MacroambienteIl dietro front di Elon Musk: rinuncia a comprare Twitter

Il dietro front di Elon Musk: rinuncia a comprare Twitter

Elon Musk rinuncia a comprare Twitter

Elon Musk ha manifestato la propria volontà di rinunciare ad acquistare Twitter, insistendo sulla poca chiarezza della piattaforma riguardo a bot e profili fake che la popolano: per qualcuno continua a essere un pretesto.

Elon Musk rinuncia a comprare Twitter. La notizia è circolata abbondantemente sulla stampa di settore – e non solo – dopo che venerdì 8 luglio 2022 l’imprenditore ha scritto alla SEC, l’autorità che negli Stati Uniti controlla le società quotate in borsa, una lettera[1] in cui manifestava la volontà di tirarsi indietro dalla proposta di acquisizione. La ragione ufficiale? Ancora la poca chiarezza sul numero reale di profili fake e bot presenti sulla piattaforma.

Sono mesi che l’accordo per l’acquisizione di Twitter vacilla

Dopo essere diventato – a inizio aprile 2022 – socio di maggioranza di Twitter, Elon Musk aveva avanzato infatti una proposta d’acquisto per la piattaforma di oltre 44 miliardi di dollari, accettata dalla compagnia dopo qualche iniziale rimostranza.

Da allora non erano mancati proclami e annunci sul “nuovo corso” di Twitter: sarebbero finalmente arrivate nuove feature molto desiderate dagli utenti, come il bottone per modificare i tweet anche una volta condivisi, e ci sarebbe stato in generale più spazio per la libertà di pensiero, anche se questo avrebbe voluto dire riammettere Trump su Twitter.

A poche settimane dalla proposta iniziale, però, Elon Musk aveva chiesto di sospendere l’acquisizione di Twitter: pagare l’equivalente di più di 54 dollari ad azione era troppo di fronte al gran numero di bot e profili fake presenti sulla piattaforma, a detta dell’imprenditore ben di più di quel 5% che il board di Twitter aveva continuato a stimare ufficialmente nei propri report trimestrali. Già allora Musk aveva fatto appello alla piattaforma per poter avere dati più trasparenti, su cui eventualmente rivedere i dettagli dell’accordo.

Perché Musk rinuncia a comprare Twitter (questa volta per davvero)

La notizia che Elon Musk rinuncia a comprare Twitter, come racconta The Washington Post, arriva ora così a fronte di dati riservati agli azionisti effettivamente ricevuti dal patron di Tesla, ma in cui ci sarebbero ancora «informazioni insufficienti»[2] a valutare le effettive condizioni di salute della piattaforma.

La questione dei bot e dei profili fake, sulla quale il nuovo CEO di Twitter Parag Agrawal ha più volte risposto pubblicamente[3] all’imprenditore sostenendo l’impossibilità di condividere ulteriori dati rispetto a quelli contenuti nei report trimestrali a meno di compiere sostanziose violazioni della privacy degli utenti, non è del resto la sola questione in gioco. Se Elon Musk rinuncia a comprare Twitter è con ogni probabilità anche perché il valore di mercato della compagnia è continuato a scendere dal momento in cui è stata fatta la proposta d’acquisto: l’affare potrebbe rivelarsi, cioè, molto meno conveniente di quanto prospettato, tanto più che – ed è questa una delle obiezioni che gli analisti di settore avanzano fin dall’inizio dell’ “affaire” Musk Twitter – richiederebbe all’imprenditore di distrarre fondi dai suoi progetti principali, Tesla e SpaceX, e di impegnarsi con società di investimento esterne, il tutto di fronte a mercati che per effetto della crisi internazionale appaiono sempre meno stabili e prevedibili.

Incolpare Twitter di essere poco chiara e «poco cooperativa», come si è espressa ancora su The Washington Post una fonte vicina all’imprenditore, riguardo a bot e profili fake, ora che Elon Musk rinuncia a comprare Twitter, ha tutta l’aria di essere un tentativo di sottrarsi alle pesanti penali previste dall’accordo iniziale: nelle condizioni originariamente pattuite, racconta ancora la testata, c’era infatti una clausola riguardante le «inesattezze rilevanti» che permetteva a ciascuna delle due compagnie di tirarsi indietro in qualsiasi momento. Più difficile – ma da non escludere completamente – è continuare a pensare, come pure qualcuno fece ai tempi della sospensione dell’accordo per l’acquisizione di Twitter, che quello che stia facendo Elon Musk è giocare al ribasso sul prezzo dell’operazione.

Dal canto proprio la piattaforma nella persona di Bret Taylor, presidente del consiglio d’amministrazione, ha fatto sapere di non voler cedere e di essere pronta a ricorrere alle vie legali pur di far rispettare a Musk gli accordi presi in aprile.

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