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ComunicazioneFacebook sta davvero lavorando a una sorta di comitato elettorale per difendere l’integrità del discorso politico?

Facebook sta davvero lavorando a una sorta di comitato elettorale per difendere l'integrità del discorso politico?

Da settimane circolano indiscrezioni in merito e c'è chi ha descritto l'organo collegiale come una sorta di "emulo" del già esistente Oversight Board, deputato però a moderare i soli contenuti politici e a intervenire in caso di sole controversie che coinvolgano leader e candidati. Perché, però, Facebook si rende conto proprio ora di aver bisogno di un arbitro "super partes" capace di garantire salubrità ed equilibrio a dibattito politico sulla piattaforma?

Comitato elettorale di Facebook: sta per nascere?

Secondo delle indiscrezioni trapelate su The New York Times, a Menlo Park starebbero lavorando a una sorta di comitato elettorale di Facebook. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che la compagnia sia da qualche tempo impegnata a contattare ripetutamente politologici, esperti di comunicazione politica , accademici.

La stampa di settore non ha remore ad azzardare persino una data “limite” entro cui il nuovo board politico di Facebook potrebbe essere formato e pronto a iniziare le proprie attività: autunno 2022, in tempo per le elezioni americane di metà mandato.

Cosa farà, una volta nato, il nuovo comitato elettorale di Facebook

Il principale compito del comitato elettorale di Facebook sarà assicurare un confronto politico disteso, equilibrato e bipartisan, riducendo in quantità e in appeal la disinformazione politica – proprio mentre arriva l’ennesimo studio a confermare che le fake news creano più engagement delle notizie verificate , tutte e non solo in politica – ed evitando il dilagare di hate speech e commenti offensivi ai post dei politici.

Il “pool” di esperti potrà prendere, però, anche decisioni che riguardano più da vicino lo svolgimento delle campagne elettorali: potrà imporre più trasparenza, per esempio, sugli investimenti in sponsorizzate politiche e altre forme di pubblicità elettorale sui social network o intervenire dettando policy e linee guida speciali in vista dell’appuntamento alle urne che riguardino le pagine di candidati o partiti in lizza. L’ipotesi più accreditata tra i commentatori di settore[1] è, però, che questo nuovo gruppo di esperti possa esprimersi soprattutto in caso di contenuti o vicende controversi che coinvolgono in prima persona politici o loro rappresentanti.

Perché Facebook si è accorto di aver bisogno di un organo deputato a controllare i contenuti politici (e non solo)

I precedenti a cui guardare – e il cui ripetersi è da evitare a tutti i costi perché non ne vengano ulteriormente intaccate fiducia da parte degli iscritti e reputazione – sono lo scandalo Cambridge Analytica e, ancora di più, il grande ban di Trump dalla piattaforma all’indomani degli scontri al Campidoglio.

Già nell’ultima occasione il Comitato di controllo che in Facebook si occupa di consueto di moderare i contenuti era stato costretto a intervenire due volte: la prima per decidere se fosse giusto bloccare la pagina Facebook di Trump «a tempo indeterminato» e la seconda a chiarire che il ban di Trump da Facebook potrà durare due anni.

A guardare bene, insomma, il nuovo comitato elettorale di Facebook servirà a evitare che altri organi, che normalmente hanno compiti diversi, si ritrovino a prendere decisioni “spinose” e che riguardano la sfera politica. Tanto che, come insinua qualche analista, potrebbe essere stato lo stesso Oversight Board a fare pressioni[2] perché Facebook si dotasse finalmente di un organo deputato a dirimere questioni legate a elezioni, candidati, dibattito politico nazionale e internazionale.

Il paragone, facile, con l’Oversight Board è peraltro un grande leitmotiv di voci e indiscrezioni sulla nascita del nuovo comitato elettorale di Facebook. Come quello già esistente, anche il nuovo organo sarà collegiale e le decisioni al suo interno prese collettivamente e, soprattutto, come al comitato che si occupa di moderazione dei contenuti, anche al nuovo board sarà garantita una certa indipendenza rispetto a Facebook: significa che né Zuckerberg, né il suo team avranno l’ultima parola su quanto deciso e saranno tenuti invece a rispettarne gli orientamenti, nonostante certo le attività rimangano finanziate da Facebook e, nel caso dell’Oversight Board, è stato proprio Facebook a suggerire i nomi dei quattro co-chair.

Cosa dice la necessità di un pool che dirima le questioni politiche su Facebook sul ruolo pubblico delle piattaforme

Mentre dal team di Zuckerberg manca ancora qualsiasi conferma ufficiale, così, il dibattito “teorico” gira attorno a cosa significhi davvero che una piattaforma digitale si mostri preoccupata di difendere, affidandosi a un pool di esperti, il discorso politico da bias e polarizzazioni estreme che essa stessa ha negli anni in certa misura contributo a creare.

Da un lato, se il comitato elettorale di Facebook prenderà realmente vita, si avrà la prova definitiva che «le big tech non vogliono più essere neutrali rispetto al processo democratico, ma hanno cominciato a percepirsi attori attivi dello stesso […] e a voler modificare l’ecosistema della comunicazione politica», come raccontava Domenico Giordano nella puntata di Inside Talk del 17 giugno 2021 dedicata alla comunicazione politica 2.0.

Dall’altro si assisterà al tentativo di Facebook di ripulirsi, delegando le decisioni più politicamente compromettenti, la reputazione e presentarsi come ambiente davvero bipartisan, adatto ad accogliere le istanze delle più varie forze politiche in campo. Soprattutto in America, del resto, la compagnia è stata spesso vicendevolmente accusata dalla destra di essere depositaria di un certo “bias democratico” e di generare spirale del silenzio attorno a idee e posizioni più conservatrici e dalla sinistra di un certo «lassismo» di fronte a tesi a volte negazioniste, complottiste o al minimo dense di post-verità e fatti alternativi difese dalla destra più conservatrice e radicale.

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