Sabato 18 Agosto 2018
MacroambienteRobot e Industria 4.0: come cambia il mondo del lavoro?

Robot e Industria 4.0: come cambia il mondo del lavoro?

L'intelligenza artificiale, i robot e i cobot sono il nucleo dell'industria 4.0. Qual è il loro impatto sulla produzione e sull'occupazione?


Giuseppe Petrellese

A cura di: Giuseppe Petrellese Autore Inside Marketing

Robot e Industria 4.0: come cambia il mondo del lavoro?

Il motore a vapore e i primi elementi di automazione hanno costituito la prima rivoluzione industriale; l’elettricità è stata al centro della seconda, delegando alle macchine molti dei compiti che prima era l’essere umano a dover svolgere. Nel dopoguerra, con la nascita dei primi computer e dell’informatica, è avvenuta la terza rivoluzione, che oltre ad innovare il concetto di industria, ha modificato totalmente il paradigma di informazione e trasformato il modo di lavorare e di stare al mondo. Adesso si parla di industria 4.0 – termine coniato circa un decennio fa dal governo tedesco – e se ne sta discutendo ampiamente in ambiti politici ed economici, oltre che sociali. È possibile parlare di una quarta rivoluzione industriale? Secondo molti esperti del settore sì. L’utilizzo delle tecnologie digitali per la produzione di beni fisici, la robotizzazione, la tecnologia cloud, l’Internet of Things, l’impiego di intelligenze artificiali e la flessibilizzazione del mercato del lavoro costituiranno questa rivoluzione. Quali sostanziali cambiamenti porterà nella società e nei modi di produzione? Analizziamo il fenomeno.

L’INDUSTRIA 4.0

Per parlare di industria 4.0 bisogna tenere presente il concetto di smart factory, che è composto da tre elementi fondamentali: smart production, smart services e smart energy.

La produzione intelligente comprende tutte le nuove tecnologie produttive che permettono una collaborazione efficiente tra tutti gli elementi della produzione (operatori, macchine e strumenti). L’integrazione e la collaborazione di tutte le strutture interne ed esterne all’azienda costituiscono gli smart services. L’attenzione ai consumi energetici e lo sviluppo di sistemi in grado di ridurre gli sprechi e aumentare le prestazioni, rientrano nel concetto di smart energy.

Argomento spesso al centro della discussione è proprio la robotizzazione, spesso demonizzata, poiché vista come minaccia e causa di una futura crescita della disoccupazione. Non è ancora possibile fare delle previsioni, come non è possibile dire con certezza se stiamo vivendo una quarta rivoluzione industriale. Quel che è certo è che siamo agli albori di qualcosa di importante.

LE PREVISIONI IN EUROPA

Negli ultimi 10 anni l’industria europea ha vissuto un periodo di grande crisi; la situazione italiana si mostra critica: il suo potenziale industriale è diminuito del 19,5%, mentre quello tedesco è aumentato del 6,5%.
Secondo un report effettuato da Accenture Institute for high performance, allo stato attuale dell’industria e dei processi produttivi, la crescita nel 2035 sarà di un punto percentuale. Applicando però i concetti dell’industria 4.0 e l’intelligenza artificiale, la crescita potrebbe potenzialmente raddoppiare, quindi toccare l’1,8%.
Un valore comunque inferiore di quello di altri paesi europei come Germania (3%), Spagna (2.5%), Francia (2,9%), Austria (3%), Olanda (3,2%).

Fonte: Il Sole 24 Ore


L’aumento della produttività prevista per il 2035 è del 12%, superiore a quella spagnola ma inferiore a quella degli altri paesi.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Secondo quanto riportato nel rapporto, la motivazione di queste differenze è da trovare nelle diverse capacità che i paesi hanno di integrare e assorbire le innovazioni tecnologiche.

LA ROBOTIZZAZIONE

Quando si pensa alle fabbriche dei paesi asiatici, come Giappone e Cina, vengono subito in mente i robot presenti nelle catene di montaggio. Proprio negli ultimi anni le loro vendite hanno registrato un incremento proprio in questi paesi – dopotutto il ‘Toyotismo‘ è nato qui – di circa tre volte rispetto al resto delle nazioni; ad esempio in Corea del Sud sono presenti 4 robot ogni 100 operai e molti dei processi produttivi sono ormai totalmente automatizzati. Questi dati possono in qualche modo infondere timore ai lavoratori, mostrando i robot quasi come una minaccia all’occupazione. Come però ci insegna la storia, ci sono molti altri fattori da prendere in considerazione: le precedenti rivoluzioni industriali, nonostante i grossi cambiamenti – delle vere e proprie rivoluzioni – hanno mostrato come le società si siano comunque rimodulate, modificando, e in alcuni casi perfezionando, il modo di vivere e lavorare.

Seppure i robot che si trovano nelle fabbriche siano sempre stati percepiti come dei sostituti dell’uomo, in realtà non è proprio così, poiché allo stato attuale queste macchine non godono di una loro autonomia, anzi: per funzionare hanno bisogno di una collaborazione con l’uomo. Si parla, infatti, di cobot, cioè robot collaborativi, automi, capaci di interagire con il proprio “collega”, reagendo alla sua presenza, e capaci di apprendere grazie alla tecnologia watch and learn.

Trademachines.it ha realizzato un’infografica, relativa ai dati del 2014, che illustra in che modo la robotizzazione sta influenzando l’intera industria mondiale.

  • I robot presenti in tutto il mondo sono quasi 2 milioni, per la precisione 1,8 milioni di unità; il 70% del totale viene utilizzato solo in 5 paesi, che sono Germania, USA, Cina, Giappone e Corea del Sud.
  • Nel 2002 le unità vendute sono state 69mila, nel 2010 121mila e si prevede che nel 2018 i robot acquistati dalle aziende saranno 400mila, facendo registrare così un incremento del 500% delle vendite globali.
  • In Cina per ogni 100 operai sono presenti in media 0,3 robot o cobot, mentre in Corea del Sud 4,3.
  • L’80% degli automi presenti nelle industrie opera per il 43% nel settore automotive, per il 21% nell’elettronica, per il 9% nell’industria del metallo e per il 7% nel settore chimico industriale.
  • In Asia la domanda di robot è 3 volte superiore rispetto al resto del mondo: le cifre previste per il 2018 riportano una richiesta di ben 275mila unità solo nel continente asiatico. L’Europa e gli Stati Uniti invece si fermano rispettivamente a 66mila e 48mila.
  • Entro il 2099 il 70% degli attuali lavori sarà totalmente automatizzati.
  • I robot aumentano la sicurezza sul lavoro e la produttività: negli Stati Uniti 1,5 milioni di posti di lavoro sono stati creati dai robot nel settore automotive.
  • I cobot saranno presenti nella nostra vita in numerose circostanze. Esistono automi in grado di disinfettare camere d’ospedale in 10 minuti ed automi capaci di dirigere un’orchestra composta interamente da robot.
  • La Germania è il terzo mercato per robotica e la disoccupazione è in forte calo: il trend 2009-2015 registra un aumento dell’impiego di robot del 27% ed un calo della disoccupazione del 37%.

Ecco nel dettaglio tutte i dati riportati nell’infografica.

Fonte: http://trademachines.it/2016/robolution

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