Science rivela l’utilità dei social media per lo studio sull’elaborazione del linguaggio. Come spiega Marco Marelli – uno degli autori dell’articolo e ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca – in un’intervista al nostro giornale, «guardare a come il linguaggio è utilizzato nei social media costituisce il miglior approccio per predirne l’elaborazione». La risposta alla domanda su come avviene questo processo, però, non è semplice: «Tramite il linguaggio il nostro cervello è in grado di “trasformare” onde sonore (nel caso del linguaggio parlato) o luce riflessa (nel caso del linguaggio scritto) in idee e concetti», spiega lo studioso. Il ricercatore aggiunge che, trattandosi di un processo molto complesso, gli studiosi tendono a concentrarsi soltanto su un aspetto del processo di elaborazione: la ricerca in questione, per esempio, si focalizzava sull’elaborazione del linguaggio scritto e sulle singole parole (attraverso l’analisi delle parole utilizzate sui social, appunto).

È opportuno precisare che la velocità di riconoscimento delle parole è determinante per capire in che modo il cervello elabora l’informazione e, quindi, in che maniera avviene la comprensione del linguaggio. In generale, nelle ricerche sul linguaggio uno dei compiti più utilizzati è quello della decisione lessicale: ai partecipanti viene presentata una sequenza di lettere; successivamente viene chiesto loro se quella sequenza rappresenta o meno una vera parola; alla domanda va risposto nel minor tempo possibile. Vengono misurati, quindi, i tempi di risposta e in genere cioè che emerge è che i partecipanti tendono a rispondere più velocemente quando si trovano di fronte a delle parole ad alta frequenza d’uso – cioè che vengono utilizzate spesso nel linguaggio quotidiano – rispetto a quelle a bassa frequenza. È possibile quindi affermare che la frequenza delle parole è tra i fattori che condizionano maggiormente i tempi di risposta. Effettivamente, più le parole sono frequenti più veloci sono la loro elaborazione e il loro riconoscimento. Lo studio delle frequenze è quindi molto utile, proprio perché porta ad analizzare come le parole vengono elaborate dal nostro cervello. Ovviamente, però, il testo scelto per lo svolgimento degli esperimenti condiziona la velocità di riconoscimento degli individui: come si precisa all’interno dell’articolo, «se la frequenza delle parole è funzionale a spiegare come avviene l’elaborazione del linguaggio, allora è opportuno che il testo utilizzato sia rappresentativo dall’esperienza linguistica dei parlanti».

LINGUAGGIO E SOCIAL MEDIA: UN DATABASE SENZA PARAGONI

La ricerca condotta dal Centro Interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento in collaborazione con Facebook riflette sul rapporto tra linguaggio e social media, dimostrando come queste piattaforme possano fornire risultati attendibili sul processo di elaborazione dell’informazione e, dunque, sul linguaggio. Marco Marelli, sempre ai nostri microfoni, ha fatto luce su questo prezioso database:

«Per comprendere come elaboriamo e utilizziamo il linguaggio non possiamo solo concentrarci sui dati ottenuti in laboratorio (i tempi di lettura, le latenze di risposta a stimoli linguistici). Questi, pur essendo molto precisi ed elicitati in un ambiente altamente controllato, devono essere compensati con informazioni su come il linguaggio sia utilizzato in contesti naturali. I social media offrono un’opportunità unica in questo senso. Grazie ai dati linguistici estratti da essi possiamo ottenere una caratterizzazione quantitativa precisa di come i parlanti utilizzano la lingua. Come le parole co-occorrono l’una con l’altra? Quali sono le parole usate più di frequente? Quali le più rare?»

Un altro vantaggio dei social media riguarda le caratteristiche del campione da cui estrapolare i dati, poiché a differenza delle altre fonti questi contengono elementi linguistici provenienti da un numero molto grande di parlanti di diverse lingue. Nella ricerca sopracitata, Facebook e Twitter sono stati i social network scelti per la raccolta dati proprio perché fonti da cui ricavare una grande quantità di parole: sulla piattaforma di Zuckerberg sono stati raccolti due miliardi di parole in inglese americano e inglese britannico tra novembre 2014 e gennaio 2015; su Twitter, invece, sono stati selezionati 75 milioni di tweet in otto mesi, arrivando a raccogliere più di un miliardo di parole.

Gli studi sull’argomento portati avanti prima della definitiva diffusione dei social media analizzavano la risposta degli individui alla lettura di parole raccolte da testi di riviste, giornali o romanzi la cui terminologia (o vocabolario) poteva non corrispondere all’esperienza linguistica dei parlanti. Infatti, le fonti tradizionali di dati psico-linguistici contengono un linguaggio spesso molto lontano dal registro informale tipico della quotidianità poiché, come spiega il ricercatore, i dati in questione rappresentano contenuti editati e/o legati a un copione. L’uso dei sottotitoli di film come fonte, a questo scopo, si rivela invece molto utile nella determinazione dei tempi di risposta degli individui poiché questo tipo di testo corrisponde a un registro corrente, costituito prettamente da dialoghi tra personaggi. Tuttavia, anche rispetto a questi corpora testuali, il vantaggio dei social media è evidente poiché essi permettono la raccolta di testi che coincidono con la vera esperienza dei parlanti nel quotidiano.

L’apporto dei social media agli studi cognitivi sul linguaggio riguarda, quindi, da un lato un vantaggio quantitativo, poiché le «piattaforme come Facebook e Twitter costituiscono un flusso enorme e continuo di informazione linguistica»; dall’altro riguarda anche un vantaggio qualitativo visto che, come spiega Marco Marelli, «il tipo di linguaggio che esemplificano è più vicino a quello usato dal parlante nella vita di tutti i giorni», cioè è un linguaggio naturale, non modificato e spontaneo sui più svariati argomenti.

TEST DI VOCABOLARIO: UN ULTERIORE CONTRIBUTO ALLA RICERCA

A novembre del 2017, invece, alcuni ricercatori della facoltà di Psicologia delle università di Ghent e di Milano-Bicocca hanno avviato un test del vocabolario online che ha l’obiettivo di «mappare la conoscenza del lessico italiano in un’ampia porzione della popolazione dei parlanti della lingua»Secondo l’esperto, la ricerca condotta costituisce un complemento allo studio del lessico a partire dei social media: in effetti, se guardiamo soltanto alla produzione linguistica degli utenti otteniamo un «quadro incompleto del linguaggio» dato che normalmente utilizziamo solo una parte limitata delle parole che conosciamo. Il test in questione consente, invece, di analizzare il lessico conosciuto chiedendo direttamente ai parlanti, al fine di costruire un database molto completo sul riconoscimento delle parole della lingua italiana. Considerando che il test sarà online per molti anni, sarà possibile monitorare, nel tempo, lo sviluppo della conoscenza della lingua italiana.

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