MacroambienteIl fotovoltaico spinge le rinnovabili in Europa (ma si può fare di più)

Il fotovoltaico spinge le rinnovabili in Europa (ma si può fare di più)

pannelli solari portatili 2022

I numeri del mercato del fotovoltaico in Europa, pur se influenzati quest'anno da pandemia, crisi economica e guerra, sembrano soddisfacenti. Molto c'è ancora da fare, però, per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda 2030.

Le condizioni politiche, sociali, economiche non sono state delle migliori eppure quelli del mercato del fotovoltaico in Europa nel 2022 sembrano essere numeri interessanti.

I numeri del mercato fotovoltaico in Europa nel 2022

Complessivamente, oggi, 25.9 gigawatt (GW) di energia provengono dagli impianti fotovoltaici europei: il 34% in più rispetto solo allo scorso anno. Venticinque paesi europei su ventisette hanno fatto nel 2021 più uso di energia solare rispetto all’anno precedente. Il primo posto quanto a impiego di energia solare è della Germania (con 5.3 GW di energia ricavati nel 2021 dagli impianti fotovoltaici, stando all’analisi svolta da SolarPower Europe), a cui seguono Spagna (3.8 GW), Paesi Bassi (3.3 GW), Polonia (3.2 GW) e Francia (2.5 GW). Rispetto allo scorso anno c’è anche qualche new entry tra i “virtuosi” del mercato del fotovoltaico in Europa: sono paesi come Danimarca, Svezia, Belgio, Portogallo che hanno incrementato l’investimento in rinnovabili, come l’energia solare appunto, anche per far fronte a una serie di contingenze – pandemia, crisi economica e inflazione, guerra in Ucraina – che hanno avuto come effetto finale un’impennata del prezzo dell’energia.

Sale il prezzo dell’energia e i paesi investono in fonti rinnovabili, come il solare

È guardando non tanto al mercato del fotovoltaico in Europa quanto a quello italiano che ci si rende conto, del resto, che è proprio l’aumento del prezzo dell’energia e, come diretta conseguenza, la necessità di risparmiare sull’approvvigionamento energetico, uno dei driver principali a spingere oggi verso l’adozione di impianti per l’energia solare e più in generale di energia rinnovabile.

Secondo delle stime, a partire dal secondo semestre 2021 il prezzo all’unità dell’energia elettrica avrebbe subito un’impennata, fino a registrare a marzo 2022 un valore di oltre il 410%[1] in più rispetto a quello che aveva nello stesso mese del 2021. La maggiore diffusione di rinnovabili potrebbe fungere da “calmiere” agendo, semplificando molto, direttamente sul prezzo dell’energia nelle zone in cui sono presenti più impianti rinnovabili e c’è meno domanda energetica. È questa una delle ragioni per cui è interessante tenere d’occhio le nuove installazioni, anche in vista di obiettivi da raggiungere come quelli dell’Agenda 2030.

L’Italia del fotovoltaico è in ritardo rispetto all’Europa

Mentre la situazione europea sembra in questo senso allineata a quella del resto del mondo, lo stesso non si può dire di quella italiana. È vero, infatti, che nel corso del 2021 è ricominciato a crescere il numero di installazioni di impianti rinnovabili (+70% in potenza rispetto al 2020, secondo dei dati del Politecnico di Milano), ma si tratta di una crescita che semplicemente riporta il Paese ai livelli pre COVID-19.

Oggi si producono in Italia nel complesso 60 GW di energia rinnovabile: nonostante la fetta più grande di questa sia energia solare, seguita da energia proveniente da impianti eolici e idroelettrici, le cifre – 935 megawatt, il 30% in più rispetto all’anno precedente – non sono paragonabili a quelle del mercato del fotovoltaico in Europa e nei Paesi in vetta alla classifica a ventisette.

Oltre che al ritardo nella transizione energetica, stando agli addetti ai lavori, lo stallo italiano sarebbe legato alla presenza sul territorio di impianti obsoleti, installati ormai quasi dieci anni fa, che hanno progressivamente perso potenza e che per questo avrebbero bisogno di interventi di repowering e revamping.

Le azioni necessarie per favorire la transizione energetica in Europa

La necessità di intervenire sulle infrastrutture non è, però, un’esclusiva italiana. La road map per velocizzare la transizione energetica coinvolge numerosi soggetti a livello sovrannazionale: decisori pubblici, aziende e operatori dell’Energy e dell’Utility, cittadini.

Ai primi soprattutto il compito di semplificare normative e iter burocratici che rendono accessibili le fonti di energia rinnovabile: un buon punto di partenza sono gli incentivi già previsti per chi decide di passare a casa o in azienda al solare o all’eolico, co-responsabili dell’exploit di questi anni del mercato del fotovoltaico in Europa; più in generale servono però investimenti consistenti, sistemici e di lungo termine in energia alternativa.

Agli operatori del settore è chiesto di preoccuparsi, oltre che di garantire il miglior rapporto tra costo per l’installazione e resa degli impianti rinnovabili e di intervenire per migliorare le performance dei vecchi impianti già esistenti, anche del cosiddetto life cycle assessment e, cioè, di garantire che per tutta la durata del loro ciclo vitale, inclusi dismissione e smaltimento, l’impronta carbonica degli impianti rinnovabili sia effettivamente inferiore a quella di fonti energetiche tradizionalmente considerate “sporche”.

Il passaggio a un’energia “più pulita” è, però, anche in mano ai singoli e alle loro scelte quotidiane: oggi non ci sono alternative più sostenibili – per l’ambiente ma anche per le proprie tasche e con cui far fronte al caro vita – solo per gli impianti domestici, ma si può partecipare alla transizione energetica anche con piccoli gesti semplici come procurarsi un pannello solare portatile con cui ricaricare i propri device e utili in tutte quelle situazioni in cui, più in generale, si ha bisogno di energia elettrica fuori casa.

Previsioni e tendenze future per il mercato del fotovoltaico

Serve uno sforzo complessivo, in altre parole, per raggiungere al più presto l’obiettivo fissato, ancora dall’Agenda 2030, del 45% di energia proveniente da fonti rinnovabili.

Previsioni e tendenze legate al mercato del fotovoltaico in Europa fanno ben sperare in questo senso. Nel medio periodo il tasso di adozione di energia solare in Europa dovrebbe continuare a crescere (ancora secondo SolarPower Europe) a doppia cifra, tra il +18% e il +20%, e fino a raggiungere un valore complessivo di quasi 328 GW di energia prodotta esclusivamente tramite impianti fotovoltaici entro il 2025, che saranno ancora comunque pochi rispetto alle richieste della Commissione Europea secondo cui l’Unione dovrebbe produrre entro il 2030 almeno 870 GW di energia solare.

Non si può guardare a trend e tendenze del mercato del fotovoltaico in Europa, comunque, senza accennare al ritardo che l’Italia rischia di continuare ad accumulare. È molto probabile che alla “deadline” del 2030 il nostro paese riesca a produrre appena 50 GW di energia solare dei 125 GW minimi previsti: per fare diversamente, allineandosi all’Europa e provando a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030, sarebbe necessario incrementare il numero di impianti fotovoltaici installati da quattro a sette volte rispetto a quello attuale. Un ritmo difficilmente sostenibile, nonostante buoni risultati di alcune regioni come la Campania, per esempio, che avrebbe visto aumentare negli ultimi anni sia il numero di impianti fotovoltaici (solo quelli residenziali sono oltre 31mila) e sia la potenza installata (158 megawatt) e l’energia lorda prodotta (952 Gwh).

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