Lunedi 17 Dicembre 2018
MacroambientePolitici, social, epic fail: come gestire un rapporto complesso

Politici, social, epic fail: come gestire un rapporto complesso

Gasparri vs. studenti di comunicazione: la prof.ssa Comunello ci spiega come e perché i politici dovrebbero gestire gli epic fail sui social.


Virginia Dara
A cura di: Virginia Dara Autore Inside Marketing
Politici, social, epic fail: come gestire un rapporto complesso

Nonostante c’è chi prova a farne a meno e a cancellare qualsiasi traccia della propria “esistenza 2.0”, la presenza negli ambienti digitali è ormai indispensabile per qualsiasi soggetto pubblico. “Essere” sui social, però, non basta. Solo un’accurata gestione dei propri profili, della fan base, delle community coinvolte e del flusso di conversazioni in cui ci si inserisce contribuisce a creare una solida online reputation. In caso contrario il rischio strafalcioni è dietro l’angolo. Dopo alcuni celebri passi falsi, devono averlo capito anche i leader politici che, come dimostrano numerosi studi a livello internazionale ed europeo, investono sempre più in chiare ed efficaci social media policy.

Peccato che ciò non riesca, comunque, a scongiurare epic fail e clamorose cadute di stile. Ultima in ordine di tempo è la querelle che ha visti impegnati su Twitter alcuni studenti di Comunicazione dell’Università La Sapienza e l’onorevole Gasparri.
Galeotto fu un tweet che informava il vicepresidente del Senato di essere tra le case history affrontate a lezione in quanto a (cattiva) presenza sui social. politici e epic fail sui socialI toni che hanno dominato questa discussione – con tanto di studenti offesi, professori accusati di vantare titoli inesistenti e l’account ufficiale del Dipartimento costretto a intervenire – lasciano spazio ad alcune riflessioni che abbiamo condiviso e approfondito con Francesca Comunello, docente di Internet Studies and Social Media Management dell’Ateneo romano.

Se l’alternativa a un uso eccessivamente unidirezionale dei social – questa è l’accusa che viene comunemente mossa ai politici che userebbero, per esempio, pochi replay, poche mention – è il flaming, non sarebbe di fatto meglio una non risposta?

“Nel caso specifico della polemica che ha coinvolto l’On. Gasparri e alcuni studenti della Sapienza non si può non constatare, purtroppo, che il flaming è stato alimentato proprio dall’account dell’Onorevole che ha reagito con toni accesi a un tweet sostanzialmente equilibrato di uno studente. Bidirezionalità non significa solo dare una risposta –quale che sia – a ciascuna mention ricevuta, ma mostrare una vera capacità di dialogo e di ascolto nei confronti dell’interlocutore. È difficile dire se l’account in questione segua una strategia intenzionale orientata a intercettare utenti sensibili alla pratica dell’hate speech o se reagisca in modo essenzialmente estemporaneo a tutto ciò che percepisce come una provocazione; si pensi, per esempio, alla pratica di “blocco” ampio e sistematico degli account percepiti come ostili. Di certo, però, pratiche come queste sono molto distanti dalle potenzialità di confronto bidirezionale abilitate dagli ambienti social. Twitter, in particolare, è un social network in cui le relazioni di following/follower non sono simmetriche: al suo interno si enfatizza il ruolo di alcuni hub caratterizzati da molti follower, mentre molti altri nodi ne hanno un numero decisamente inferiore. Questo, però, non giustifica l’adozione di modi e di toni così distanti dalla potenzialità di un reale confronto con gli interlocutori né un atteggiamento di scarsa considerazione per utenti comuni, caratterizzati da un basso numero di follower (qualche tempo fa, proprio l’onorevole Gasparri aveva zittito un utente rimproverandogli i suoi “solo 48 follower, imbarazzante”, ndr). Oltre al rispetto dovuto a ciascun interlocutore, infatti, gli account più influenti dovrebbero ricordare che la struttura e le dinamiche della piattaforma consentono un’ampia circolazione anche ai messaggi proposti da utenti poco seguiti, talvolta attivando anche un cortocircuito con i media generalisti.”

Qual è, quindi, l’aspetto fondamentale che i politici dovrebbero tenere in considerazione nell’impostare una strategia social perché non si riducano a usare logiche da vecchi media?

“Innanzitutto che i social media sono – o dovrebbero essere – piattaforme strutturalmente bidirezionali, orientate allo scambio e al confronto con gli interlocutori. Non ha senso utilizzarli semplicemente per diffondere i propri contenuti, adottando logiche proprie del precedente sistema mediale, evitando la bidirezionalità. Un altro aspetto fondamentale è rappresentato dallo stile e dal tono di voce che si utilizzano: sono il nostro biglietto da visita e contribuiscono a definire la nostra identità sulle piattaforme social, perciò devono essere coerenti con il profilo di ciascuno e con il ruolo che ricopre.”

Come ci si comporta, invece, con gli epic fail? Ci sono regole d’oro per gestirli?

“Un errore di comunicazione può capitare a tutti, soprattutto quando si interagisce con pubblici molto differenziati. La vera differenza è nella capacità di gestire l’errore, di chiedere scusa, di mostrare rispetto per gli interlocutori. Che si tratti di account aziendali o di figure istituzionali, la differenza la fa la considerazione che si mostra per i follower, lo stile e il tono di voce adottato, la capacità di mettersi in gioco e di riconoscere (eventuali) errori.”

© RIPRODUZIONE RISERVATA E' vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti

Potrebbe interessarti

×

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

loading
MOSTRA ALTRI