MacroambienteCi sono troppi bot: così Elon Musk fa dietrofront (ma solo momentaneamente) sull’accordo per comprare Twitter

Ci sono troppi bot: così Elon Musk fa dietrofront (ma solo momentaneamente) sull'accordo per comprare Twitter

Elon Musk sospende l'accordo per comprare Twitter

I profili fake possono dissuadere investitori e advertiser, sostiene Elon Musk, che minacciando di sospendere l'accordo per l'acquisizione di Twitter potrebbe perseguire però uno scopo ben più pratico: chiuderlo al ribasso.

Solo qualche giorno fa progettava in nome della libertà d’espressione di far tornare Trump sul social una volta che sarebbe stato di sua proprietà, ora Elon Musk sospende l’accordo per comprare Twitter.

Lo ha annunciato con un tweet che ha inevitabilmente generato un grosso flusso di risposte e controrisposte in cui sono stati coinvolti anche gli attuali vertici della compagnia e spiegando che alla base della decisione c’è il grande – presumibilmente più grande di quanto ufficialmente dichiarato dalla piattaforma – numero di bot presenti su Twitter.

Quanti bot ci sono sulla piattaforma e cosa c’entrano con la notizia che Elon Musk sospende l’accordo per comprare Twitter

Nel condividere con investitori e azionisti i dati finanziari riferiti al primo trimestre 2022, a inizio maggio la compagnia aveva ribadito che i bot non rappresentavano più del 5%[1] della media degli utenti attivi su base giornaliera. Una stima che era apparsa subito imprecisa agli occhi dei commentatori, specie quelli più addentro alla materia e memori di come già in passato Twitter avesse fatto confusione coi numeri trovandosi ad ammettere di aver sovrastimato[2] il numero di utenti attivi ogni giorno.

L’errore potrebbe essere questa volta in difetto e, cioè, i bot su Twitter potrebbero essere molti di più di quanti ne ha contati la piattaforma: fino al 15% stando alle stime di qualche addetto ai lavori o, addirittura, fino a un profilo su quattro[3] tra quelli oggi esistenti sul social dei cinguettii, ha sostenuto il patron di Tesla e SpaceX intervenendo a Miami a una conferenza tech e proponendo un esperimento semplice come contare quanti bot ci sono una volta scelti casualmente cento tra i propri follower .

Qualunque sia la percentuale che più si avvicina a quella reale, insomma, sembra chiaro il motivo per cui Elon Musk sospende l’accordo per comprare Twitter: ogni bot in più riduce il valore della piattaforma agli occhi soprattutto di inserzionisti e advertiser, per cui ogni utente – reale – in più è un’opportunità in più di monetizzare.

L’imprenditore aveva dichiarato guerra, del resto, a bot e profili fake fin da quando, acquistando il 9% delle azioni di Twitter, ne era diventato “solo” azionista di maggioranza.

Il successivo accordo per l’acquisizione, per come accettato dal CdA di Twitter, era costato a Elon Musk oltre 44 miliardi di dollari e, cioè, circa 54.20 dollari ad azione: cifra in parte finanziata da grandi gruppi d’investimento e che in parte aveva richiesto all’imprenditore di “distrarre” il patrimonio di Tesla e SpaceX tra il malcontento dei rispettivi stakeholder .

Era impensabile insomma che, minacciata dai bot o da qualsiasi altro agente, la «stabilità finanziaria» della piattaforma non preoccupasse Elon Musk. Tanto che, altrettanto prevedibilmente, la notizia che Elon Musk sospende l’accordo per comprare Twitter è stata accompagnata da rumor riguardo ad altre cause che, più del gran numero di bot, potrebbero aver convinto l’imprenditore a fare dietrofront.

Il rischio finanziario dell’operazione è apparso alla fine insostenibile anche agli occhi di Elon Musk, questa è una delle ipotesi, tanto più che il valore di mercato di Twitter è continuato a scendere in queste settimane[4] ben sotto la cifra ad azione fissata al momento della chiusura dell’accordo con la compagnia e riflettendo una più generale tendenza al ribasso per le big tech.

Un’altra ipotesi vuole Musk spaventato dalla possibilità che le autorità commerciali e di controllo statunitensi che hanno l’ultima parola sull’acquisizione di Twitter di fatto possano bloccarla[5], nonostante ci siano state al riguardo fin qui solo voci mai confermate e nonostante soprattutto sia stato l’imprenditore stesso a chiamare direttamente in causa la SEC[6] – l’autorità americana preposta al controllo della borsa valori – per provocazione quando qualcuno tra i suoi follower suggeriva un intervento istituzionale a chiarire una volta e per tutte la questione bot su Twitter. I rapporti tesi tra Musk e la SEC non sono un mistero e nella lunga lista inchieste aperte dall’autorità sull’imprenditore e le sue attività se ne è di recente aggiunta una proprio sul ritardo nel comunicare pubblicamente la quota di azioni Twitter[7] racimolate prima dell’accordo di acquisizione e ben superiore al 5%.

Elon Musk  vuole ancora comprare Twitter, ma a un prezzo inferiore

Non è mancato comunque chi ha commentato la notizia che Elon Musk sospende l’accordo per comprare Twitter facendo notare che, per via delle condizioni contrattate dall’imprenditore con l’attuale amministrazione della piattaforma, se il dietrofront fosse reale, Musk sarebbe costretto comunque a pagare all’azienda una penale di un miliardo di dollari[8]. In questa prospettiva, così, quello del patron di Tesla e SpaceX sembra soprattutto un gioco al ribasso. Lo ha confermato in parte il tweet «ancora impegnato nell’acquisizione» fissato in alto per qualche tempo sul profilo di @elonmusk lo scorso 13 maggio.

Con ogni probabilità, cioè, Elon Musk è ancora disposto a comprare Twitter, sì, ma a un prezzo decisamente inferiore agli oltre 44 miliardi di dollari fissati inizialmente. Tanto più che, nel frattempo, da quando l’imprenditore ha manifestato qualche dubbio sull’acquisizione, il valore in borsa di Twitter è calato di quasi il -20%[9], perdendo almeno 9 miliardi di dollari rispetto al momento in cui è stata effettuata l’offerta. Dopo alcune voci di «negoziazioni»[10]in atto, con una dichiarazione a The New York Times il direttivo di Twitter ha fatto sapere pubblicamente di non essere disposto a rivedere l’accordo* e di essere intenzionato invece a «farlo rispettare a tutti i costi […] nel miglior interesse degli investitori»[11]e forse anche della piattaforma stessa considerato che, qualcuno ha calcolato, se la compravendita andrà in porto per come prestabilito Twitter verrà acquistato a un prezzo pari al 140%[12] del suo valore effettivo.

Il botta e risposta su Twitter tra Elon Musk, Parag Agrawal e Jack Dorsey

È forse anche questa la ragione per cui, basta frequentare un po’ la piattaforma per accorgersene, Elon Musk ha continuato a battibeccare nei giorni scorsi con gli attuali vertici della compagnia con un atteggiamento provocatorio non di certo nuovo.

Anche l’attuale CEO di Twitter, Parag Agrawal, ha voluto condividere infatti il proprio punto di vista sulla questione bot, profili fake e spam: in un lungo thread ha spiegato come la piattaforma sospenda ogni giorno almeno mezzo milione di account presumibilmente fake, ma ha poi difficoltà a verificare che lo siano davvero perché anche se lo sembrano all’apparenza hanno dietro in realtà persona umane.

Quando ha categoricamente escluso che questa verifica possa essere effettuata dall’esterno e da soggetti terzi, per come proposto in uno dei tanti tweet sulla questione da Elon Musk, la risposta dell’imprenditore è stata un’emoticon, sì, ma piuttosto eloquente.

I rapporti sembrano essersi fatti tesi persino con il fondatore ed ex CEO della compagnia, Jack Dorsey, con cui è sembrato esserci fin qui una comunione d’intenti – nell’ipotesi di riammettere Trump su Twitter, per quanto riguarda il passaggio a un algoritmo aperto, eccetera – tanto che lo stesso Dorsey aveva speso parole entusiaste[13] rispetto al “nuovo corso” che Twitter avrebbe intrapreso sotto la guida di Elon Musk.

Con un tweet al momento (17 maggio 2022) ancora fissato in alto sul profilo, l’imprenditore ha accusato @jack di essere «manipolato dall’algoritmo in una misura che non riesci neanche a concepire»: il riferimento è a come sul feed, a meno di non essere passati alla visualizzazione dell’Home in versione cronologica, vengono mostrati prima non i tweet più recenti e appena pubblicati ma quelli di utenti, su temi o contenenti hashtag con cui si interagisce spesso.

L’accusa dell’imprenditore è che anche «senza malizia l’algoritmo manipola o amplifica inavvertitamente i punti di vista», polarizzandoli aggiungerebbero gli addetti ai lavori. Dorsey ha risposto che l’opzione è stata pensata in realtà, a suo tempo, per migliorare l’esperienza utente e non fargli perdere tempo quando tornasse su Twitter dopo molti giorni e desiderasse vedere solo quello a cui era davvero interessato.

La replica di Musk non lascia spazio a dubbi: meglio tornare alla modalità “Tweet più reecenti” e se per caso Dorsey avesse dimenticato come si fa ci pensano le istruzioni dell’imprenditore a rinfrescargli la memoria.

Il malumore tra i due potrebbe essere collegato comunque anche a come Jack Dorsey ha messo a tacere sul nascere qualsiasi voce riguardo alla possibilità che tornasse a occupare il ruolo di CEO in Twitter sotto la proprietà di Musk. «No, non sarò mai più il CEO»[14] ha risposto, infatti, a chi sul social gli aveva espressamente rivolto la domanda e non è mancato, per altro, chi[15] in questa risposta ha letto una sorta di dietrofront anche dagli impegni presi in Bluesky, compagnia che lavora a un prototipo di social network completamente decentralizzato.

 

 

 

*In una versione precedente di questo articolo si faceva riferimento alla mancanza di una replica ufficiale da parte di Twitter riguardo al dietrofront di Musk sull’accordo per l’acquisizione. 

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