Giovedì 12 Dicembre 2019
MacroambienteDa Facebook Pay a Google Cache: cosa succede quando i big del tech entrano nel mercato dei servizi finanziari?

Da Facebook Pay a Google Cache: cosa succede quando i big del tech entrano nel mercato dei servizi finanziari?

Facebook Pay e Google Cache sono i servizi finanziari rispettivamente di Facebook e Google. Quali saranno le conseguenze per le banche?


Simona Rossi
A cura di: Simona Rossi Autore
Da Facebook Pay a Google Cache: cosa succede quando i big del tech entrano nel mercato dei servizi finanziari?

Dopo il debutto di Facebook nel mondo dei pagamenti digitali con Facebook Pay, Big G. annuncia Cache, il nuovo servizio finanziario made in Google per depositare e chiedere prestiti come un classico conto corrente, ma interamente digitale. A pochi giorni di distanza, due colossi del mondo tech hanno confermato ancora una volta il proprio interesse verso il settore finanziario. La motivazione che ha portato a una scelta di questo tipo sembra chiara: diversificare sempre di più la gamma di servizi offerti e, soprattutto, la tipologia di dati raccolti, entrando così a 360 gradi nella vita degli utenti.

Facebook Pay: che cos’è il nuovo servizio di pagamenti digitali di Facebook?

Dopo l’annuncio di Libra, l’azienda di Menlo Park ha lanciato Facebook Pay, il nuovo sistema di pagamento digitale che potrà essere utilizzato attraverso tutte le applicazioni del gruppo – comprese quindi Instagram e WhatsApp – per fare acquisti e scambiare piccole somme di denaro tra amici. Il sistema è già disponibile negli Stati Uniti su Facebook e Messenger, ma non si sa quando sarà esteso alle altre piattaforme del gruppo e al resto del mondo. Il funzionamento, simile a quello di Google Pay e Apple Pay, è molto semplice: basta inserire i dettagli della propria carta di credito, scegliere il metodo di pagamento quando si vuole effettuare un acquisto – di cui si terrà traccia nello storico dei pagamenti – e in caso di problemi contattare l’assistenza in tempo reale, ovviamente via chat.

Facebook lancia Facebook Pay

Fonte: Facebook Newsroom

Come spiega Deborah Liu, vicepresidente marketplace & commerce di Facebook, in un post ufficiale, «le persone utilizzano già i pagamenti attraverso le nostre app per fare acquisti, donazioni e scambiarsi denaro. Facebook Pay renderà queste transazioni più semplici continuando a garantire che le informazioni di pagamento siano sicure e protette». Dopo i numerosi scandali, la sicurezza, infatti, sembra essere ormai il cavallo di battaglia di Zuckerberg e soci. Nel caso specifico di Facebook Pay, essa sarà garantita da un complesso sistema di crittografia dei dati sensibili e da attività di monitoraggio anti-frode pensate per rilevare le operazioni non autorizzate. Inoltre, sarà possibile inserire un PIN aggiuntivo o addirittura i propri dati biometrici attraverso la rilevazione dell’impronta digitale e il riconoscimento facciale. Quanto ai partner dell’iniziativa, il sistema supporta la maggior parte dei circuiti di pagamento, come Visa o Mastercard e anche PayPal.

Il nuovo servizio sembra essere separato dal progetto Libra – la criptovaluta di Facebook basata sulla tecnologia blockchain – che l’azienda ha dichiarato di voler portare a termine nonostante le aspre critiche da parte di alcuni governi e la defezione di molti dei principali partner. In questo senso Facebook Pay potrebbe essere la soluzione giusta per superare la perdita di fiducia da parte delle istituzioni del settore finanziario, rivelandosi un valido banco di prova per dimostrare l’affidabilità dei suoi sistemi di pagamento.

Google Cache: in arrivo il nuovo conto corrente di Google

A pochi giorni di distanza dal lancio di Facebook Pay, Google ha annunciato il conto corrente Google Cache, muovendo un passo deciso per entrare nel mercato della finanza personale. Sono ancora poche le notizie trapelate a riguardo, ma ciò che si sa è che il nuovo servizio finanziario di Big G. sarà lanciato entro la fine del 2020 e nella fase iniziale sarà gestito, per la parte legale e amministrativa, da Citigroup e Stanford Federal Credit Union. Quanto al suo funzionamento, proprio come un tradizionale conto corrente Cache consentirà agli utenti di effettuare depositi di denaro, trasferire i propri soldi e persino chiedere un prestito. Il tutto potrà essere gestito attraverso delle operazioni online, cosa che potrebbe costituire un valido punto di forza per attirare i consumatori più giovani.

Nonostante le analogie rispetto alle iniziative dei competitor, il nuovo servizio di Google sembra seguire un approccio diverso, soprattutto per quanto riguarda il rapporto con i partner. Come dichiarato dal portavoce dell’azienda Caesar Sengputa ai microfoni del Wall Street Journal, l’obiettivo del progetto non è sostituirsi alle banche, ma collaborare con le istituzioni finanziarie tradizionali mediante la creazione di partnership.

Quanto alla privacy, nonostante le numerose rassicurazioni del portavoce dell’azienda, il progetto, fin dal primo momento, ha generato non poche preoccupazioni, soprattutto per quanto riguarda la raccolta e il trattamento dei dati degli utenti. Infatti, se già da tempo Google raccoglie dati riguardanti le preferenze di acquisto degli utenti attraverso servizi come Google Pay o in passato Google Wallet, con Cache il gigante di Mountain View potrebbe avere accesso diretto alle informazioni finanziarie di milioni di utenti.

L’interesse dei Big del tech per il settore bancario non è una novità

Nonostante l’eco mediatica scatenata dagli annunci da parte di Facebook e Google, l’interesse verso il settore finanziario da parte dei colossi della tecnologia non è certo una novità. Apple, ad esempio, è stata tra le prime a muoversi in questo settore lanciando il servizio Apple Pay che, proprio come Google Pay, consente di pagare dal proprio smartphone per gli acquisti online e offline. Mentre più recente è il lancio di Apple Card, la carta di credito, supportata dalla tecnologia Apple Wallet, creata in partnership con Goldman Sachs e Mastercard.

Apple Card

Fonte: Apple

Lo stesso Uber a ottobre 2019 ha annunciato la nascita di Uber Money, un ecosistema digitale di servizi finanziari pensato per gli autisti e che consente loro di gestire i propri guadagni in tempo reale, ricevere pagamenti, monitorare le spese e partecipare a programmi di cashback. Dopo i rumors del 2018 su una possibile partnership con J.P. Morgan e Capital One, Amazon invece sembra stia sondando il terreno sulla possibilità di avviare il proprio conto corrente, attraverso dei sondaggi tra gli utenti Prime.

Guardando all’Oriente, poi, non è una sorpresa che colossi come Alipay e WeChat siano tra i sistemi di pagamento più usati dai consumatori cinesi e abbiano ormai monopolizzato il settore finanziario del Paese (e anche le vite). 

Da Facebook Pay a Google Cache: opportunità o rischi per il settore bancario?

Le recenti novità presentate da Google e Facebook confermano, dunque, l’interesse crescente dei big del tech verso un’area d’affari che fino poco tempo fa era una prerogativa delle grandi imprese di Wall Street. È possibile però sostenere che questi attori in futuro sostituiranno definitivamente le banche? Per il momento la risposta è no. L’interesse dei colossi tecnologici per il settore finanziario, infatti, sembra essere rivolto maggiormente al ricco patrimonio informativo – e quindi ai dati – legato alle singole operazioni finanziarie e non alle transazioni in sé. L’obiettivo, dunque, potrebbe non essere sostituire gli operatori tradizionali – con tutte le regolamentazioni e tutti i controlli che seguirebbero – ma porsi come una sorta di intermediario tra il consumatore e l’operatore stesso

Inoltre, non bisogna dimenticare che quando si parla di dati sensibili la componente fiduciaria ricopre un ruolo fondamentale. Se banche e istituiti di credito tradizionali godono ormai della fiducia dei consumatori, le grandi imprese tecnologiche devono convincere il pubblico a fidarsi della gestione dei loro dati e, soprattutto, dei loro risparmi. Un compito non facile se si pensa ai numerosi scandali che hanno investito il settore. Tuttavia, è anche vero che imprese come Google, Facebook o Apple sono ormai parte integrante della vita degli utenti e quindi non è così assurdo immaginare che in futuro sempre più utenti preferiscano affidarsi a loro per la gestione delle proprie finanze. Insomma, se nell’immediato potrebbero non costituire una minaccia, non è detto che in futuro sarà sempre così. Per gli istituti finanziari sarà quindi di fondamentale importanza pianificare con lungo anticipo la strategia da intraprendere e capire quando competere e quando, invece, scegliere di collaborare.

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