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Usabilità dei siti web: quali le caratteristiche principali?

L’usabilità dei siti web fa riferimento a quanto efficace, efficiente e soddisfacente sia la user experience dei navigatori.

Usabilità dei siti web: quali le caratteristiche principali?

Sono passati più di 25 anni dal lancio del primo sito web. Da allora sono cambiate molte cose, non solo a livello tecnologico, ma anche dal punto di vista dell’interfaccia e dell’usabilità dei siti web.

Nella creazione di un sito vanno tenuti in considerazione numerosi elementi che devono essere curati minuziosamente e molto utili risultano essere le linee guida di 1and1 per strutturare un design adeguato per il sito web che forniscono un vademecum sull’organizzazione di ogni singolo aspetto, andando ben oltre il semplice logo e comprendendo anche font, colori, immagini, testi. Le linee guida servono per far sì che, anche se a lavorare alla realizzazione del sito saranno persone diverse, resti sempre una coerenza di fondo, prestando attenzione al mantenere un’immagine coordinata, coerente rispetto a tutti gli altri elementi della comunicazione aziendale.

Se la definizione di chiare linee guida è il punto di partenza iniziale e necessario, nella progettazione del sito web non si può trascurare che la funzione principale dell’interfaccia grafica sia anche quella di rispondere alle esigenze dell’utente. Detto in altre parole: si deve assolutamente tenere conto dell’usabilità dei siti web.

QUANDO E COME NASCE IL CONCETTO?

Prima di definire l’usabilità dei siti web, si dovrebbe partire dal concetto di ‘usabilità’ che, nel senso più generico possibile, nasce dagli studi di ergonomia. Più che l’ergonomia classica – una disciplina in cui confluiscono medicina, fisica e ingegneria e che «studia gli aspetti fisico-motori della relazione fra il corpo umano e gli artefatti» (Giovanni Cosenza in “Introduzione alla semiotica dei nuovi media”) – si considera l’ergonomia cognitiva che «studia invece gli aspetti psicologici dell’interazione con gli artefatti, legati alle dinamiche di percezione, apprendimento, memoria, risoluzione dei problemi» (ibidem). Si tratta di una disciplina che rispetto alla prima ha avuto uno sviluppo più recente, più precisamente a partire dalla diffusione di elaboratori elettronici e sistemi di calcolo interattivi. Essa si basa soprattutto sull’interazione persona-computer, rientrando nella branca della Human Computer Interaction.

Il termine ‘usabilità’, di conseguenza, è entrato nel lessico di riferimento di questa branca quando è aumentata la diffusione dei personal computer e, se è già dagli inizi degli anni Novanta che si parla di usabilità dei siti web, si può dire che è a partire dal 1995 che il concetto si è affermato del tutto, quando ad occuparsene è stato Jakob Nielsen. In quell’anno, infatti, Nielsen iniziò la pubblicazione di una specifica newsletter dedicata all’usabilità dei siti web – che viene inviata tuttora – così da fornire costanti aggiornamenti sulle relative evoluzioni. Una cosa simile è stata fatta con il suo libro, pubblicato nel 2000 e divenuto subito un best seller nel settore, “Web Usability”, integrato negli anni a seguire per tenerlo continuamente aggiornato. Il libro di Nielsen è uscito in un periodo particolare, cioè quando, nel pieno della diffusione di Flash, uscito nel 1997, i siti iniziavano ad essere coloratissimi, pieni di immagini ed animazioni. Per certi versi infatti “Web Usability” è stato identificato come il libro che rappresentava i cosiddetti ‘usabilisti e che si opponeva all’eccessività dei ‘creativi – che trovavano invece voce nel libro “Creating Killer Web Sites” di David Siegel –, talvolta esprimendosi con toni estremizzati. Una citazione tratta dal libro che rende bene il senso di questa contrapposizione è la seguente: «l’utilizzo sregolato e gratuito della multimedialità produce interfacce che confondono gli utenti e rendono difficile la comprensione delle informazioni. Non tutte le pagine web devono necessariamente bombardare l’utente con un Capodanno di Piedigrotta di stimoli ed effetti speciali».

Al di là dei toni talvolta esasperati, però, i principi elencati da Nielsen in merito all’usabilità dei siti web sono ancora validi e l’invito fatto è più che altro quello di non esagerare nell’usare immagini, animazioni e colori, inserendoli con moderazione per far sì che l’esperienza dell’utente sia quanto più efficace possibile.

PER UNA DEFINIZIONE DI USABILITÀ DEI SITI WEB

Non è semplice definire con poche parole cosa si intende per usabilità dei siti web e per farlo si fa riferimento alla definizione di inizio anni Novanta data dall’ISO (International Organization for Standardization) che fa riferimento per la prima volta ad un programma e non ad un oggetto. In questa ottica il grado di usabilità di un programma/sito è definito come il grado in cui questo «può essere usato da particolari utenti per raggiungere obiettivi con efficacia, efficienza e soddisfazione in uno specifico contesto d’uso». In questa definizione sono evidenziati tutti i termini chiave da tenere come riferimento se si pensa a come rendere usabili i siti web (lo specifico contesto d’uso) per particolari utenti (target) – cioè come permettere loro di raggiungere le informazioni ricercate (obiettivi) – e renderli, così, efficaci, efficienti e soddisfacenti per la user experience.

Per riuscire a rispondere a queste esigenze di usabilità, bisogna innanzitutto chiedersi a cosa serva il sito in questione e cosa debba trovare l’utente al suo interno. Un progettista deve allora considerare – nell’elaborare il modello progettuale che è il modello concettuale che corrisponde poi a com’è realizzata l’interfaccia – e in qualche modo prevedere qual è il modello mentale dell’utente finale, ovvero la rappresentazione del sito che elaborerà interagendovi. Più i due modelli si avvicinano più è alta l’usabilità.

Sintetizzando quanto detto fino ad ora, si potrebbe affermare allora che l’usabilità consiste nell’economizzare il più possibile gli sforzi cognitivi dell’utente cosicché chi cerca un’informazione possa trovarla facilmente, chi vuole acquistare possa riuscirci senza difficoltà, chi vuole contattare i referenti del sito veda scritto in modo chiaro come reperirli. Il tutto con un impatto positivo per l’azienda, il singolo o l’organizzazione di cui il sito è espressione: non si dovrà fornire molto supporto all’utente, si minimizzeranno gli errori, si aumenterà la produttività e diminuiranno i costi (si rende infatti meno frequente la necessità di un restyling).

L’USABILITÀ IN PRATICA

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Fonte: https://it.depositphotos.com/

Come si fa, però, a trasformare questi aspetti teorici in pratica nella realizzazione di un sito? Sicuramente cercando di semplificare ogni passaggio e rendendo intuitive le operazioni da compiere, rifacendosi in un certo senso al principio del KISS (Keep It Simple, Stupid), soprattutto perché l’utente in genere tende a scrollare la pagina – e non a leggerne tutti i contenuti –, alla ricerca di quello di cui ha bisogno, nel minor tempo possibile, con pochi click.

Il tempo è importante anche relativamente alla velocità del sito: non ci devono essere tempi di attesa, intesi come problemi nel caricamento delle pagine, né ci devono essere problemi nel passare da una pagina all’altra e nel poter ritornare alla home da qualsiasi pagina.

Alla home page bisogna dedicare molta attenzione, perché deve comunicare con immediatezza di cosa tratta il sito e i contenuti che si possono reperire al suo interno. L’utente deve essere anche incuriosito, attratto dalla grafica (in un giusto mix tra utilità ed estetica) che rispecchi la brand identity.
A tal proposito, va considerato che diverse ricerche – tra cui una di Google sull’argomento, “The role of visual complexity and prototypicality regarding fisrt impression of websites” – hanno evidenziato che gli utenti si fanno un’idea o un’opinione sul sito in un tempo pari a 50 millisecondi decidendo, di conseguenza, se continuare la navigazione o abbandonare. Questa “prima impressione” dipende da molti fattori, quali la disposizione degli elementi, i colori utilizzati, gli spazi, la quantità di testo, il tipo di carattere scelto.

Tutto ciò va tenuto presente però anche nelle altre pagine del sito. Un’attenzione particolare, per esempio, va dedicata alla leggibilità dei testi. I testi devono essere accessibili alle persone dotate di vista normale e non: si deve fare riferimento, quindi, alla fisiologia dell’apparato percettivo umano e scegliere sia uno sfondo adatto per il testo che lo faccia risaltare, sia un tipo di carattere (meglio se sans-serif) e relativa dimensione che non facciano stancare troppo gli occhi (anche evitare un uso eccessivo del maiuscolo aiuta a rendere meno faticosa e lenta la lettura).
Altre agevolazioni si possono fornire inserendo titoli che precedano il testo riassumendone in poche parole il contenuto, parole evidenziate in grassetto che facciano da punti di ancoraggio, elenchi puntati o numerati. Inoltre non vanno trascurate le caratteristiche tecnologiche dei diversi schermi che si possono utilizzare per accedere ai contenuti.

Utile nella strutturazione dell’interfaccia grafica è, inoltre, riferirsi a quelli che sono diventati a tutti gli effetti degli standard del web. Solo per citarne uno: posizionare gli strumenti di navigazione nella fascia orizzontale in alto o nella fascia verticale a sinistra.

E L’EYE TRACKING?

A tutto questo bisognerebbe, infine, aggiungere, che per migliorare l’usabilità dei siti web e quindi la user experience si possono applicare alcune tecniche proprie del neuromarketing: tra queste l’eye tracking che permette di monitorare il movimento che compiono gli occhi dell’utente che naviga una pagina, registrando gli spostamenti sui diversi elementi presenti e ottenendo così delle indicazioni precise sul tempo dedicato ad un elemento piuttosto che a un altro, sull’ordine di visualizzazione delle singole parti, etc., comprendendo quali sono gli aspetti deboli e quali invece quelli di forza del sito. Proprio grazie a studi sull’eye tracking applicato ai siti – nello specifico studi condotti dal gruppo Nielsen di cui si può leggere in “F-Shaped Pattern For Reading Web Content” –, ad esempio, si è rilevato che il movimento oculare fatto dall’utente nello scrollare una pagina assume la forma di una F, il che vuol dire che inizialmente l’occhio si muove in modo orizzontale: prima legge l’intero rigo, poco dopo si ferma prima che il rigo finisca (cosa che corrisponderebbe per sommi capi alle due aste della F) e poi scende verticalmente (formando il bastone della F, appunto). Questo dato è utile per comprendere come la migliore disposizione del testo all’interno delle pagine sia quella che ha un allineamento a sinistra, con le righe che iniziano sullo stesso asse verticale.

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Pina Meriano
A cura di: Pina Meriano Autore Inside Marketing
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