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ComunicazioneDurerà (almeno) due anni il ban di Trump su Facebook

Durerà (almeno) due anni il ban di Trump su Facebook

Facebook ha risposto in queste ore all'organo di controllo che aveva approvato la sospensione degli account dell'ex presidente americano a patto che dalla compagnia definissero regole più precise per intervenire in eventuali altri casi simili. Ci sono novità anche sulle sorti del tanto discusso social network di proprietà di Trump.

trump sarà sospeso da Facebook per due anni

Per la prima volta si intravede una scadenza temporale per la grande “depiattaformizzazione” dell’ex presidente americano che, da inizio anno, tanto ha fatto discutere addetti ai lavori e opinione pubblica: Trump sarà sospeso da Facebook per due anni, fino al 7 gennaio 2023.

Così è stato deciso dalla compagnia in risposta a come, qualche settimana fa, si era espresso l’organo indipendente e di controllo deputato a vigilare sulle questioni di trasparenza che coinvolgono Menlo Park.

Perché Trump sarà sospeso da Facebook per due anni (almeno)

Secondo l’Oversight Board la sospensione della Pagina Facebook e dell’account Instagram di Donald Trump in seguito alle rivolte di Capital Hill era, infatti, da considerarsi legittima in ragione del pericolo concreto che i messaggi condivisi in quelle ore all’ex presidente repubblicano portassero a un exploit di violenza antidemocratico. Meno legittimo era, invece, che il ban di Trump dai social di casa Zuckerberg fosse «a tempo indeterminato» e non avesse, cioè, chiari limiti temporali come avviene in genere invece per le sanzioni comminate dalle stesse piattaforme a chi viola linee guida e standard di comunità.

In queste settimane da Facebook hanno lavorato, insomma, a definire «nuovi e rafforzati protocolli da applicare in casi eccezionali come questi»: è quello che si legge nella risposta ufficiale di Facebook all’Oversight Board sul caso Trump. L’«eccezionalità» a cui si allude ha a che vedere soprattutto con il fatto che si tratti di account di personaggi pubblici, con grosso seguito e per questo potenzialmente capaci di influenzare con i propri contenuti e le proprie esternazioni il corso di eventi rilevanti per la vita pubblica.

Facebook è stato spesso accusato di avere nei loro confronti un atteggiamento lassista, se non addirittura accondiscendente. Sarebbe successo quella volta in cui annunciò di non voler fare più fact-cheking sui post dei politici perché – fu questa allora la motivazione ufficiale – gli elettori potessero farsi un’idea chiara di chi erano, cosa pensavano, in cosa credevano veramente le persone che avevano intenzione di votare. Più di recente, durante la campagna elettorale per le presidenziali americane 2020, Facebook ha deciso di non bannare un post di Trump sul voto via posta già segnalato come «infondato» da Twitter per non ergersi ad «arbitro della verità», come fu allora il commento di Zuckerberg.

Messo alle strette da doveri di trasparenza e accountability o, forse, più strategicamente interessato a proseguire quella linea di interventismo e brand activism adottata, come la maggior parte delle altre big tech, in vista del voto americano dello scorso 3 novembre, Facebook sembra ora aver cambiato rotta e stabilito «un protocollo» e delle «penalità aggravate» per le «figure pubbliche» che usino le proprie piattaforme per veicolare messaggi controversi e pericolosi, specie in occasione di rivolte civili e manifestazioni violente.

policy facebook per politici che violano le linee guida

Vanno da un mese a due anni, ma non escludono la cancellazione definitiva di Pagine e account, i nuovi protocolli previsti da Facebook nel caso un cui personaggi pubblici sfruttino le proprie piattaforme per veicolare messaggi che incitano alla violenza e all’odio razziale. Fonte: Facebook Newsroom

Protocolli e penalità in base ai quali, appunto, Trump sarà sospeso da Facebook per due anni. Un periodo di tempo che dalla piattaforma considerano proporzionato alla gravità delle violazioni messe in atto dal politico ma che soprattutto, si legge ancora nella nota ufficiale, dovrebbe essere «abbastanza significativo da funzionare come deterrente», sia per Trump e sia per altri politici e personaggi pubblici, dal commetterne di simili in futuro.

Cosa succederà tra due anni, quando Trump potrà tornare su Facebook (forse)

Trascorsi i due anni, comunque, dalla piattaforma verificheranno con l’aiuto di esperti che non sussistano ancora rischi per la pubblica sicurezza nella riattivazione di Pagine e account bloccati; lo faranno anche in considerazione di fattori esterni come la persistenza di rivolte civili o movimenti di protesta e, se la valutazione dovesse essere negativa, potranno decidere di prolungare il ban di Trump dai social media per un tempo ulteriore e fino a nuove valutazioni.

Nel decidere che Trump sarà sospeso da Facebook per due anni, soprattutto, la compagnia ha definito un set di sanzioni progressivamente più gravi da applicare nel caso in cui politico dovesse commettere ulteriori e gravi violazioni delle regole della piattaforma, sanzioni che potrebbero arrivare in extremis fino alla cancellazione definitiva di pagine e account.

Al momento comunque né l’ex presidente né il suo staff sembrano aver commentato pubblicamente la notizia che Trump sarà sospeso da Facebook per due anni. Forse perché più (pre)occupati dalle sorti del nuovo social network di proprietà del politico repubblicano.

Le sorti infelici della nuova piattaforma di Trump

All’indomani del grande deplatforming dello scorso gennaio, infatti, Trump si era detto intenzionato a lanciare una nuova piattaforma social con cui continuare a mantenersi in contatto con il proprio elettorato e, soprattutto, vincere finalmente quel bias antirepubblicano di cui ha sempre sostenuto siano portatrici le big tech e che si rifletterebbe inevitabilmente sul modo in cui funzionano i loro servizi.

A maggio, così, dopo alcune dichiarazioni dello staff rimbalzate su diversi media che facevano pensare che tutto fosse pronto per il lancio del nuovo social network “made in Trump”, era effettivamente arrivato From the Desk of Donald J. Trump.

Grande era stata la delusione di simpatizzanti di destra e addetti ai lavori, però, nel costatare subito che, più che di un vero e proprio social network, si trattava di un “vecchio” blog in stile WordPress in cui erano riportate le dichiarazioni del politico sui fatti del giorno: dichiarazioni a cui gli utenti potevano mettere like e che potevano condividere dai propri profili social ma che, almeno all’inizio, non potevano essere commentate, cosa che di fatto tagliava una componente fondamentale di qualsiasi esperienza social come l’interazione.

Subito così Jason Miller, uno dei consiglieri senior di Trump, si era affrettato a sottolineare che, no, From the Desk of Donald J. Trump non era ancora il tanto chiacchierato nuovo social network proprietario di Trump e che c’era da aspettare ancora un po’ per il lancio di un prodotto che sarebbe stato davvero rivoluzionario nel panorama dei servizi digitali. Di certo al momento c’è che la parabola del nuovo sito di Trump è stata davvero breve.

Alcuni addetti ai lavori si sono accorti, già qualche settimana fa, che From the Desk of Donald J. Trump è andato in crash quando è stata pubblicata una nota in cui l’ex presidente annunciava un riconteggio dei voti in Arizona che avrebbe potuto essere la conferma definitiva dei presunti brogli elettorali che avrebbero portato alla vittoria «rubata» di Joe Biden: si tratta a oggi di una notizia mai verificata.

Ora addirittura chi provi ad accedere a From the Desk of Donald J. Trump viene reindirizzato a un form per l’iscrizione a una newsletter gestita dallo staff del repubblicano e ancora Jason Miller ha confermato alla CNBC che il nuovo sito di Trump è stato chiuso «e non ritornerà […] perché era solo ausiliare al grande sforzo che stiamo portando avanti».

Nelle parole del consigliere di Trump c’è, insomma, ancora un’allusione al possibile imminente avvio di una nuova avventura social per il politico. E se alla testata non ha voluto offrire alcun dettaglio in più, rispondendo a un utente che su Twitter si diceva convinto che la chiusura di From the Desk of Donald J. Trump fosse una sorta di preludio a nuove forme di presenza social per l’ex presidente repubblicano, il consigliere si è dimostrato decisamente più possibilista.

 

Quella della chiusura del nuovo sito di Trump era stata, comunque, una morte (largamente) annunciata: fin dai primi rumor, molti addetti ai lavori avevano espresso dubbi tanto su come sarebbe riuscito a coinvolgere gli utenti, quanto – soprattutto – sui possibili modelli di profittabilità di un progetto del genere.

Con l’aiuto di una società che si occupa di social media analytics, la NBC News ha misurato le performance di From the Desk of Donald J. Trump: non solo l’audience era decisamente ristretta rispetto a quella multimilionaria che l’ex presidente americano era solito raggiungere attraverso account e canali social sulle piattaforme mainstream – basti pensare che poco prima della sospensione degli account Trump avrebbe avuto 88 milioni di follower su Twitter e 32 su Facebook – ma, soprattutto, le interazioni erano decisamente limitate.

I post di Trump sulla nuova piattaforma, prima della chiusura, avrebbero raggiunto in totale poco più di 212 mila interazioni tra like e condivisioni sui social, mentre «un singolo tweet di Trump era solito ricevere centinaia di migliaia di Like e retweet», sottolinea la testata, forse implicitamente unendosi al coro di chi considera lo shot down di questo nuovo e atipico blog di Trump «un bene» per la Rete.

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