Mercoledi 18 Settembre 2019
MarketingL’iniziativa di Procter & Gamble per diffondere in Italia gli spot fruibili da persone con disabilità

L'iniziativa di Procter & Gamble per diffondere in Italia gli spot fruibili da persone con disabilità

Verso una pubblicità più inclusiva: P&G è ora pronta a lanciare in Italia degli spot fruibili da persone con disabilità uditive e visive.


Raquel Baptista
A cura di: Raquel Baptista Autore
L'iniziativa di Procter & Gamble per diffondere in Italia gli spot fruibili da persone con disabilità

A breve arriveranno anche in Italia degli spot fruibili da persone con disabilità visive e uditive: l’iniziativa è di Procter & Gamble, azienda che da oltre dieci anni è impegnata nella creazione di contenuti accessibili a tutti gli utenti, proposti già in altri paesi e che ora verranno trasmessi anche in Italia.

La pubblicità accessibile e inclusiva e l’impegno di P&G

«Per qualcuno cieco come me, l’indipendenza e la fiducia arrivano quando il mondo attorno a te diventa accessibile», spiega Sam Latif, inclusive design consultant di P&G, che ha dato un importante contributo all’azienda in ottica inclusione. L’esperta lavora con il brand per assicurare che un numero sempre maggiore di persone possa fruire delle pubblicità create da Procter & Gamble.

Di quali cambiamenti si parla, nello specifico, quando si fa riferimento a spot fruibili da persone con disabilità di diverso tipo? Per le persone con problemi uditivi, per esempio, i sottotitoli sono decisamente fondamentali e per questa ragione da oltre dieci anni P&G li inserisce nella maggior parte degli spot, in diversi paesi, come si vede nel video “Flash Ah-ah” del 2016 per il Regno Unito.

Solo con l’introduzione della descrizione audio, però, i video sono diventati ancora più accessibili, permettendo ai non vedenti di cogliere le sfumature, il tono di voce e la trama degli spot.

Riprendendo l’esempio del video citato precedentemente, al suo interno è presente un cane che al suono del brano “Flash” dei Queen si domanda dove è andato a finire tutto il fango che ha portato in casa. Gli spettatori non vedenti possono però riuscire a comprendere completamente lo spot solo grazie alla descrizione sonora del video che, difatti, spiega la trama e la canzone cantata dal cane, elemento essenziale per cogliere il tono umoristico dello spot, altrimenti non percepibile da un utente con disabilità visiva.

L’impegno dell’azienda non si ferma alla creazione di contenuti pubblicitari accessibili. Infatti, con il brand Herbal Essences P&G ha fatto dei passi in avanti per quanto riguarda lo sviluppo di packaging accessibili.

A questo proposito, come fa notare Sam Latif, «in bagno riuscire a distinguere uno shampoo da un balsamo può essere una sfida». Tenendo a mente questo tipo di esigenze, il brand ha creato packaging che consentono a non vedenti o ipovedenti di distinguere le diverse tipologie di prodotto al tatto: «le righe ti indicano che si tratta di uno shampoo mentre i puntini ti dicono che si tratta di un balsamo».

Spot fruibili da persone con disabilità: la situazione e le problematiche in Italia

In paesi come il Regno Unito e la Spagna l’azienda ha lanciato i contenuti pubblicitari accessibili a tutti gli utenti ormai da diverso tempo. Come ha spiegato Valeria Consorte, direttore marketing e media di Procter & Gamble in Italia, il brand ha anche iniziato una collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, aggiungendo: «il nostro desiderio è di iniziare quanto prima anche in Italia con tutti i nostri marchi principali».

Si tratta sicuramente di un primo e importante passo, da parte di una multinazionale, verso la diffusione di una comunicazione sempre più inclusiva e accessibile a tutti, tuttavia ci sono ancora degli ostacoli da superare:«abbiamo realizzato uno spot del marchio Gillette fruibile anche dalle persone non vedenti, ipovedenti e con disabilità uditive». Quest’ultimo ha sia sottotitoli che audio descrittivo delle immagini. Purtroppo, però, come aggiunge l’esperta, «questa pubblicità non può andare in onda in quanto i broadcaster italiani non hanno ancora le tecnologie necessarie per poter offrire questo servizio».

Se da un lato questo genere di iniziativa deve certamente partire dai brand, dall’altro, invece, anche i canali televisivi dovrebbero impegnarsi a garantire questi cambiamenti. Alcuni canali italiani, comunque, hanno iniziato a trasmettere dei contenuti in una modalità accessibile a persone con disabilità visiva oppure inserendo sottotitoli, ma tale operazione non è ancora stata effettuata per le pubblicità, poiché richiederebbe un investimento alle aziende per modificare gli spot e ai network TV per adeguare la loro tecnologia alla trasmissione di questi contenuti.

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